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Architetture

STUDIO MENEGATTI NENCINI. New polarities. New strategy



Il progetto vincitore del concorso Europan 2004, che propone un insediamento abitativo a Nea Ionia, frazione di Volos, in un'area periferica, mira a stabilire nuove sinergie tra la dimensione pubblica e quella più squisitamente privata, due facce della stessa medaglia, cui la dimensione urbana deve comunque dare, o tornare a dare, risposte convincenti. Risulta evidente negli elaborati presentati in queste pagine un aspetto che merita riflessione, mi riferisco alla "scrittura" progettuale adottata, all'uso dello strumento rappresentativo attraverso cui l'idea viene maturata e dunque disegnata. Si tratta, facendo un parallelo letterario, di una "scrittura bianca", alla Robbe-Grillet appunto. Priva di effetti scenografici, che rifugge anzi le ostentazione grafiche cui non pochi, in quest'ultimo decennio in particolare, hanno fatto ricorso. Parafrasando Mc Luhan: "se il come lo strumento viene adoperato è già messaggio", credo che il modo in cui Menegatti e Nencini usano il mezzo del disegno, sia eloquente non solo di una precisa ottica progettuale, ma altresì di una volontà di attrito, o quantomeno di una distanza critica, rispetto alla tendenza dominante, compiaciuta ad accentuare una ridondanza segnico/espressiva, enfatizzata peraltro da un certo uso dello strumento informatico. Sicché alle espressioni "bellicose", tese a trasformazioni violente e aggressive, che tuttavia non mancano talvolta di strizzare l'occhio a una logica improntata alla spettacolarizzazione del progetto, gli architetti adottano un linguaggio flessibile e defilato, che attraverso la "forza della modestia" e la persuasività della moderazione, mira a generare una fertile condizione di adesione alle ragioni e alla cultura del luogo, senza tuttavia indulgere in edulcorati echi vernacolari.

Sicché il progetto tende a porsi in sintonia con il "pluralismo e la coesistenza delle stratificazioni urbane", individuando in tale consonanza una strategia operativa idonea a una progettazione atta a prefigurare un abitare che, abiurando l'equivalenza della casa intesa, forse troppo riduttivamente, come macchina, vuole delineare, piuttosto, una rifondazione del termine ‘funzionale'. Che in questo lavoro non significa più, o non significa solo, rispondere agli aspetti meramente meccanici e materiali dell'abitare, ma intende soddisfare altresì (anzitutto?) quelle esigenze di carattere psichico, che si generano negli "ipogeici labirinti" della memoria, in cui l'immaginario collettivo incontra quello individuale fecondandolo.

Consapevoli forse dell'insegnamento del filosofo, che ammoniva a: "imparare a vedere abissi li dove sono luoghi comuni" (o pretesi tali), i progettisti attuano una attenta riflessione sul concetto di mediterraneità, sulle peculiarità che l'hanno caratterizzata, facendone in qualche misura l'humus generativo della civiltà occidentale. Non per enucleare acriticamente da essa lacerti figurativi con cui fomentare nostalgiche reminiscenze, ma per ripensarne alcuni temi fondativi che ne hanno caratterizzato la cultura, e non solo quella più squisitamente urbana. Consci che la memoria è uno degli elementi necessari all'invenzione. Operazione, questa di traguardare con occhio obliquo e interpretativo la storia per trarre da essa stimoli nel prefigurare il futuro, proficuamente frequentata dalla cultura architettonica italiana già in altre occasioni. Ricordo per tutti Luigi Cosenza, che parte dallo studio delle case dell'isola di Procida per realizzare villa Guerra, edificio emblematico di un razionalismo maturo e raffinato, decantato dai toni più radicali e propagandistici del primo periodo. Menegatti e Nencini attingono dunque alla "cultura urbana mediterranea" non per rintracciare spunti iconografici, bensì per ripensarne, attualizzandoli, due aspetti che sono, ancor prima che architettonici, fondativi di una filosofia di vita. Due idee da riferire al concetto dell'abitare: l'agorà e la crescita urbana svolta per accumulazione di frammenti, che ha caratterizzato molti nuclei cittadini.

L'agorà, che ha subìto, ormai da troppi decenni, un graduale processo di svalutazione, avviato dalla società industriale, approfondito quindi dalla televisione e perfezionato, infine, dallo strumento informatico, in particolare da Internet. L'agorà, dicevo, torna a essere nella proposta dei due giovani architetti fatto centrale e qualificante della città, in quanto essa è la dimensione, il luogo (mentale prima che fisico), deputato a trasformare l'individuo in soggetto sociale e politico. Una agorà quella dei due progettisti che parla il linguaggio della contemporaneità, e contraddistingue, grazie alla forza figurativa della propria presenza, e dunque coi significati a essa connessi, tutto l'intervento. La crescita per "accumulazione di frammenti", peraltro evocata nella relazione di progetto, permette un'aggregazione emancipata delle cellule abitative, che si propone come costruzione di trama urbana "precaria". Una trama che pur costituendo attraverso il progetto una precisa e riconoscibile identità, possa tuttavia essere suscettibile a future modifiche e/o variazioni. "La parola frammentaria –ricorda Blanchot– ignora la sufficienza, non è sufficiente, non si dice in vista di se stessa, non ha come senso il proprio contenuto." Analogamente, un segno architettonico che pone, volutamente, una logica frammentaria come momento generativo del suo farsi opera, del suo divenire brano di città, in qualche misura differisce il senso del suo discorso, fondando il suo significato più denso e penetrante nel tempo, e dunque in una coscienza temporalizzata, protagonista, come si diceva, di quella varietà propria delle stratificazioni urbane, che è cifra caratterizzante della polis e della cultura mediterranea.

