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IOTTI + PAVARANI, MARAZZI. Nuovo stadio di Siena




Il progetto per il nuovo stadio comunale ad Isola d'Arbia (6 km. a sud di Siena) riveste un ruolo di rilevanza strategica per la città ed il territorio senese sia da un punto di vista urbanistico ed infrastrutturale, sia in termini di marketing territoriale. Grazie alla previsione di strutture e servizi collaterali per attività sportive, educative, terziarie, ricettive e commerciali, il sistema-stadio vivrà sette giorni su sette, offrendo ai cittadini una importante alternativa al centro storico.
 
Tra le varie richieste del concorso per il nuovo stadio di Siena, quella forse di maggiore difficoltà e importanza riguardava la collocazione del manufatto e delle sue attrezzature. Decisione che, date le ragguardevoli dimensioni dell'intervento e le sue stringenti necessità funzionali, metteva in gioco valutazioni diverse e potenzialmente contrastanti, dalla connessione con i sistemi di accessibilità all'orientamento, dalla struttura orografica ai regimi delle acque, dalle rendite fondiarie agli aspetti paesaggistici.

[24jan2005]
Proprio questi ultimi, così evidenti e sensibili nel territorio senese, determinano la scelta insediativa della proposta vincitrice e costituiscono l'elemento generatore di tutto il progetto. Con esplicito riferimento ai teatri greci, il nuovo stadio di Siena si avvantaggia della conformazione del terreno alloggiando la cavea in un avvallamento naturale, riducendo al massimo, in questo modo, il protagonismo della terza dimensione e istituendo, insieme, un rapporto visivo tra lo stadio e le emergenze monumentali del centro storico. La consolidata forma ad anello, generalmente associata alle arene sportive, perde infatti una delle curve, sostituita da una dolce pendenza erbosa destinata ai grandi spettacoli all'aperto, oltre la quale compare in lontananza il profilo della città. L'attitudine visiva dello stadio si estende dalla fruizione delle manifestazioni sportive a includere il paesaggio, determinando scelte compositive e materiali improntate a una strategia mimetica in assoluta controtendenza rispetto alle soluzioni più o meno "eroiche" oggi così frequenti nel panorama internazionale.


Modello di inserimento – prima fase. Risultato di una controllata modellazione topografica, l'impianto assume il carattere di nuovo landmark senza intaccare il delicato equilibrio compositivo del contesto; il territorio si arricchisce di una nuova discreta presenza che, come un sito archeologico, il cittadino e il turista scopriranno gradualmente.

Planimetria generale. Il progetto trasfigura la tipologia dello stadio da introverso contenitore intermittente a luogo aperto in grado di vivere sette giorni su sette e spostando il baricentro dal campo di giuoco, estende la visione alle aree circostanti: dalla via Cassia al torrente Arbia, dal Renaccio ad Isola si immagina un sistema complesso ove funzioni specifiche legate al giuoco del calcio coesistano con attività differenziate. Nasce il "Parco del Borgo Vecchio", l'alternativa suburbana al centro storico.

Il progetto sviluppa il tema dello stadio assumendo l'eccezionale geografia delle aree proposte come condizione irripetibile e con grande responsabilità decide di non rinunciare al confronto tra Architettura e Paesaggio.


Si conferma il carattere rurale dell'area e si immagina un parco agricolo che, sviluppandosi da Ovest ad Est nell'avvallamento della Bandita, mette in relazione i luoghi ed un percorso ciclo-pedonale a ridosso del fosso ne costituisce la dorsale portante.

Più che sfruttare le molte e complesse richieste funzionali della "macchina" per ospitare eventi sportivi (dalla espressione tettonica delle tribune e delle grandi coperture alla gestione della dinamica dei flussi, dalla ricerca di un "effetto Bilbao" moltiplicato dalla grande dimensione alla sostenibilità economica dell'operazione) lo stadio di Siena aspira a presentarsi come una sorta di incidente della natura, un fenomeno di erosione, un movimento tellurico. Non che le necessità funzionali vengano per questo trascurate: i requisiti normativi e del bando sono largamente rispettati e, molto opportunamente, si propongono soluzioni in grado di far lavorare le attrezzature dello stadio anche al di là degli eventi sportivi principali estendendo la sua influenza sul territorio circostante (una necessità sottolineata anche dal motto "sette giorni su sette"). Ma la ricerca dell'inserimento nel paesaggio senese costituisce il motivo di fondo di tutte le scelte progettuali, sempre sostenute da una precisa intenzionalità compositiva: le pieghe del terreno si riverberano nel volume sovrastante la tribuna, quest'ultimo si spezza in grandi superfici di tufo (realizzate con pannelli Minibeton in calcestruzzo alleggerito, appositamente progettati, i cui inerti sono costituiti appunto da tufo macinato) alternate a grandi fori e aperture trasparenti; persino i sedili in polipropilene per gli spettatori sono previsti nelle varie tonalità della terra di Siena. Un approccio che elude la "verità" tettonica della costruzione, che gioca liberamente con la leggerezza (reale) e la pesantezza materica dei rivestimenti, che rivendica al disegno architettonico la capacità di risolvere nella forma una continuità discreta, quasi "archeologica" con il paesaggio.


