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SANGUIGNI, BORRA, ROSSETTI, RICCI. RDM-Maas Path









Il progetto rappresenta una proposta per il recupero entro breve termine -vent'anni- di un'ex area portuale. Durante questo periodo avverrà la completa dismissione delle attività portuali dell'area: smistamento e deposito merci, costruzione e riparazione di barche. A seguito di questa fase subentreranno le prescrizioni del nuovo piano regolatore mirate a uno sviluppo di integrazione urbana e all'inserimento di abitazioni assieme ad attività pubbliche a grande scala. La proposta propone la riorganizzazione di tutto il waterfront del bacino dell'Hijplaat. Il cardine del progetto è l'RDM-Maas Path: una struttura-ponte che unisce diversi spazi interni dell'area e ne definisce il perimetro fisico, con un unico elemento che contribuisce alla gestione funzionale e dinamica del sito.

[11feb2007]


Il Path ottiene diversi scopi: completa e struttura il contesto attorno all'immensa darsena esistente, per ora completamente aperta su questo lato; ha una "forma" particolare e scultorea; ha un interno flessibile predisposto per usi effimeri o più consolidati, mentre l'esterno serve, tra le altre cose, da attracco per i trasporti pubblici su acqua. L'insieme della "forma" e del programma rende l'oggetto singolare e produce una complementarità tra spazio pubblico interno ed esterno. Il ponte è, allo stesso tempo, un percorso galleria che collega i due apici del sito e una sequenza di spazi con viste privilegiate sulla città e sulla Maas. Ciascuno di questi ambienti può essere usato come bar, negozio, esposizione, eventi fieristici, piccole conferenze, belvedere e discoteca.

La struttura è in lamiera piegata, saldata o imbullonata, mentre gli interni sono rivestiti in legno. È pensata per essere costruita con tecniche di ingegneria navale -prodotta negli stessi laboratori ancora attivi nell'area- in modo da generare un rimando evocativo tra i materiali impiegati per la sua costruzione e le attività attualmente presenti ma che col tempo tenderanno a scomparire. Decorsi i venti anni il Path potrebbe essere smontato, ma anche rimanere permanente.




Viabilità e trasporti.


Piano.


Dettaglio.

Piano generale.




Sezioni.


L'RDM-Path non è un ponte dalla forma insana o gratuita, ma un modo per vivere l'area e le sue caratteristiche da, con, e sull'acqua. Dal suo interno sono possibili viste panoramiche sulla città e sul porto, ma le facciate hanno due tipi diversi di bucature -immaginate in base all'effetto notturno dell'illuminazione interna: una finestra a nastro segue la sagoma del prospetto che da verso la Maas, mentre l'altro lato è caratterizzato da un pattern di fori circolari.


Questa differenziazione delle bucature segue la forma dell'oggetto cercando di enfatizzarne l'effetto plastico. L'RDM-Path può essere visto da lontano, dalla parte del porto, grazie al taglio evidente della finestra a nastro continua che ne sottolinea la silhouette, mentre appare più monolitico sul lato che dà verso l'RDM, dove, da lontano, il pattern fatto di piccoli fori tende a scomparire e a diventare parte integrante del volume. All'interno tutto ciò offre diverse modi di osservare l'intorno, guardando il panorama orizzontale del porto dal nastro o scrutando la terraferma dai fori praticati sul lato opposto. Questo, a seconda dell'ora o delle condizioni atmosferiche, provocherà una serie di effetti luminosi differenti.




Sezioni.




L'entrata ad ovest del ponte è resa evidente da una parte più alta, che ricorda vagamente la forma di un faro. Quest'oggetto è visibile dalla città e dall'entrata principale dell'area di intervento.



L'altra estremità del Maas-path si aggancia al Ketelmakerij -una fonderia presistente-, appoggiandosi su una piattaforma mobile che guarda nello spazio aperto dell'edificio. Il vasto Ketelmakerij diventerà uno spazio per l'arte contemporanea, alla stregua della Tate Modern di Londra. Una delle parti basse del ponte serve come attracco del waterbus e accesso al path: un'entrata dall'acqua quindi, il cui carattere nautico è reso ancora più evidente dai materiali che rivestono il ponte. L'RDM-Maas Path è un landmark: il primo segno visibile dal fiume e dalla città, una cornice che inquadra il porto, un ponte per superare l'acqua e un collegamento che unisce parti di terreno separate. Una passeggiata inusuale, che fa da limite tra la Maas e lo specchio d'acqua racchiuso dall'Hijplaat.

Francesco Gatti
mail@3gatti.com




SANGUIGNI, BORRA, ROSSETTI, RICCI. RDM-Maas Path



Progetto elaborato nel 2006 in occasione di Unorthodocks, concorso di idee per Dokhaven, Rotterdam promosso da Stadhavens. Giuria: Henk de Bruin, Francine Houben, Zef Hemel, Olivier Thill, Joep van Lieshout. Gruppo vincitore: Ilse Castermans, Patrick Meijers, Steven Spanjersberg, Willemijn van de Broek.

sito:
Hijplaat, Rotterdam, Olanda

materiali:
laminati metallici saldati e/o imbullonati
interni in legno

autori:
Giampiero Sanguigni (Plusingarchitects) - capogruppo
Bernardina Borra (Plusingarchitects)
Fulvio Rossetti (landscape architect)
Giuseppina Ricci (collaboratore)

foto:
Giampiero Sanguigni
Giampiero Sanguigni, architetto e fotografo, è corrispondente italiano per la rivista A10. Ha scritto per "L'Architettura Cronache e Storia", "Controspazio", "Spazioarchitettura" e "PresS/Tmagazine". Ha recentemente pubblicato Undutchable, l'architettura vista dagli studi olandesi della nuova generazione, (Meltemi editore). Sta svolgendo il dottorato presso l'EPFL di Losanna e attività di assistenza didattica presso la Facoltà di Architettura Roma3. È co-fondatore di Plusingarchitects, collettivo di professionisti che compiono attività di ricerca tra Roma e Amsterdam.

Bernardina Borra, architetto, si è laureata nella Facoltà di Roma3 e ha studiato al Berlage Institute a Rotterdam partecipando a progetti-studio su Tirana e Bruxelles con Pier Vittorio Aureli e Elia Zenghelis. Ha lavorato un anno a Bruxelles come architetto e book-designer e adesso è urban designer ad Amsterdam. Parallelamente continua studi sull'urbanistica, scrive articoli ed è assistente presso la Facoltà di Architettura Roma3. Co-fondatrice di Plusingarchitects.

Fulvio Rossetti, architetto del paesaggio, lavora come libero professionista e critico a Santiago del Cile. È impegnato nella progettazione e costruzione di alcuni giardini privati e collabora all'esecuzione del Parco Bicentenario presso il Municipio di Vitacura. È corrispondente dal Cile per "Il Giornale dell'Architettura" e lavora come assistente presso Scuola di Architettura dell'Università di Talca. Tra i progetti realizzati: varie case di terra cruda ideate con l'architetto Marcelo Cortés e un progetto di una parte del lungomare di Antofagasta (in fase di realizzazione) in collaborazione con l'architetto paesaggista Marta Viveros.

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