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Architetture

GION A. CAMINADA. Stiva da mort



  Realizzata nel 2002 da Gion A. Caminada, la Stiva da morts è un edificio pubblico a vocazione religiosa, annesso alla chiesa ed al cimitero di Vrin, un piccolo insediamento rurale ai margini estremi della Valle Lumnezia cuore dell'area Romanda del canton Grigione.

[05dec2004]


Due sono gli elementi da cui scaturisce il portato simbolico connesso alla piccola costruzione grigionese, in prima istanza, la funzione: la Stiva da morts è il luogo in cui si espone il feretro durante il periodo di lutto che precede la sepoltura delle salme; condizione questa che favorisce la riflessione sul legame tra il rito e le sue forme in rapporto alla liturgia del lutto. Il secondo dato da considerare è di carattere biografico: Caminada vive e lavora a Vrin, e qui ha avuto occasione di realizzare un cospicuo numero di architetture sia private sia pubbliche; il luogo, quindi, è inteso sia come spazio vitale di una comunità i cui ritmi sono dipendenti dalla natura e dalla sua imprescindibile presenza, ma anche come patrimonio di nozioni e tecniche legate alla tradizione costruttiva.

  Una premessa: è stata di estrema importanza -per il tema affrontato- la ricerca condotta da Gion A. Caminada intorno al significato comunemente associato alla morte dall'intera comunità di Vrin. Gli abitanti ed il progettista hanno partecipato ad una ristretta serie di incontri che hanno permesso di mettere in luce i concetti chiave a partire dai quali il manufatto doveva costruire il suo carattere complessivo. Si è evidenziata, quindi, la necessità di configurare il piccolo edificio come un luogo condiviso ed ambivalente, adatto ad ospitare comportamenti quotidiani e cerimonie pubbliche, capaci di trasformare la tumulazione in una rituale simbolico, rendendo allo stesso tempo sopportabile la realtà assoluta della morte. (1)
In termini architettonici la trasfigurazione di questi contenuti si persegue mediante l'adozione di una tipologia derivata da quella dell'abitazione privata: lo spazio è suddiviso in tre grandi ambienti, la sala, la cucina e l'ingresso. Allo stesso tempo, alla scala urbana, l'edificio diventa luogo di transizione tra il sacro incarnato dal cimitero, ed il profano, rappresentato dall'abitato circostante.

 

Foto di Carlo Prati.

 
IL BASAMENTO. Il basamento in cemento della Stiva da morts si configura come elemento di cruciale importanza per la trasmissione di archetipi ed allegorie mediante il vocabolario architettonico. La pianta del piano di sostegno si apre nei quattro angoli del quadrato di base fornendo contemporaneamente un appoggio sufficiente per la struttura portante ed una soluzione d'angolo di grande impatto plastico e visivo. Queste scelte compositive definiscono una configurazione planimetrica molto vicina alla forma della spirale, da sempre simbolo del fluire ciclico dell'energia: vita e sole sono gli elementi allegorici trasfusi nel disegno del podio. Così facendo, non si sottolinea nessuna direzione dominante ma al contrario il volume in se stesso.

LA STRUTTURA PORTANTE. La Stiva da morts -come la maggior parte degli edifici costruiti da Gion A. Caminada sia pubblici sia privati- è costruita in legno secondo una tecnica tradizionale molto diffusa nel Canton Grigione denominata Strickbau (letteralmente, costruzione ad incastro). Questo sistema viene impiegato principalmente in edifici residenziali e richiede una specifica conoscenza delle soluzioni di assemblaggio, unitamente ad un elevata quantità di legname -circostanza che ne pregiudica l'applicazione a favore di un uso sempre maggiore della costruzione a pilastri in cemento armato. Perciò, alla scelta di utilizzare questa tipo di struttura, corrisponde una precisa volontà di creare cultura, di consolidare e rafforzare -attraverso la tradizione- l'identità di un luogo. La Stiva presenta una notevole variazione sul tema. L'architetto di Vrin decide infatti in questo caso di raddoppiare la struttura (doppelte Strickbau), di rinserrare gli ambienti all'interno di una doppia pelle in legno in grado di restituire l'illusione di un corpo cavo scavato nel tronco di un albero.