Piazza d'ingresso alla tribuna coperta.


La copertura è immaginata come una galleria urbana all'interno della quale oltre a 500 posti esclusivi, trovano sede interagendo, servizi e funzioni di rappresentanza dello stadio: la sede della società di calcio, le aree VIP, le aree stampa, il centro congressi, alcuni negozi, il ristorante panoramico, il centro medico.

Pianta livello ingresso tribune.

Sezione trasversale sulla copertura abitata.

È in questo un progetto molto italiano, legato all'interpretazione delle "preesistenze ambientali" care a Rogers e debitore, nella chiarezza delle intenzioni e delle soluzioni, a tutte le ambiguità del modernismo classico e mediterraneo di Terragni. Un progetto pienamente maturo, prodotto da freschi trentenni di sicuro talento (già riconosciuto, tra l'altro, da una menzione nell'ambito della manifestazione "Medaglia d'oro all'architettura italiana" della Triennale di Milano nel 2003).


Sezione trasversale. Sul lato ovest l'unico bordo costruito: è la copertura abitata, una lastra di tufo che emergendo dal terreno si protende a sbalzo a coprire la sottostante tribuna.


Sezione longitudinale. L'architettura deriva le ragioni della propria forma dalle linee di forza del paesaggio e rinunciando alla visibilità tipica delle grandi strutture sportive affonda nel terreno.


Vista dalla tribuna coperta.

In un Paese dove le rassegne di giovani architetti comprendono baldi colleghi intorno alla sessantina, si tratta senz'altro di un'ottima notizia e anche di una lezione di pragmatismo, di qualità e di concretezza per le generazioni precedenti; soprattutto per chi, come me, insiste a cercare al di fuori della tradizione disciplinare gli strumenti per comprendere e intervenire sulla realtà contemporanea.

Giovanni Corbellini
gcorbellini@units.it
IOTTI + PAVARANI, MARAZZI. Nuovo stadio di Siena


Vista notturna dalla arena spettacoli.

Nuovo Stadio comunale e attrezzature connesse. Campo di gioco regolamentare per la massima categoria, capienza di 20.000 spettatori a sedere, di cui 7.000 al coperto, parcheggi riservati per arbitri e atleti separati dal pubblico, parcheggi per bus e automezzi, spazi per attività economiche, uffici, foresteria e alloggi di servizio per il personale di custodia. Primo premio al concorso internazionale in due fasi.

località:
Isola D'Arbia, Siena

committente:
Comune di Siena

progettisti:
Iotti + Pavarani Architetti
(arch. Marco Pavarani – capogruppo, arch. Paolo Iotti)
Marazzi Architetti (arch. Davide Marazzi)

strutture: Favero&Milan Ingegneria
impianti: Manens Intertecnica
gestione costi, sicurezza: Studio Gasparini Associati
progettazione ambientale: Emilio Trabella
studio di fattibilità ambientale: A.I. studio
sviluppo prototipo involucro di facciata: S.P.I. International

collaboratori:
Studio Suprema (rendering), Valentina Adami, Matteo Francesconi, Alessia Testa, Dario Varotti, Alberto Verde

cronologia:
2004 - Concorso internazionale di progettazione in due fasi: primo premio

superficie edificio: 30.000 mq.
superficie lotto: 250.000 mq.
importo lavori: 25.000.000 €
Paolo Iotti (Reggio Emilia, 1973) e Marco Pavarani (Parma, 1973) aprono nel 2001 lo studio associato Iotti + Pavarani Architetti. Ambito di attività dello studio è la progettazione architettonica alle varie scale (dal design al landscape), per entrambi i settori, pubblico e privato. Progetti e realizzazioni all'attivo spaziano in più settori: museale, didattico, sportivo, commerciale, residenziale, paesaggistico. In particolare lo studio si occupa di temi legati al recupero edilizio, al recupero urbano, al landscape, segnalandosi con progetti particolarmente attenti all'integrazione del nuovo con l'esistente, nel tentativo sempre perseguito di conferire nuove "energie" ai contesti in cui si opera. Dal 2000 consegue cinque primi premi in concorsi di progettazione (progetti realizzati o in corso di realizzazione). Nel 2003 sono i progettisti più giovani premiati nell'ambito della "Medaglia d'oro all'architettura italiana" indetto dalla Triennale di Milano, con la Menzione d'onore per la sezione spazi e infrastrutture pubbliche.

Davide Marazzi (Modena, 1974), si laurea in Architettura al Politecnico di Milano nel 2000 con Cino Zucchi con il quale lavora dal 1999 al 2001. Dal 2001 collabora a Parma con Guido Canali per il quale, segue il progetto esecutivo per la nuova sede SMEG a Guastalla (RE) e come responsabile di progetto un comparto residenziale per 1500 abitanti nell'area ex-Alfa Romeo del Portello a Milano (in corso di realizzazione). Nel 2000 vince il premio Collamarini dell'Ordine degli Architetti di Bologna. Nel 2004 apre lo studio Marazzi Architetti, con sedi a Parma e Milano.
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