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TOYO ITO. TOD'S Omotesando Building



"Quasi nello stesso istante in cui la luce del corridoio penetrava di colpo nella stanza buia, noi scivolammo dentro il muro. Era freddo e glutinoso come un'immensa gelatina. Dovevo tenere le labbra ben strette perché non mi entrasse in bocca. Cose da pazzi, pensai, stavo passando attraverso un muro per spostarmi da un luogo ad un altro. E il bello era che mi sembrava la cosa più naturale del mondo. (...) quando riaprii gli occhi, mi ritrovai dall'altra parte, in fondo al pozzo." (1)



CELLULOID BUILDING. Toru Okada vive dentro e fuori dal tempo, dentro e fuori dal proprio corpo e passa dallo spazio reale a quello virtuale e dal tempo vissuto a quello sognato, alla ricerca della moglie scomparsa, scivolando attraverso il muro di cemento di un freddo e buio pozzo abbandonato. Le pareti umide e dure di quel luogo ostile lasciano che Okada attraverso di esse, veda un altro se stesso o forse semplicemente se stesso visto dagli altri. Quelle pareti sono trasparenti, di quella trasparenza che Ito definisce "opaca" o "fenomenologica" (citando Colin Rowe), una opacità fatta di interrelazioni trasparenti. Se nel caso del racconto le interrelazioni sono create dai personaggi misteriosi che si aggirano intorno al pozzo, nella nuova architettura di Ito esse sono rappresentate dal continuo intreccio tra la trasparenza reale del vetro e la sottigliezza simulata del cemento.

[09jan2005]


Mentre i precedenti progetti di Toyo Ito (come ben sottolineato da Andrea Maffei), cercano nella stratificazione orizzontale prima ed in quella verticale poi, la giusta trasposizione dell'immagine della nuova estetica elettronica, la sua ricerca attuale sembra tutta concentrata su una nuova relazione tra involucro e struttura, accettando la sfida tra una tecnica ancora pesante e primitiva ed un estetica che si sforza sempre più di tendere all'effimero, simulando una totale mancanza di peso.

  "La faccenda si stava facendo sempre più intricata, come un puzzle a tre dimensioni nel quale la verità non era sempre reale e la realtà non era sempre vera". (2)

È lo stesso Toyo Ito ad affermare che la sua architettura ha conosciuto di recente una nuova direzione di ricerca. A partire dal progetto per il Padiglione Serpentine a Londra, geometrie e pattern inaspettati creano una architettura leggera in cui la struttura è materializzazione di una immagine frattale generata dal computer. Mai come da allora la sua architettura vive di un lungo ed esilarante processo in cui plastici e modelli, anche in scala reale, portano ad un continuo affinamento dell'oggetto architettonico. L'edificio realizzato sembra non essere altro che la materializzazione tridimensionale di uno degli infiniti frame sviluppati durante il processo.



Come nella elaborazione di un anime (3), dove il personaggio è prima descritto studiato e corretto e poi sintetizzato in una immagine-azione principale atta ad essere riprodotta infinite volte su sottili e trasparenti fogli di celluloide (cell anime) (4); così Ito disegna edifici (cell buildings!) come fossero sezioni tagliate, narrazioni interrotte all'interno della città.

Sorprende la quasi assoluta mancanza di dettaglio, come negli anime dove tutti gli appunti e le note a margine si perdono progressivamente in una animazione perfetta; così a Omotesando, la tecnologia si consuma nella costruzione: le casseforme, progettate nei minimi dettagli, progressivamente smantellate, restituiscono un oggetto architettonico senza sbavature.

Il nuovo negozio TOD'S ad Omotesando è progettato come fosse un segmento di un infinito DNA la cui struttura è quella dell'albero di Zelkova. Non l'albero reale, ma la sua immagine sintetica, quella digitalizzata e poi risintetizzata dal computer, ripetuta e sovrapposta innumerevoli volte fino a confonderne completamente i contenuti gerarchici; un campione di epidermide sottile posato su un vetrino che ricorda le immaginarie cellule simulate dall'artista Michal Rovner all'ultima Biennale di Arte di Venezia. L'intenzione è di andare oltre il modernismo servendosi dell'icona naturale dell'albero per ottenere una geometria dinamica.






Primo piano. Per gentile concessione di TOD'S.