 IL MATERIALE. Caminada si serve del materiale –e dei trattamenti ad esso associati- per trasfondere nella struttura portante la dimensione sacrale. Il legno, che insieme alla pietra ed al cemento costituisce il corpo dell'edificio, si differenzia nel trattamento: verso l'esterno la costruzione è stata rivestita con la caseina, una miscela mista tra Quark (una specie di formaggio bianco) e calcare; all'interno invece le pareti ed il soffitto sono protetti da uno strato di lacca translucida (Schellack). Questo processo mediante il quale si modifica apparentemente l'intima natura del materiale, in realtà lo nobilita e lo preserva dal degrado indotto dagli agenti atmosferici, inoltre la tinta bianca permette di avvicinare la Stiva all'edificio religioso e di ereditarne al contempo le valenze spirituali e simboliche.






Foto di Carlo Prati.









I PROFILI. Il tema a partire dal quale si articola l'intero sviluppo prospettico della Stiva da morts è la finestra, l'apertura. Per analizzarne in modo esaustivo il portato bisogna soffermarsi ulteriormente sulla configurazione della struttura portante. Il muro perimetrale esterno –generalmente monolitico- nella Stiva da morts, si apre al vuoto, come se una bolla d'aria fosse scaturita al suo interno, determinando non solo il raddoppio della struttura in legno, ma anche e soprattutto una zona di transizione in grado di comprimersi e dilatarsi. È dunque nei vuoti, nelle pause, nei punti in cui il tessuto portante si interrompe che questo trova massima espressione e vigore.








Foto di Carlo Prati.





Le finestre dell'edificio di Vrin sono montate nelle struttura in modo da configurarsi come collegamento tra lo strato interno e quello esterno della doppelte Strickbau. La soluzione ideata per le aperture da Gion A. Caminada cambia il modo di guardare al paesaggio, di percepirlo ed interpretarlo. La finestra panoramica, ad esempio, in zone di montagna sancisce una separazione tra interno ed esterno, rendendo quest'ultimo lontano ed irraggiungibile –il classico effetto cartolina. L'invenzione dell'architetto di Vrin, al contrario, imprime una tensione dinamica allo sguardo che si apre verso la prospettiva circostante.



IL TETTO. Il coronamento dell'apparato costruttivo, la sua conclusione verso il cielo, nella Stiva da morts si configura come momento determinante per il rapporto di rimando che questa realizza con le vette dei monti Serenastga e Aul, le possenti montagne verso cui è orientata. Al di là di ogni evidente riferimento alla roccia, alla pietra, prodotto dall'uso di questa per il manto di copertura, si sottolinea l'importanza del sistema di giustapposizione delle scaglie; queste ultime mantenute allo stato grezzo sono sovrapposte le une sulle altre con un andamento che ricorda e richiama alla mente il susseguirsi dei gradini di una scala.



La tensione verticale è esaltata in modo considerevole: allude ad un ascensione verso l'alto che ci riconduce alla allegoria simbolica del trapasso e della morte, ad un orizzonte ideale tra due universi disgiunti ma stereometrici, una linea di demarcazione immaginaria tra coppie ambivalenti ed opposte.

Carlo Prati
mail@carloprati.com
GION A. CAMINADA. Stiva da mort

architetto:
Gion A. Caminada

luogo:
Vrin, Valle Lumnezia (Grigioni)

realizzazione:
2002

NOTA:

1. Cfr. Mircea Eliade, I "gradini" di Julien Green, in Mircea Eliade L'isola di Euthanasius, ed. Bollati Boringhieri, Torino 2000, pp. 26-27.

Tutte le foto presenti in questa pagina, ad eccezione di quelle con diversa indicazione, sono di Lucia Degonda. Da Gion A. Caminada. Stiva da morts – Vom Nutzen der Architektur, ed. gta Verlag, Zurigo 2003.

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