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Books Review

Pixel di architettura





Maurizio Unali
“Pixel di architettura”
Edizioni Kappa, Roma 2001
pp.128 a colori, CD-Rom
Prefazione di Livio Sacchi
Possiamo leggere Pixel di architettura da almeno cinque diversi punti di vista.

Intanto come un racconto per immagini popolato da fotogrammi, montati in un film. Rappresentano l'immaginario contemporaneo dove convivono Blade Runner e l'atterraggio dell'uomo sulla luna, il guru indiano e il concerto degli Who, le prospettive di Piero della Francesca e le planimetrie di AlphaWorld, una delle più popolate città virtuali della rete. Il pixel è l'unità di misura di questo collage suggestivo ma senza trama predefinita. Di cui non riusciamo a ricostruire la struttura, se non attraverso un'estrema riduzione che va proprio all'atomo di informazione.

Il secondo punto di vista ci spinge a considerare il libro Pixel di architettura, e cioè un oggetto tradizionale fatto di carta, come un prodotto digitale. Lo scritto è montato in forma di hypertesto, le pagine sembrano finestre e il CD allegato suggerisce di by-passare la lettura tradizionale per trasferirci sullo schermo. In questo senso possiamo vederlo come l'anello di una catena evolutiva, un mutante che vive beatamente nella soglia di confine. Anzi che approfitta della propria caratteristica di ibrido per mostrare insieme le regole dei due sistemi - l'analogico e il digitale - e i loro punti di reciproco contatto. E ciò non senza fini didattici, come vedremo tra poco.

Un terzo punto di vista è autobiografico. Unali approfitta della pubblicazione per mostrare la propria attività progettuale. Mettersi in mostra ma anche in discussione. Al fine di capire in che misura, cambiati gli strumenti di rappresentazione, si trasformi il progetto di architettura. Se no, si correrebbe il rischio di fare chiacchiere; predicare la rivoluzione digitale ma, poi, lasciare tutto così come è. Emergono due famiglie di progetti. Alcuni, quali il Centro Congressi all'Eur, concreti nella loro puntuale e felice risposta alle domande del bando. Altri teorici, fondati sulla suggestione della rappresentazione. Interessanti per due ragioni: perché rimettono in ciclo gli assunti delle avanguardie figurative dei primi del novecento; perché mostrano le potenzialità del digitale nel campo della costruzione di un discorso teorico per immagini. E, insieme, inquietanti per due ragioni e cioè le stesse.

Il quarto punto di vista è teorico. Si snoda attraverso gli scritti della seconda parte nei quali si ricostruisce il pensiero degli studiosi che si sono occupati del digitale: da Virilio a Mitchell, da Negroponte a Lévy sino ai più accattivanti, ma anche effimeri, Novak e Perrella. Si capisce che il libro è diretto a due categorie di persone. Da un lato ai colleghi universitari. Unali è professore di Rappresentazione digitale alla Facoltà di Architettura di Pescara. L'obiettivo é di tranquillizzarli, mostrando loro che il digitale non compromette lo statuto disciplinare del disegno, anzi lo esalta. Dall'altro agli studenti, con l'obiettivo di introdurli, anche teoricamente, in un mondo così complesso e affascinante ma non privo di trappole e luoghi comuni.

Il quinto punto di vista lo ricaviamo dalla copertina. Un'opera di Cristiano Pintaldi, pittore insieme tradizionale (nel senso di canonicamente figurativo) e innovativo (l'immagine è scomposta in minutissimi pixel). La pluralità, pare dire, può essere ricostruita in unità. E il pixel non diventare necessariamente oggetto di frammentazione, bensì strumento per ritrovare la logica e la chiarezza dell'immagine.
Ma come mettiamo tutto questo con quanto detto al primo punto, a proposito dei fotogrammi montati con logica random?

Il libro non ci propone soluzioni. Del resto in questo momento sarebbe prematuro, se non avventato. Ci offre però non pochi spunti di ricerca per procedere. E non è poco.

Luigi Prestinenza Puglisi

L.Prestinenza@agora.stm.it
[29jan2002]
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Questa pagina è stata curata da Matteo Agnoletto.






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