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VELE, DI DOMENICO. Centolire



  IL SISTEMA URBANO E IL PAESAGGIO. Il progetto si fonda sulla duplice possibilità di questo luogo di contenere gli elementi del paesaggio in cui si colloca e di chiarirne i significati e i rapporti intrinseci.

La cittadina di Montesarchio, il cui nome rimanda giustamente alla sua natura di roccaforte Medievale -"monte-fortificato"- è anche una "postazione" privilegiata nella Valle Caudina, che di lì -dal monsarcis-, domina e centralizza i traffici e concentra le direttrici visuali della valle in un unico punto. Percorrendo la via appiana da Marcianise a sud-ovest, si apre il paesaggio inatteso della Valle Caudina che trova il suo fulcro più importante nella rocca di Montesarchio, nascosta ed esaltata allo stesso tempo dal massiccio del Taburno.
La posizione logistica, dunque, si rapporta direttamente a tutta l'estensione della valle e ne esalta i contorni montuosi a sud che trovano nel paese una vista privilegiata.
Questi sono gli elementi del paesaggio che entrano in gioco nel progetto: la centralità della Piazza Umberto I richiama i significati del contesto in cui si colloca e li rafforza tramite le due piazze a valle che si aprono come porte della città.
Duplice operazione di 'cattura e liberazione': dalla valle al monte, dalle rocce al piano liscio, dalla storia alla memoria... UNA PIAZZA STORICA E LE SUE DUE PORTE.

[26dec2004]
 

La direttrice visuale principale, sia per chi percorre la valle, sia per chi si trova al centro della piazza coincide con la Via Appia e costruisce una situazione percettiva di controcampo che abbiamo ritenuto determinante per la costruzione delle linee essenziali del progetto: ciò che si scorge arrivando da sud è un punto visuale concentrato -il declivio della Piazza Umberto I- e ciò che guardiamo da nord si apre in maniera decisa verso la valle. Si determina così, una sequenza di 'recinti' del territorio, che vanno dal piccolo (la Piazza grande), al grande (La Valle), allineandosi su di un vettore di trasformazione di scala che è rappresentato dall'Appia. Il massiccio del Taburno presiede con forza a questo gioco di RIMANDI DELLE DUE 'PLANARITÀ'.
Per dominare la valle percettivamente non c'è bisogno di salire sulla rocca poiché la piazza -già in forte declivio-, rappresenta un luogo privilegiato di apertura visuale che ci immette in un contesto più vasto. È questa la grossa fortuna del luogo di progetto che trova i suoi significati di sviluppo già tutti in esso.



La ramificazione dei campi dell'agro caudino è evidente e contribuisce alla definizione centrale del triangolo viario che lega Piazza Umberto Primo con le piazze a valle. Come tale questo rapporto non vive solo del suo assetto viario, ma della natura geometrica del contesto agricolo in cui si situa. Il trangolo allora non viene preso come semplice assetto urbanistico, ma come rapporto della città con il paesaggio e come tale entra nella definizione geometrica e strategica del progetto.

  È questo il motivo per cui le due piazze a valle sono interpretate come porte: sono delle soglie, per chi viene da sud e per chi guarda verso sud. Sono le soglie di relazione con il grande paesaggio campestre della Valle Caudina, ma possono essere anche interpretate come le nuove soglie della storia della valle: dai sanniti con i suoi uomini e i suoi scudi, alla Roma delle strade e dei traffici, al Medioevo dei complessi conventuali.



Abbiamo pensato ad una rappresentatività figurale del sistema del progetto dove la Piazza Umberto I si lega alle due 'piazze-porte' COME IN UN'IMMAGINARIO ANTICO FATTO DELL'ELMO, DELLO SCUDO E DELLA LAMA DEL GUERRIERO SANNITA: i resti sul territorio della memoria ancestrale si cristallizzano nelle forme "del sogno dell'uomo sannita".



LE PORTE A VALLE. La Piazza Carlo Poerio viene ripensata per 'alzarsi' in un 'oggetto-lama' che introduce la verticalità come elemento determinante per mantenere il rapporto di orizontalità della valle con la presenza della rocca e per fornire un traguardo prospettico dalla duplice funzione: dalla via appiana è un segno di riconoscimento paesaggistico che segna il flesso del tracciato antico; dalla Piazza Umberto I, sottolinea la sequenza prospettica verso valle e prosegue fino allo sfondo della corona montuosa a sud. Una parete verticale di rete metallica dorata richiama la presenza ideale dei colori che punteggiano il paesaggio agricolo e li raccoglie nell'idea di un materiale 'aulico' (il giallo oro) e agricolo al contempo (gli utensili, le reti).