Infine, la moderna agorà del progetto, che assembla gli spazi destinati alle attività sociali, determina rispetto ai nuclei residenziali una discontinuità di carattere linguistico prima ancora che funzionale. La "frattura" che ne segue, genera un'esplosione di senso, si spezza, mi sembra volutamente, il filo di una coerenza lessicale, per spingere il progetto verso la tensione della differenza. Per dirla con René Thom, si produce un "punto di catastrofe", che non solo caratterizza in modo deciso l'intervento, ma concettualmente indica altresì nella condizione di transizione la morfogenesi del tessuto urbano.

Cesare De Sessa



[08jul2004]
NEW POLARITIES. NEW STRATEGY: ASSECONDARE LE TRASFORMAZIONI, PIUTTOSTO CHE CONTROLLARLE. UN ORDINE LABILE. ESPANSIONE, FRAMMENTAZIONE, SCOMPOSIZIONE, COME MATERIALI DEL PROGETTO URBANO.

ASSECONDARE LE TRAFORMAZIONI della città significa per il progetto accettare la propria impossibilità a risolvere la complessità urbana in un ordine assoluto, ma piuttosto a sostenere la parzialità come azione critica fondamentale. Il progetto quindi risolve questioni semplici, pur assumendo una posizione e operando delle scelte rispetto al contesto, alla domanda di alloggi, alla viabilità. La posizione si basa sul principio della discontinuità critica: una discontinuità che presuppone che l'architettura assuma nel suo carattere morfologico-funzionale la creazione di un nuovo paesaggio urbano dalle forme espressive anche sconcertanti.

 


Il ruolo che lo SPAZIO APERTO URBANO può avere nella costruzione dei nuovi quartieri residenziali, come materia non solo connettiva del tessuto ma anche portatrice di trasformazioni dei modi di aggregazione urbana. Le singole unità abitative sono studiate al fine di rendere l'esterno della casa come uno spazio che non solo le circonda, le collega tra loro ma anche come una base di appoggio per la vita sociale.



Gli alloggi si combinano e costruiscono sempre a partire dall'unità base, la casa comune è costruita sulla ripetizione della casa base, oppure in alcuni casi gli alloggi si combinano attorno a stanze comuni. Potremmo dire che si tratta di una trama labile, che contiene la perentorietà, determinata dalla maglia modulare-costruttiva di tutto il quartiere, e la labilità per poter contenere la trasformazione che ogni città si deve predisporsi ad accogliere, piuttosto che a controllare.



Il secondo ordine di questioni riguarda la possibilità del progetto di produrre una sconnessione significativa per l'orientamento che potrà avere la città nel futuro, si tratta della consapevolezza dell'architetto di poter direzionare e non controllare lo sviluppo urbano. È in tal senso che l'architettura può sfruttare la propria condizione di parzialità rispetto alla realtà delle trasformazioni, pensando al progetto come APPARIZIONE DISCONTINUA rispetto al luogo, come frammento all'interno del frammentato e del disperso, frammento che tuttavia deve avere un ruolo propulsivo per la forma urbana. MULTISCALARITÀ. Le varie scale del progetto sono da intendersi sempre a partire dall'intento a costituire nuove relazioni anche metriche con l'intorno, e con la città.



Le NUOVE POLARITÀ sono da intendersi come punti di tensione, aree ad intensità sociale maggiore che contengano le forme dell'abitare ma anche dello stare in comunità e dello svago. Il parco, il grande spazio colonnato, la grande piazza portano la scala della città in quella del quartiere. La città si espande in tutte le sue componenti, contro la distinzione dello zoning e per dinamizzare la città gli spostamenti, la viabilità oltre che la destinazione ad usi del divertimento, della cultura dello stare insieme, diventa centrale ed assume il carattere di continuità con il contesto rappresentato a Nea Ionia dai tracciati viari. Gli spazi per le funzioni specifiche del parcheggio e della scuola sono tenuti però compatti piuttosto che distribuiti in tutta l'area, e sono le uniche parti definite nel quartiere.



LA DURABILITÀ della città coincide con la capacità dell'ambiente urbano di incorporare le trasformazioni, con la possibilità dello spazio urbano di modificarsi pur trattenendo le tracce del passato anche più prossimo. In tal senso va inteso il concetto di diversità nel tessuto del nuovo quartiere per Nea Ionia, una diversificazione funzionale che ne potenzi l'autonomia morfologica che introduce il principio di diversità basandosi sulla modificazione a partire dall'unità base, diversificazione soprattutto dello spazio urbano attraverso gli elementi architettonici, come il grande colonnato urbano, che forma uno spazio pubblico per il mercato su cu affacciano piccoli negozi e laboratori e un teatro a squadra, costruzione che crea un'anomalia nella densità del tessuto; e anche la grande piazza su cui affacciano le case e la scuola. Potremmo dire che la città passando dalla condizione di dispersione a quella della MULTIPOLARITÀ, riscrive la propria geografia, fatta di polarità molteplici che ne riprogrammano il destino, di cui il progetto tessendo una nuova trama urbana, fatta di relazioni minute interne all'area di progetto, e più vaste tra i poli di una città multipolare e complessa.

studio Menegatti Nencini
(estratto dalla relazione)
STUDIO MENEGATTI NENCINI. New polarities. New strategy

Progetto sviluppato in occasione del concorso Europan 7, "Sub-Urban Challenge, Urban Intensity and Housing Diversity", Nea Ionia-Magnesia, Grecia e vincitore del primo premio.

progetto:
arch. Francesco Menegatti, arch. Dina Nencini (studio menegatti_nencini)

collaboratori:
Alessandro Di Pace, Loredana Landro, Elena Tacconi

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