Architetture

Penezic & Rogina. Tokyo Works

Tre, in particolare, dei cinque premi vinti da Penezic e Rogina in occasione dei concorsi internazionali banditi in Giappone da Shinkenchiku (The Japan Architect) e da Central Glass, illustrano l'evoluzione di un pensiero sull'architettura e sulla città, sul significato di scala e sull'idea del progetto concepito come processo capace di evolversi nel tempo.

[03jan2000]
Vinko Penezic (Zagreb 1959) e Kresimir Rogina (Rijeka, 1959) hanno studiato nella Facoltà di Architettura dell'Univesità di Zagabria. La loro collaborazione, avviata nel 1979, si è strutturata nel 1991 in PENEZIC & ROGINA architects (Vinko Penezic, Kresimir Rogina, Robert Jakovina, Ljerka Kabelka). Il gruppo ha ottenuto premi in numerosi concorsi giapponesi, la Silver Medal alla INTERARH World Biennale di Sofia nel 1987, il Gran Premio al Salone di Architettura di Belgrado nel 1998 ed i premi nazionali Viktor Kovacic e Bernardo Bernardi nel 1997.

I concorsi assecondano l'affinità dei progettisti per quelli che essi stessi chiamano "temi astratti", come per esempio quello del 1984, che si presentava con il titolo A Style for the Year 2001. Studiando il Palazzo di Diocleziano a Spalato, letto attraverso il famoso paradigma Albertiano, Penezic e Rogina vedono la scomposizione come elemento vitale per l'evoluzione del sistema. Metamorfosi storica, che trasforma il palazzo tardoromano in una città densa, dinamica, complessa, che frantuma lo spazio senza distruggerlo, anzi, che lo arricchisce creando i spazi "piranesiani" capaci di inglobare ogni cambiamento senza creare traumi. Studiando anche altri esempi della "urbarchitettura" del passato, i progettisti tentano di proporre una struttura che sia capace di innescare questa naturale processualità ed è per questo che non definiscono la scala dell'ipotetico intervento disegnandone i prospetti, ma lavorando solo in pianta, illustrando due (delle innumerevoli?) fasi evolutive della loro casa/città.


A Style for the Year 2001. Shinkenchiku Competition (1984, primo premio, la commissione comprendeva Fumihiko Maki, Hiroshi Hara, Aldo Rossi). Sono presi come modello storici di urbarchitettura il Palazzo di Diocleziano -per metà il castro romano in forma originale, per metà la città contemporanea- ed una serie di altri esempi come la casa egiziana, il grande Palazzo di Cnosso, il Monastero di San Gallen e l'Escorial. Penezic & Rogina propongono, rigorosamente in pianta e senza scala, due fasi evolutive della loro casa-città.
Natura

La natura non si muove, ma semplicemente è.
Attraverso i suoi continui cambiamenti, il suo scorrere modulato ed il suo flusso eterno. Le sue erosioni ricadute e reincarnazioni sono in collisione con la velocità della dimenticanza.
La natura ricorda.
Si presenta con imprevedibili costellazioni della auto-similarità, ma mai uguale. La gerarchia è sovraffatta dal guardare all'interno della vita stessa.
La natura è per tutti.
Essa non è misurabile in temini di lunghezza, altezza, larghezza, volume, velocità, valore. La dimensione frattale è immanente per il suo spirito universale.
La natura è nel mezzo.
La complessità non è né tutto caos, né tutto ordine. Il suo equilibrio si trova tra queste due situazioni estreme.
La natura agisce simultaneamente.
La natura è contemporaneità: sopra e sotto, qui e là, adesso e allora.
E' onnipresente, con la possibilità di essere dappertutto nello stesso momento. In natura non ci sono disastri e cataclismi. E' una varietà di sviluppi paradossali e di dinamismi: continui slittamenti, collisioni, intrecci, pressioni, torsioni, ondulazioni, ritmi, turbolenze, allungamenti, pieghe, levigamenti e fratture.
La natura è creativa.
E' una forza generativa e auto-riparativa, un'evoluzione che trasforma, adatta, erode e riproduce attraverso spontanea auto-catalisi. La vita stessa: nascita crescita, morte, rinascita, coesistenza.
La natura non si muove perché è in continuo movimento.

P&R 1996
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Questa relatività di scala, insieme alla capacità di evoluzione del sistema, sono i temi che gli architetti riprenderanno nel 1996 al concorso Shinkenchiku - The Possibilities of non-Movement, in occasione del quale introducono nella loro opera, per prima volta, l'idea di architettura come natura e scrivono che "la natura non si muove perché è in continuo movimento". I suoi cambiamenti -il vibrare delle sue superfici, il loro frantumarsi, flettersi, piegarsi, girarsi- crea sempre uno scenario nuovo, ma ogni volta simile a se stesso nella sua genesi frattale. Il loro progetto cerca di ricreare, attraverso l'architettura, sia la qualità statica della natura che il suo continuo dinamismo, proponendo una forma che può valere per un oggetto come per una struttura urbana.





The Possibilities of non-Movement. Shinkenchiku Competition (1996, secondo premio, la commissione comprendeva Kazuyo Sejima). "Lo schema di Penegic & Rogina si focalizza sul non-mouvement in un tentativo di ricreare, attraverso l'architettura, sia la qualità statica della natura sia il suo continuo cambiare. Sono stata fortemente colpita dal dinamismo degli spazi proposti".
Kazuyo Sejima
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Il tema del concorso del 1999 di Central Glass intitolato An Architecture Which is kind to the Earth è l'occasione per approfondire il concetto d'architettura come natura. La risposta degli architetti è un pricipio riassunto in tre negazioni: NO SCALE-NO TYPOLOGY-NO STYLE. Queste diventano il loro manifesto per l'architettura del futuro, architettura che non applicherà più i principi classici del costruire, ma piuttosto i principi naturali del caos, dell'auto-organizzazione e dell'evoluzione; questi ecosistemi flessibili, adattabili e "gentili con la terra" dovrebbero, per Penezic e Rogina, sostituire la megalopoli contemporanea.

Jelena Zanchi
jelena_zanchi@hotmail.com



An Architecture which is Kind to the Earth. Central Glass Competition (1999, menzione d'onore. In commissione: Kisho Kurokawa, Kiyoshi Sakurai, Tetsuo Naito, Yoshiaki Ogura, Toyo Ito, Kazuhiro Ishii, Riken Yamamoto, Tomoyuki Inokuchi, Shozo Baba). "L'idea di P&R mi sembra orientale. L'edificato basso composto da piccoli elementi è orizzontale e assomiglia ai prodotti dell'era dei media. Sono stati iin Giappone, anni fa, e mi ricordo bene di loro. Questo lavoro è il simbolo della loro visione del Giappone".
Kazuhiro Ishii
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