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Mode, Modernità, Architettura



(a cura di) Roberto Secchi
"Mode, Modernità, Architettura"
Officina Edizioni, 2004
pp208, €20,00

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Il libro è il risultato di una serie di interventi elaborati durante il seminario organizzato dal Laboratorio di Teorie e Critica dell'Architettura Contemporanea che svolge la sua attività all'interno del DAAC Dipartimento di Architettura e Analisi della Città- direttore Antonino Terranova, della Facoltà di Architettura “Ludovico Quaroni” che si è tenuto a Roma nella primavera del 2002. Il volume si compone di sedici saggi (1) scritti da studiosi afferenti a diverse discipline dalla sociologia all'estetica, dalla semiotica all'architettura. Il fenomeno delle mode in architettura è analizzato attraverso criteri e strumenti molteplici e interrelati tra loro. Ne emerge, come sottolinea il curatore, un quadro composito che, oltre a mettere in luce la fenomenologia della moda in rapporto alla architettura e alla modernità, pone alcune interessanti domande.

[01apr2004]
Non sarà che proprio attraverso le mode, parlando di mode e riflettendo su di esse ci si possa avvicinare di più alle cose, comprenderne i significati e rimettere in contatto le forme dell'architettura con la realtà? Come si aggiornano le categorie dell'architettura nell'era della globalizzazione, della pubblicità, dell'eccesso di comunicazione, dell'interattività? E ancora, quali sono i vissuti sociali più alla moda in architettura? Quale immaginario collettivo domina nelle rappresentazioni dell'architettura che scaturisce dai media? Quali sono i legami tra le professioni cosiddette alla moda e l'architetto? Cosa determina la consacrazione della figura dell'architetto a quella di divo?

1. Scritti di Alberto Abruzzese, Gianni Accasto, Pepe Barbieri, Giuseppe Cappelli, Alessandra Capuano, Orazio Carpenzano, Paola Colaiacono, Paola Veronica Dell'Aira, Cesare De Sessa, Valeria Giordano, Paola Gregory, Isabella Pezzini, Gianni Puglisi, Antonino Terranova, Luisa Valeriani.

Collage di Roberto Secchi.

Collage di Roberto Secchi.

Il libro si compone di tre parti: la prima è dedicata alla critica del concetto di moda, la seconda alla moda in rapporto all'estetica della metropoli e la terza verte sul ruolo svolto dalla moda nell'architettura contemporanea. Nel descrivere la critica al concetto di moda Alberto Abruzzese ripercorre la storia della critica dalle analisi di Simmel sulla nascita della società di massa e dagli scritti di Ortega y Gasset al pensiero di Baudrillard e Virilio per riconoscere che la moda non è un mero effetto di superficie ma la nervatura stessa del progresso occidentale, non è il prodotto della società ma la produce.

La moda è la teoria in grado di semplificare e rendere praticabili meccanismi estremamente complessi, l'architetto è colui che strappa la moda alla morte dando vita a qualcosa che risente della moda al momento del concepimento ma contemporaneamente scommette sulla sua durata nel tempo a venire. Nell'analizzare come la moda modifica l'estetica della metropoli contemporanea mentre Valeria Giordano, rileggendo Baudelaire, mette in luce il ruolo dell'artista che ha il compito di estrarre dalla contingenza del contesto storico l'elemento che permane, di liberare dalla moda ciò che essa può contenere di poetico nello storico, di cavare l'eterno dal transitorio, Antonino Terranova sottolinea che l'architetto è in difficoltà nei confronti della fenomenologia della moda: l'opera architettonica non la indossi e la butti come un abito, essa instaura un rapporto con il tempo in termini di durata e di invecchiamento. La risposta a questo disagio si manifesta nel relegare la produzione all'interno di comportamenti di nicchia e quindi deliberatamente fuori moda o nel perseguire le ultime tendenze attraverso gli strumenti più sofisticati della tecnologia. In Italia la mancanza di Mostri Metropolitani -sistemi architettonici che interagiscano con la contemporaneità- implica che ogni sforzo interdica la spinta intrinseca al sistema della moda, al confronto con il dibattito internazionale, confinando la condizione architettonica in una sorta di palude dell'arretratezza.

 

 
Collage di Roberto Secchi.


Collage di Roberto Secchi.

Una lettura disinibita della città contemporanea è quella che emerge dalla mappatura dei videoclips a sfondo metropolitano tracciata da Isabella Pezzini. La città è descritta, a suon di musica, come groviglio di infrastrutture: ponti, viadotti, sopraelevate e ancora tunnel, sottopassaggi sono percorsi a velocità siderali dai più svariati mezzi di locomozione. Nel complesso la visione della metropoli che scaturisce da questa analisi è molto contraddittoria. Da una parte ne percepiamo una immagine rassicurante e patinata che celebra lo status symbol del jet set della società occidentale, che ci descrive i grandi esterni di Londra, Parigi e New York scanditi da edifici riconoscibili e griffati, dall'altra parte scopriamo un aspetto assai più inquietante come quello che emerge dai video di Chris Cunningham fatto da una realtà deformata, desolata e indistinta, popolata da presenze mostruose e minacciose.

Il significato della moda nell'architettura contemporanea, scrive Orazio Carpenzano, è da ricercare nelle strategie volte a una perenne mutazione della realtà, a sovvertire i codici estetici a superare il dittico oppositivo struttura-sovrastruttura. Tali strategie generano fenomeni quali la flessibilità, l'apertura al nuovo, la variazione delle posizioni, tutti elementi che da un lato destabilizzano la percezione di una identità forte del mestiere dell'architetto ma dall'altra parte costituiscono l'occasione per la sperimentazione di nuove opportunità. L'allargamento del campo di azione in cui opera l'architettura coinvolge lo spazio della tecnica, della transitorietà, della comunicazione, della produzione e del consumo. L'ascesa dello shopping al di sopra di ogni altra forma di interazione sociale ci porta a concepire lo spazio dello scambio, scrive Alessandra Capuano, come lo spazio pubblico contemporaneo per eccellenza. La Città resta ancora l'obiettivo dell'architettura? L'architetto pianificatore e costruttore diventa performer di un evento in cui non c'è distinzione tra arte e commercio. Associare il mondo della fashion al mondo dello star system dell'architettura, grandi firme della moda che come mecenati contemporanei affidano la loro immagine al disegno delle star dell'architettura: Koolhaas e Herzog de Meuron per Prada, Chipperfield e Gehry per Issey Miyake, è un'operazione che ha come obiettivo principale la creazione dell'evento più che la costruzione della città.

L'efficacia di Mode, Modernità, Architettura si esprime nella coralità delle voci e nella loro indipendenza che spinge la riflessione al di là delle individuali aree disciplinari per stabilire delle connessioni che superano le singole aree di ricerca. Arte, moda e architettura acquistano forza e sono efficaci quando, scrive Luisa Valeriani, ciascuna riesce a uscire dal confine del proprio ambito tematico. Lo dimostra Jean Nouvel nella sua ultima mostra personale al Beaubourg che concepisce per l'occasione un allestimento interattivo nel quale video e suoni concorrono alla costruzione dell'evento. Probabilmente proprio in questo consiste l'utopia dell'architetto: riaggregare quella unitarietà che nella metropoli contemporanea si è dispersa assumendo il ruolo di figura che percorre trasversalmente cinema, design e comunicazione.

Federica Morgia
info@officina5.it

 

Questa pagina è stata curata da Matteo Agnoletto.






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