Due brani tratti dalle memorie manoscritte di Giannina Censi Storie della mia vita:




"...Conobbi Ettore Romagnoli, il grande grecista e organizzatore di spettacoli classici a Taormina e a Siracusa e nei teatri all'aperto. Fu lui a presentarmi all'allora "Star" della danza Jia Ruskaja che aveva una scuola a Milano al Teatro dal Verme; ma le sue allieve non erano ancora in grado di esercitare e allora si rivolse a noi "Vecchie allieve della Scala" così formammo un gruppo ben equilibrato e disposto a seguire il suo metodo, ben diverso dal classico. Anche da lei imparai cose nuove, e così debuttammo al Licinium di Erba nell'Alcesti di Euripide e nel Mistero di Persefone di Romagnoli. Fu questa un'estate indimenticabile, per noi che dovevamo eseguire queste danze greche all'aperto e per il pubblico milanese che cominciava ad interessarsi di questo nuovo stile della danza..."




"...Poi Romagnoli mi fece una proposta: prendere il posto di J. Ruskaja come coreografa e danzatrice solista nei suoi spettacoli greci da eseguirsi allo stadio di Bologna allora chiamato il Littoriale (era poi lo stadio calcistico di allora e credo lo sia ancora oggi). Non c'era solo Taormina o Siracusa per questi spettacoli! Anche Bologna divenne al centro di queste manifestazioni. Così mi trovai a contatto con una folla di comparse che nella regia di Romagnoli dovevano riempire tutto il prato dove nel mezzo avevano innalzato un enorme palcoscenico per gli attori e per le danze. Così io dovetti dirigere anche molti bimbi (i Balilla di allora) che facevano parte anche loro della regia. Le prove si tenevano di giorno sotto il sole cocente e senza nessun riparo. Poi finalmente vennero le recite alla sera e allora respiravamo meglio tutti. Fu una grande prova per me, anche perché oltre alla creazione di coreografie con le mie ballerine e le masse di comparse, dovevo io stessa danzare da sola. Ricordo che Romagnoli volle una mia danza in "Alcesti" con una torcia di fuoco in mano. Ma allora io non avevo paura di niente. Fu un grande successo in quel lavoro e con molti onori, terminammo le recite con l'applauso di un pubblico numeroso e la visita di tutti i più grossi gerarchi d'Italia..."