 

La 'lama' offre copertura ad una piazza soprelevata che permette il traffico carrabile sottostante e fornisce un luogo protetto e privilegiato per i visitatori, raddoppiando di fatto la superficie funzionale della piazza. La stessa soluzione viene adottata per la porta ospitata dalla Piazza Vittorio Veneto che si eleva in una figura a 'scudo', come un'antica porta-dolmen, per permettere la compresenza dei pedoni e della circolazione carrabile, in modo da invitare alla permanenza in una piazza che oggi è di fatto negata. Questa soluzione permette un perfetto sistema pedonale di fruizione degli esercizi commerciali, turistici e ricettivi che si possono sviluppare sull'asse della via Amendola: dunque una concentrazione organizzata e non congestionata degli scambi e delle funzioni. Si ritiene auspicabile la realizzazione di un parcheggio interrato per rendere il sistema maggiormente ricettivo. Il segmento che connette le due porte si configura, diremmo, come una 'strada-piazza' che fornisce lo zoccolo economico-commerciale e ricettivo del sistema funzionale urbano del centro storico che trova, infine, la sua 'rappresentazione' e il suo centro nella Piazza Umberto I.



PIAZZA UMBERTO I: LA FIGURA DELL'ELMO SANNITA. La ricomposizione delle linee principali ricorda o accenna alla forma dell' elmo sannita e trova in questa figura un segno chiaro di riconoscimento e di identificazione della sua centralità urbana in una memoria storica. (La rintracciabilità figurale è importante per l'identità di un luogo).














La piazza è principalmente fondata sulle direttrici longitudinali che trovano un senso nella percorribilità trasversale che va degli edifici a sud, con la piccola torre del campanile e l'olmo storico, alla cortina a nord che fornisce il piede alla rocca.
Come fosse un altipiano nascosto tra le montagne, racchiuso perfettamente dalla cortina di edifici, si apre uno spazio pensato come un interno prezioso del paese, una stanza con un arredo aulico e poetico.







La natura della piazza così come si è conservata fino ad oggi è essenzialmente chiara grazie all'invaso determinato dagli edifici storici, ma necessita di una ricomposizione sul piano della superficie attraverso un nuovo sistema di declivi. Non si tratta di un'unica superficie ma di una composizione unitaria di piani, fondata in maniera molto naturale sui principali traguardi prospettici. I lievi movimenti di terra della piazza fatti di linee dolcemente spezzate interpretano il semplice piano inclinato di oggi per chiarirne i rapporti prospettici interni che si legano principalmente con due ordini di elementi: le presenze architettoniche e quelle del paesaggio. L'accesso principale è pensato per chi viene da sud percorrendo la via Appia.
Un elemento più alto sul lato ovest esalta la prospettiva di accesso e si lega idealmente e percettivamente alla presenza della rocca sovrastante come fosse uno sperone di roccia o un basamento preesistente. L'asse principale viene fatto passare in tangenza con la Fontana di Ercole, e definisce un canale privilegiato di percorrenza e di risalita, attestandosi perpendicolare alla cortina nord che rappresenta il piede della rocca. Pensiamo che questa assialità principale sia la linea originaria di definizione della piazza storica che nasce a valle del primo nucleo storico e si trova perpendicolare ad esso.

 
 

Il senso di percorrenza viene realizzato attraverso le partiture di pavimentazione longitudinali disegnate secondo una scansione geometrica armonica che danno ordine al percorso di risalita e ne sottolineano la vocazione prospettica attraverso una scansione progressiva.
Come in una doppia triangolazione abbiamo esaltato l'incrocio dell'asse appiano con quello della rocca e delle direttrici principali della piazza che uniscono la fontana all'olmo storico al sagrato della chiesa della ss. Annunziata. La 'ricucitura' diagonale realizzata con un canale d'acqua è essenziale per invitare il visitatore a porre l'attenzione verso est per poter scorgere la facciata della chiesa e il bel portale settecentesco della cappella laterale. Riteniamo importante definire il sagrato -tutt'oggi assente- attraverso una diversificazione del disegno della pavimentazione ed un sistema di sedute.

