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Un giardino tradizionale e un centro commerciale ordinario per Les Halles

Claire Gaillard



Una decisione consensuale e timorosa (per una visione tradizionale della città) è stata presa dalla giuria del concorso per Les Halles a Parigi. Dopo un concorso mediatico che è stato al centro dell'attenzione di pubblico e critica per mesi (con numerosissimi articoli sulla stampa internazionale e più di 120.000 visitatori nella mostra a Les Halles), Bertrand Delanoe, sindaco di Parigi, ha scelto il progetto dell'architetto David Mangin.

[18dec2004]

SEURA/David Mangin.

SEURA/David Mangin.

Fra ragione e audacia, la giuria ha dato la sua preferenza per una soluzione "realistica e sostenibile", cosi è stato definito il progetto vincitore nella conferenza stampa dello scorso mercoledì 15 dicembre. Secondo Delanoe, questo progetto classico e misurato ha la qualità di essere il "meno traumatizzante per i parigini". In effetti il ricordo del cantiere senza fine degli anni Settanta, che aveva lasciato per più di 20 anni un vuoto nel cuore della città, ha portato il Comune ad ascoltare per prima la voce dei commercianti e degli abitanti che hanno fortemente sostenuto il progetto che prevedeva tempi di realizzazione più brevi e che risultava meno costoso e meno visibile.


OMA/Rem Koolhaas.

L'architetto parigino, autore di un progetto senza potenza né personalità architettonica, è passato davanti a tre mastodonti dell'architettura internazionale come Rem Koolhaas, Jean Nouvel e MVRDV. Quest'ultimo, con un progetto che prevedeva una piazza vetrata sospesa, difficile da capire e da realizzare, è stato il primo ad essere eliminato dal concorso. Jean Nouvel è stato il secondo escluso all'unanimità dai rappresentanti dei verdi e dei commercianti, con un programma visto come troppo "denso", con un giardino terrazza soprelevato che avrebbe creato una rottura troppo forte del paesaggio urbano.


OMA/Rem Koolhaas.

Infine, il progetto di Koolhaas, ambizioso e originale, caratterizzato da una decina di torri in vetro colorate che fuoriescono dalla galleria sotterranea, è stato fortemente sostenuto dalla critica architettonica, da architetti e dal pubblico. Con un programma forte e vivo, la proposizione di Koolhaas ha avuto la preferenza del capo dell'urbanistica del comune Jean-Pierre Caffet, del verde Denis Baupin e anche di Bertrand Delanoe stesso, per il quale l'idea di un "canyon" proposto per risolvere le relazione fra superficie e spazi sotterranei era pertinente.


OMA/Rem Koolhaas.

Purtroppo la giuria e il voto del pubblico, in maggioranza commercianti del quartiere, ha fatto pendere la bilancia in favore dell'ultimo progetto: un intervento modesto che prevede un giardino tradizionale ordinato sulla prospettiva esistente e un quadrato di vetro sospeso sopra uno spazio commerciale ordinario. Una proposta semplice, facile da capire, facile da realizzare, che non disturberà troppo la cadenza della vita economica di uno dei più grandi spazi commerciali del mondo. Bene per l'aspetto economico, bene per l'attività commerciale. Ma dov'è l'anima del luogo, questo desiderio di un'architettura capace di immaginare, incarnare e preconizzare identità collettive come è stato per il Beaubourg? Alla fine si ha l'impressione di una scelta mancata o poco coraggiosa, più determinata dalle pressioni commerciali che da valutazioni architettoniche e urbanistiche. Che peccato!

Claire Gaillard
 



SEURA/David Mangin.

> PROJET LES HALLES

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