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Architetture

PETER MÄRKLI. La Congiunta




Planimetria.
L'ARCHITETTO E LO SCULTORE. La Congiunta è un piccolo museo dedicato all'opera dello scultore tedesco, ma naturalizzato svizzero, Hans Josephsohn (1); commissionato e voluto dalla fondazione omonima, è stato realizzato da Peter Märkli nel 1992. L'edificio si trova a Giornico un piccolo paese della Val Leventina (canton Ticino), sorge su di un terreno molto particolare -acquistato in passato dallo stesso Josephsohn- delimitato a est dal fiume Ticino ed a Ovest dalla ferrovia cantonale.

[04jul2005]
Prima di introdurre l'intervento, è utile soffermarsi brevemente sul rapporto pluriennale di amicizia e condivisione che intercorre tra lo scultore e l'architetto.


Lo studio di Josephsohn. Da Mohsen Mostafavi, Approximations: the architecture of Peter Märkli, The MIT Press, 2002.

Lo studio di Märkli. Da Mohsen Mostafavi, Approximations: the architecture of Peter Märkli, The MIT Press, 2002.
Fin dall'inizio della sua carriera Märkli ha ricercato i consigli e le indicazioni di Josephsohn in relazione alla dimensione volumetrica degli edifici ed al disegno delle facciate e dei profili. Molte delle sue architetture inoltre, incorporano al loro interno il lavoro dello scultore, altorilievi e steli sono collocati nel palinsesto e trasformati in trabeazioni, fregi o capitelli. Un ulteriore elemento condiviso dai due è l'interesse per la cultura mediterranea e l'arte pre-moderna, in particolare il romanico, il proto-rinascimento e la grecia arcaica. Le architetture di Märkli scaturiscono infatti, da un attento studio delle proporzioni e delle leggi alle quali queste sottendono. Egli stesso nel corso di una conversazione con Marcel Meili confessa: "For me the proportion of a building and its part are crucial. Through my studies of various rules of proportion –the Golden Section, the Triangulum, the Modulor and so on- I have developed my own system of proportion. This cannot by itself guarantee a good building, but it is a vital tool. " (2)



  LA CONGIUNTA. L'edificio è pubblico ed apre esclusivamente su richiesta. Per accedervi bisogna ritirare le chiavi appositamente custodite in un pittoresco bar di Giornico. Successivamente, dopo una piccola passeggiata a piedi all'interno del paese, si raggiunge il museo. Il profilo appare per la prima volta in modo inaspettato, in mezzo ad un ampia radura erbosa. Siamo nel cuore della valle. L'edificio è privo di custodi, con le chiavi appena ritirate si può aprire la possente porta di metallo di accesso.


Veduta esterna.

Nessuno spazio espositivo contemporaneo presenta un analogo sistema di fruizione ed organizzazione. Il rapporto con l'opera è, fin dall'inizio, esclusivo personale, intimo. La vicinanza con la ferrovia introduce un nuovo e diverso punto di osservazione, in grado di influenzare il progetto nel suo definirsi progressivo. Inoltre in Josephsohn il tema della fuga e del viaggio è cruciale: si lega al suo vissuto, all'esperienza della guerra e della deportazione.


Schizzo. Vista dal treno.
Queste riflessioni confluiscono all'interno di una volumetria articolata ma rigida, adatta ad essere rappresentata in assonometria, avvalorandone –allo stesso tempo- l'ipotesi per cui questa venga generata a partire dalla vista del museo che affiora attraverso il finestrino del treno in corsa. La configurazione tridimensionale è comunque strettamente connessa alla morfologia interna del museo. La pianta dell'edificio è strutturata longitudinalmente e si fonda su tre diversi segmenti temporali del lavoro artistico dello scultore tedesco. Nella prima sala si trovano sei grandi rilievi realizzati negli anni 50; la successiva -lo spazio intermedio- ospita otto massicci altorilievi ideati tra il 1960 ed il 1970; il grande spazio terminale, infine, accoglie al suo interno 3 statue ed alcune steli di diversa datazione. Il progetto si plasma sull'opera d'arte. Ad ognuno di questi ambienti corrispondono infatti, differenti rapporti proporzionali e di luce.