 


La piazza viene interpretata nella sua natura pedonale, come luogo di scambio e di permanenza e non certo di passaggio. Rappresenta il punto di partenza della passeggiata che porta attraverso il paese alla Rocca e al Museo archeologico sannita o il riposo per chi scende dalla stessa, nonché il luogo di scambio, di incontro e di visita principali del paese.
Sono stati progettati, dunque, tre spazi specifici all'interno di essa, proprio per definire ed interpretare le nature intrinseche del luogo e per farne uno spazio ricco e parlante. Essi sono: LA FONTANA AL PIEDE DELLA PIAZZA, IL GIARDINO DELLA MEMORIA, IL GIARDINO DELLE ROCCE E LA PICCOLA 'PIAZZA' DEL SAGRATO DI FORMA TRIANGOLARE. I luoghi contenuti sono essenzialmente legati alla storia della piazza stessa e vengono composti insieme per definire un'intreccio di uno spazio che contiene 'altri' spazi.

 
  LA FONTANA 'di piede', si sviluppa a sud e rappresenta, in qualche modo, 'il prospetto' della piazza. Definisce uno spazio privilegiato e 'racchiuso', che 'apre' la strada e crea un dominio specifico per il fronte degli edifici che vi si attestano. Richiama la tipologia delle vecchie fontane di paese che fungevano da lavatoio o da abbeveratoio. Viene realizzata in pietra di Cautano con inserti di pietrarsa per le parti a panchina e per i dettagli di nodo. Presenta una grande vasca in cui confluisce l'acqua che scorre sulla parete verticale e una 'fontanella' più giù che si attesta sull'asse principale della piazza ed assume l'importanza simbolica di un'acquasantiera.
Il fronte d'acqua della fontana 'nasconde' il piano inclinato del GIARDINO DELLA MEMORIA, che si sviluppa in contropendenza rispetto al piano di risalita della piazza e rappresenta il 'centro' del progetto poiché si colloca in posizione baricentrica. Esso lega compositivamente l'olmo storico all'asse principale su cui passa tangente la Fontana di Ercole e risolve funzionalmente il rapporto con gli edifici del complesso della chiesa. È un luogo di riposo da cui si può percepire l'intera piazza. Può accogliere una scultura, il cui piano di deposizione è nominato 'omphalos' -di forma circolare- e resti sanniti provenienti dal Museo archeologico della rocca. Vi è una fontana di forma trapezoidale realizzata in pietra di Cautano in blocco con tre piccole vasche scavate che distribuiscono l'acqua del lungo canale diagonale che va dall' olmo alla piazza del sagrato.
IL GIARDINO DELLE ROCCE viene ritagliato dal piano inclinato a ovest che connette la cortina edilizia con il percorso di asse principale. Contiene speroni di roccia provenienti dalla rocca.
IL SAGRATO della chiesa viene realizzato con una pavimentazione a disegno triangolare in pietra di Cautano a spacco, alla maniera della pavimentazione del vicino chiostro di San Francesco.

 
  I materiali in cui viene realizzata la piazza e i modi di lavorazione sono, dunque, legati alla storia costruttiva del luogo e concorrono a realizzare una pavimentazione bianca, in pietra calcarea -la bella pietra di Cautano- con inserti più scuri, sul grigio, che richiamano il tipico punteggiare per frammenti di roccia del massiccio del Taburno e della Rocca di Montesarchio. Sottili corsi di cemento pigmentato di polveri di roccia segnano le partiture longitudinali.

Nella Piazza Umberto I vogliamo vedere il simbolo dei contenuti geometrici, paesaggistici e storici stratificatisi nella cultura del territorio e degli uomini di questi luoghi. Una "storia delle forme" della Valle.
DAGLI STRATI DELLA STORIA AGLI STRATI DELLE ROCCE. Il piano liscio della valle si muove e si inclina e si diversifica per contenere i luoghi della memoria. È ANCORA UN PORTO FLUVIALE COME L'ANTICA CAUDIUM: un porto per i significati e le forme del luogo. Complessità e stratificazione che trova chiarezza nella composizione del paesaggio e del territorio: è questa la meraviglia delle città italiane!

(dalla relazione di progetto)
VELE, DI DOMENICO. Centolire

Progetto terzo classificato al concorso di idee per il recupero e la riqualificazione delle piazze più rappresentative e significative della storia urbanistica del Comune di Montesarchio (BN), conclusosi nel 2004 e vinto da Cherubino Gambardella.

progettisti:
capogruppo: Giuseppe Vele, Corrado Di Domenico con Maria Rosaria Lombardo
collaboratore: Stefania Schipani
consulenti artistici: Perino & Vele

anno: 2004

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