Come il modernismo trasformava geometrie pure in icone architettoniche, così Ito nei suoi più recenti progetti si serve della geometria complessa, di una immagine naturale trasfigurata, per creare nuove icone supermoderne. L'albero sembra essere dunque riferimento ricorrente: l'ombra della Zelkova diviene facciata e struttura interna nel M project, (Tokyo 2003-) e crea quinte sovrapposte nel lungo edificio progettato per il FRAC (Fonds Régional d'Art Contemporain) de Picardie (Amiens 2004-); la sua icnografia appare nel Parque della Gavia (Madrid 2003-), dove si trasforma in rivoli d'acqua le cui sponde assumono molteplici configurazioni.

Ito sembra trovare una volta di più un rapporto speciale con il luogo, nato da una silenziosa contemplazione dello spazio urbano. Passeggiando sul marciapiede apposto, l'albero reale e quello virtuale cambiano continuamente la prospettiva reciproca, ma solo per pochi fugaci istanti si realizza una delle "relazioni temporanee e tese" di cui l'architetto è alla continua ricerca: l'uno appare l'esatta ombra dell'altro, si confondono sempre più i margini del reale e del virtuale, del naturale e dell'artificiale, viene conferita all'architettura, come alla natura, un'immagine evanescente ed effimera. In questo caso "La nuova tecnologia non antagonizza la natura, piuttosto crea un nuovo tipo di natura, così come noi siamo provvisti di due corpi: uno reale e l'altro virtuale." (5)

 

Piano terra. Per gentile concessione di TOD'S.

A Omotesando, come nella Mediateca di Sendai, è raggiunta una sintesi tra fluidità e purezza geometrica (espressionismo e leggerezza); ma se nella Mediateca la sintesi era ancora ripartita tra due elementi (solai=geometria pura, pilastri=espressionismo), nel negozio TOD'S essa si realizza in un unico elemento: il pattern-struttura-involucro, la cui bidimensionalità grafica è ancor più accentuata dalla complanarità tra vetro e parete in cemento. Architettura effimera dunque, sottile e leggera come un'opera kirie (6), che è l'ennesimo involucro trasparente per la cerimonia effimera della moda. Le scale portate in facciata tra il secondo e terzo livello non sembrano tanto ricercare effetti spaziali interni, quanto portare in vetrina (come fosse uno degli schermo digitali che decorano la citta di Tokyo) il rito del lusso e dello shopping. Signore dall'impeccabile eleganza, accompagnate da distinti commessi in guanti bianchi, scendono e salgono i gradini, con la consapevolezza ed il sottile compiacimento di essere guardate, proiettando di sé l'ennesima immagine simulata.

"Dici che vuoi conoscere il mio nome" continuò lei facendo muovere parecchie volte il ghiaccio nel bicchiere "però purtroppo io non te lo posso dire. So che ti conosco molto bene. E che anche tu mi conosci molto bene. Però io non mi conosco." (7)

Il giallo dorato dei due livelli dedicati alla vendita, la luce fredda degli uffici al terzo quarto e quinto piano, il bianco cangiante della sala delle feste all'ultimo livello, conferiscono all'edificio una progressiva evanescenza. Un involucro nel quale la struttura (cemento dello spessore di 300mm) si trasfigura nell'ombra delicata di un albero, proiettata su un volume di vetro cangiante.

Anna Cornaro
anna.cornaro@tin.it
TOYO ITO. TOD'S Omotesando Building

luogo:
Jimgumae, Shibuya-ku, Tokyo, Japan

cliente:
Holpaf B.V.

architetto:
Toyo Ito & Associates, Architects

strutture: Structural Design Office Oak Inc.
impianti: ES Associates
contractor: Takenaka Corporation
struttura principale: RC construction

dimensioni:
superficie lotto: 516.23 mq.
superficie edificata: 410.55 mq.
superficie totale: 2545.40 mq.

date:
progettazione: marzo 2002-luglio 2003
completamento: novembre 2004
NOTE:

1. Haruki Murakami, L'uccello che girava le viti del mondo, Shinchosa, Tokyo, 1994, p. 295.
2. Ibidem, p. 642.
3. Anime, abbreviazione di animation, termine usato per i cartoni animati giapponesi.
4. Cell anime, abbreviazione di celluloid anime, fogli di acetato su cui vengono disegnati e colorati i frames degli anime.
5. Toyo Ito, Tarzan nella foresta dei media, 2G, 2, 1997.
6. Kirie è l'arte giapponese di intagliare la carta.
7. Haruki Murakami, op. cit., p. 293.

Ad eccezione di dove diversamente indicato tutte le fotografie sono di Anna Cornaro.

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