Interno. Foto di Margherita Spiluttini.
Dalla dilatazione dello spazio iniziale, si passa alla compressione dell'ambiente di mezzo, alla quale fa da contrappunto l'ampio sviluppo verticale della sala terminale. A questa si accorpano tre celle laterali, che richiamano alla mente la dimensione spaziale di una chiesa. Il sistema di illuminazione rafforza questa sensazione: la luce giunge lateralmente e dall'alto, portata all'interno da un sistema di lucernari che ricordano il claristorio delle chiese medioevali. Inoltre, per quanto riguarda i servizi, l'impianto elettrico esistente serve unicamente qualche neon nell'interrato; non c'è acqua e neanche la possibilità di introdurre dei punti per il ristoro.


Veduta con passaggio del treno.

Tutto il progetto è il risultato di un ragionare profondo sull'architettura e sul suo rapporto con la scultura e le arti plastiche, nel presentare "La Congiunta" Peter Märkli sottolinea: "What arose was not a total works of art, but rather a work that reflects on the ways in which sculpture and architecture might define each other without glossing over the divide that, since the Renaissance, has separated the two spheres. And this is the significance of the project. La Congiunta is a radical architectural meditation, an assertion that, at best, two sovereign works can encounter each other and achieve a correspondence based on a related stance." (3)



BASAMENTO. La Congiunta, sembra posarsi sul terreno come una scaglia di roccia dilavata dalla pioggia e riarsa dal sole caduta all'improvviso verso il fondovalle; l'alternarsi delle stagioni ed il passare del tempo la scolpiscono e modificano. Una mimesi che trasforma idealmente il manufatto in un sasso. L'edificio di Märkli non ha base. L'attacco a terra è negato. Non vi sono strutture di sostegno apparenti. Nonostante la denaturalizzazione progressiva dell'intero involucro il museo dialoga con il suo intorno.

 


Pianta e sezione longitudinale.


Sezioni trasversali.
STRUTTURA PORTANTE. Peter Märkli afferma che l'edificio da lui realizzato a Giornico non è propriamente un museo, bensì un "casa" per le sculture di Josephsohn. Analizzando la struttura portante questa considerazione si conferma e rafforza. Il costruirsi attorno, il perimetrare e proteggere, si evidenzia nell'adozione di un sistema strutturale realizzato in cemento rinforzato gettato in situ, privo di isolamento, dal quale affiorano unicamente le tracce delle venature delle casseforme in legno. Una crisalide all'interno della quale dimora il corpo poetico rappresentato dal lavoro dell'artista tedesco. Il cemento allora è lo sfondo, il muro, attraverso il quale si staglia l'opera d'arte.

La struttura portante quindi, trasfonde e traduce al suo interno la convergenza tra la rappresentazione ed il contenuto legati ad un manufatto architettonico, a testimonianza dell'equilibrio raggiunto tra funzione e forma. Conversando con Meili, Märkli dichiara: "At present the main issue that I'm trying to address is the exact relationship between the function and the form of a building. In the past my work was dominated by the search for the expression of a building. Today I am more interested in achieving a balance between representation and content." (4)




Veduta interna.

Veduta con la valle.
MATERIALE. Giornico si trova, come detto, nella Val Leventina, rinserrato e protetto tra le possenti masse dei monti. Questi costituiscono un ostacolo naturale all'incidenza dei raggi del sole. Qui l'atmosfera è rarefatta e sospesa, umida. Ogni cosa che abita il fondo della valle, misura il rapido susseguirsi del tempo; dapprima attraverso le ombre nette rilasciate sul terreno, ed in seguito nei contorni dissolti dentro il nero della notte. Il materiale acquisisce in queste condizioni ambientali, attraverso l'uso proposto da Märkli, un'importanza cruciale. Il materiale è il colore, questo muta e si sublima nell'ambiente naturale circostante.

