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Architetture

COPPINI E FORMICHELLA. Uffici, show room e officina a Prato



Un pomeriggio di circa tre anni fa.
Siamo nello studio di Angelo (Formichella) e Osvaldo (Coppini) e parliamo di architettura, arti visive, teatro, di come va il mondo, di come dovrebbe andare, di come andrà.
Il loro studio si trova al secondo piano di un antico palazzo nel centro di Prato e le finestre si affacciano sulla facciata del Duomo con il Pulpito aggrappato da Donatello a un angolo.
Mi casca l'occhio su una foto.
La guardo incuriosito: è la foto di un piccolo edificio in lamiera ondulata. No, no, niente a che fare con Murcutt, è semplicemente una baracca che -mi piace pensare- qualche pensionato ha costruito abusivamente (?) nella campagna pratese come deposito degli attrezzi, con cui gestisce un piccolo orto urbano, ovviamente abusivo anche quello (?).
Alzo gli occhi e ho la facciata del Duomo, li abbasso e mi si ripresenta questa piccola baracca: mi trasmette una grande umanità.
Accanto a dove sono seduto c'è, dentro una teca in plexiglas, il plastico di uno degli ultimi progetti che Angelo e Osvaldo stanno sviluppando... ecco, in un attimo mi accorgo che quel plastico sta raccontando quella foto.

[19 aprile 2009]
L'intuizione è una "particolare forma di conoscenza per cui l'oggetto risulta immediatamente presente alla coscienza in quanto non dipende da alcun processo logico e razionale" (Vocabolario Zanichelli della lingua italiana). È rapida, sintetica, affascinante, estremamente gratificante, molto spesso inspiegabile.
Negli ultimi anni è sicuramente F.O. Gehry il grande promotore dell'intuizione in architettura: "I have a different sense of working than some others. If I seat down with too much premeditation, it is not successfull. I have to work very intuitively..." (dal catalogo dell'ultima Mostra di Architettura della Biennale di Venezia, Out there. Architecture beyond building, Marsilio 2008). Ma questa, se opportunamente analizzata, potrebbe essere definita una vera e propria categoria nella storia della progettazione europea che, per esempio, trova un'espressione straordinaria nell'architecture parlante dei tre architetti rivoluzionari Boullée Ledoux e Lequeu. È chiaro, comunque, che il regno dell'intuizione è nelle arti visive che dal Dada a oggi hanno inondato la realtà visiva di nuove connessioni concettuali che, successivamente, sono entrate a far parte del nostro mondo attraverso il medium della pubblicità.









Torniamo, allora, a questo plastico: si tratta del progetto per la nuova sede della Free Car, una società di rivendita di auto usate con showroom, officina e uffici. Chiedo ad Angelo e Osvaldo di parlarmi del progetto e loro mi spiegano che è collocato vicino a Tavola, una delle piccole frazioni del Comune di Prato, lungo una strada di grande scorrimento a quattro corsie, che collega la "Declassata" (il vecchio percorso dell'Autostrada Firenze-Mare) con la "Tangenziale delle Industrie" più a sud. Si tratta, cioè, di un paesaggio del traffico, la cui centralità è una striscia di asfalto percorsa ininterrottamente da auto e tir in movimento durante i giorni lavorativi, e ai cui lati si alternano PEEP anni '80, campi coltivati, distributori di benzina, giardini pubblici e, naturalmente, un mare di capannoni industriali di recente costruzione.

Questo paesaggio ha sostituito, a partire dagli anni '80 e, dunque, in un lasso di tempo relativamente breve, il paesaggio agrario della piana tra Firenze, Prato, Pistoia, che, ancora oggi in alcuni piccoli settori risulta assolutamente incontaminato: la baracca in lamiera della foto è collocata proprio in uno di questi brani intatti che, tra l'altro, è vicino all'area di progetto.



Allora in un attimo tutto mi è chiaro, la loro intuizione architettonica diventa anche la mia, aprendomi nella mente molteplici interpretazioni di questo progetto, chiavi di lettura che si dipanano a partire da quella idea iniziale. Osvaldo e Angelo con questo progetto dimostrano di avere chiara la lezione di Robert Venturi per cui tutto è architettura, non esistono contesti di serie A e di serie B, la realtà deve essere recepita e introiettata per quello che è, con mente aperta ad accogliere le sorprese che riserva. Solo così un piccolo edificio malmesso in latta può diventare una metafora di una realtà in cambiamento, il punto di partenza per una riflessione, assolutamente priva di nostalgia, che mette insieme presente, passato, futuro, architettura colta e popolare, paesaggio e costruito. Il progetto Free Car è un dialogo intessuto tra gli architetti e quel piccolo edificio di lamiera: il progetto è il tentativo di produrne l'essenza con i mezzi propri dell'architettura, facendo anche ricorso a colte citazioni, sia per quanto attiene la sua dimensione costruttiva e le conseguenti implicazioni compositive, sia nella sua dimensione evocativa di una dimensione esistenziale (come si rapporta alla natura circostante? Quale mondo rappresenta? Come reagisce alle modifiche in corso? Chi l'ha fatto? Per quale motivo? Con quale sforzo? Quali aspirazioni aveva? ...).









Così come da un punto di vista compositivo generale l'edificio nasce dalla giustapposizione di frammenti volumetrici elementari, anche negli elementi costruttivi viene mantenuta la stessa coerenza. Le facciate risultano scomposte in piani giustapposti che, se da una parte dimostrano un'ispirazione De Stijl, dall'altra evocano le modalità di montaggio, del tutte provvisorie, delle lamiere. I pannelli sono in cemento colorato, e possiedono la leggerezza formale e di texture della lamiera ondulata grazie al posizionamento su piani differenti e al facciavista che produce un interessante effetto chiaroscurale. Una tettoia orizzontale metallica, che sembra temporaneamente appoggiata sul volume principale, contorna l'edificio allargandosi in un portico a doppia altezza in corrispondenza dell'ingresso principale. Il progetto, con i suoi continui riferimenti architettonici ai materiali poveri e provvisori, fa riaffiorare nella mente le straordinarie esperienze di Gehry a Los Angeles negli anni '70 ed '80 (dalla Gehry House al Temporay Contemporary) mescolate con la lezione dei maestri del moderno (in particolare Corbu) che così profondamente hanno contribuito alla personale biografia di Angelo e Osvaldo.







Sono convinto che un architetto sia bravo quando riesce a trasformare l'architettura in un veicolo di conoscenza, trasmettendo tramite il progetto un'idea del mondo; ancora più bravo è quando, nelle mille avversità e compromessi della costruzione, riesce a mantenere intatta questa idea, a mantenerne, soprattutto, la freschezza dell'intuizione iniziale. Angelo ed Osvaldo in questa architettura ci sono riusciti.

Valerio Barberis
barberis@mduarchitetti.it
COPPINI E FORMICHELLA. Uffici, show room e officina a Prato



Uffici, show room per la vendita autovettura usate e officina Free Car a Prato

luogo:
Prato, Macrolotto 1

progetto e direzione dei lavori:
arch. Osvaldo Coppini
arch. Angelo Formichella

con la collaborazione di
arch. Benedetta Rugi

strutture:
ing. Andrea Silvio Lugli

impianti:
ing. Giuseppe Paolo Lena
ing. Luca Stefano Vannucchi

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