La superficie scabra del conglomerato cambia cromia al passare del tempo: dall' intensa luce bianca del mattino fino all'oscurità profonda e nera della sera. Mohsen Mostafavi ravvede in questo una corrispondenza tra la ricerca di Peter Märkli e la tecnica pittorica di Cézanne: "However the more important point of connection between Cézanne's technique of painting and the buildings of Märkli concerns the way both seem to pay attention to the development of a harmonious surface in which the colours of both the foreground and the background have a corresponding equivalence. Märkli's buildings, on the other hand, are invariably interrelated with the textures and colours of the local landscape." (5)




Veduta interna.





Dettagli.

Veduta generale.


PROFILI. Riprendendo la definizione di partitura, -secondo l'accezione che questo termine ricopre nel linguaggio musicale- possiamo riconoscere ne La Congiunta la compresenza e la simultaneità di temi e voci differenti. Si evidenziano quindi, tre momenti diversi per caratteristiche sia spaziali che materiche. Il primo motivo è introdotto dall'addizione dei quattro volumi che compongono il museo. Questi sono collocati nello spazio tridimensionale alternando gli ambienti in base alla diversa dimensione ed altezza. Su questo apparato di ordine superiore, si giustappone un tema di livello intermedio, rappresentato dalla griglia bidimensionale dei ricorsi orizzontali incisi sulla superficie del cemento rinforzato. Un vero è proprio pentagramma in grado di instillare ritmo e musicalità al manufatto. Gli elementi funzionali giustapposti su questa scansione (le porte in acciaio di accesso agli spazi espositivi ed al magazzino, i bocchettoni per l'aerazione, il gradino in conglomerato incastonato sul prospetto nord ed il tetto) costituiscono un temperato contrappunto all'intero assetto prospettico.



TETTO. La copertura del museo è l'unico elemento del manufatto dotato di complessità architettonica. La struttura di base è costituita da quattro elementi diversi: un sistema portante di travi sagomate in acciaio a sezione costante, il manto di copertura in fogli di metallo, le finestre laterali realizzate in plastica translucida opaca ed un sistema di irrigidimento in tiranti di acciaio. Il corpo complessivo del tetto risulta quindi elaborato, ma la ridotta sezione degli elementi impiegati ha il vantaggio di alleggerirne l'impatto visivo. La luce viene introdotta all'interno de La Congiunta in modo misurato, i pannelli translucidi restituiscono una luminosità tenue, mentre verso l'esterno risplendono sotto i raggi del sole: come foglie, nel momento stesso in cui disperdono e direzionano la luce, acquistano rilucenza e luminosità.

Carlo Prati
mail@carloprati.com



Dettagli.

PETER MÄRKLI. La Congiunta

  committente:
Fondazione La Congiunta

architetto:
Peter Märkli

luogo:
Giornico, Val Leventina (Canton Ticino)

anno realizzazione:
1993
NOTE:

1. Hans Josephsohn nasce a Königsberg in Germania nel 1920. Raggiunge la Svizzera da rifugiato nel 1938: impiegato tra le file dell'esercito tedesco di stanza a Cassino sfuggi agli orrori della guerra, ritrovando proprio a Giornico un luogo di pace e serenità (sulla possibilità che il nome stesso dell'edificio ticinese "La Congiunta" sia riconducibile a questa vicenda non vi sono fonti certe). Successivamente si stabilisce a Zurigo città nella quale vive e lavora attualmente. L'opera dell'artista, salvo un iniziale periodo Astratto nell'immediato dopoguerra, è rimasta essenzialmente di tipo figurativo. (NdA)
2. Peter Märkli and Marcel Meili, "Conversation", in (a cura di) Mohsen Mostafavi, Approximations: the architecture of Peter Märkli, The MIT Press, 2002, p. 50.
3. Peter Märkli, "La Congiunta", in (a cura di) Mohsen Mostafavi, Approximations: the architecture of Peter Märkli, The MIT Press, 2002, p. 111.
4. Peter Märkli and Marcel Meili, op. cit., p. 52.
5. Mohsen Mostafavi, Peter Märkli's "Approximations", in (a cura di) Mohsen Mostafavi, Approximations: the architecture of Peter Märkli, The MIT Press, 2002, p. 15.
Salvo diversa indicazione, le immagini pubblicate in questa pagina sono di Carlo Prati.

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