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Sergio Mannino. Un percorso tra sensorialità e frammenti

Elisabetta Trincherini



[in english] Nel lavoro di Sergio Mannino mi sembra convivano e si compenetrino due anime, da un lato l'importanza data alle dinamiche sensoriali, dall'altra il modo d'intendere la post modernità, nella quale si trova ad operare, come realtà caratterizzata da una moltitudine di "frammenti un tempo lontanissimi e oggi, in fondo, confinanti". Entrambe queste anime sono però derivanti dalla stessa matrice intesa come il desiderio di interpretare e legare strettamente la contemporaneità alla dimensione umana.


Una delle "stanze aperte" del progetto "Area Lunghe-notti", con Lucia Gori, Firenze, 2000.

Il porre al centro dell'universo progettuale, sia che si tratti di edifici che di oggetti, la componente sensoriale è evidente eredità sottsassiana, è l'architetto di origine austriaca, infatti, che incardina questo valore come fondante della progettualità contemporanea quando, inaugurando nell'81 l'esperienza di Memphis parla proprio di "valore emozionale, unico in grado di costituire un punto di riferimento all'interno dei nuovi consumi". (1)

[24mar2005]

Tesi di Laurea "1+1+1+1+1", Casa n. 2, Fronte sul giardino, Varsavia, 1999.


Tesi di Laurea "1+1+1+1+1", Varsavia, 1999.

Ed è proprio con Sottsass che Mannino lavora nel '99 durante la tesi di laurea (2), progettando una serie di case monofamiliari a Varsavia dove i criteri fondanti sono da cercarsi nel vissuto dei futuri proprietari, nel rapporto tra ambienti interni ed esterni, dove i secondi non sono meno ricercati e intensi dei primi. Basti pensare che Mannino, sulla scorta di un precedente lavoro della Grawunder (3), idea addirittura un database con alcune decine di piante selezionate in base alla resistenza al rigido clima polacco, alla facilità di manutenzione, all'adattabilità ad un piccolo terreno e, non ultimo alla bellezza estetica, il tutto ordinato in base ad altezza, diametro e periodo di fioritura in modo che l'utente possa superare la serialità degli spazi con forti accenti di personalizzazione.


Tesi di Laurea "1+1+1+1+1", Casa n. 2, Pianta del piano terreno, Varsavia, 1999.


"Area Lunghe-notti", con Lucia Gori, Firenze, 2000.

"Area Lunghe-notti", Le "stanze aperte", con Lucia Gori, Firenze, 2000.

La formazione di Mannino prosegue come assistente al corso di arredamento di Remo Buti presso l'Università di Firenze, durante questo periodo partecipa a molti concorsi di architettura e design, nel 2000 vince con Lucia Gori quello per riqualificare l'ex area Longinotti (4) a Firenze con un progetto che ribattezza il sito area Lunghe-Notti. Così equilibrato e sorprendente allo stesso tempo, il progetto, che disegna una serie di "stanze aperte" rese tramite siepi, prevede la funzionalizzazione precisa di alcuni spazi e l'indeterminazione di altri, questo traduce in pratica l'idea di creare l'architettura intorno alle persone con dei luoghi che rispecchino dei bisogni concreti, e altri che possano invece essere liberamente interpretati.


Designing the High Line, "Stanza nera", New York, 2003, con Lucia Gori.

Le stesse tematiche entrano in gioco nel concorso per la High Line (5) a New York di nuovo con Lucia Gori; l'idea è di prendere quella strada lunga e stretta isolata dalla città e di reiventarla come esperimento d'architettura, dividendola in 50 segmenti ognuno con una propria identità, ognuno da "indossare", come un abito, a seconda della sintonia che in un dato momento lega un individuo a un luogo. Un luogo dunque, nella sua accezione più piena quasi una risposta ai campanelli d'allarme evidenziati da tanta antropologia contemporanea, Augé , per dirne uno, teorizzatore della pericolosità dei "non-luoghi" spesso risultato della progettazione contemporanea, ai quali non è possibile ascrivere altro valore se non il potere dei finanziatori e l'efficienza di architetti e ingegneri.


"Area Lunghe-notti", con Lucia Gori, Firenze, 2000.


Mobile n. 34, "Cento storie", 2002.


"Tetris", Mobile n. 27, "Cento storie", 2002.


"Space Invaders", Mobile n. 66, "Cento storie", 2002.


Mobile n. 3, "Cento storie", 2002.

È in occasione della sua personale presso la Galleria Milanese di Post Design nel 2002 che Sergio Mannino presenta compiutamente alcune tematiche che lo connotano nel panorama internazionale. Il titolo della mostra è Cento Storie (6), vengono esposti 9 mobili e 100 acquerelli, i mobili a rappresentare l'identità dell'oggetto post-moderno, realizzato attraverso eterogenei accostamenti di materiali, audaci associazioni di colori e forme. Gli acquerelli a testimoniare una propria visione del mondo a rendere esperibili gli spazi del fantastico. Avvicinandosi a questi oggetti, non è difficile scorgere omaggi illustri quali la dissonanza dei materiali, tradotta da Sottsass, la componente neo-pop caratterizzante la scuola di Buti e anche l'utilizzo delle luci compenetrato agli oggetti, raffinato richiamo a una serie poco nota di mobili firmati Giò Ponti. In questi oggetti è dunque possibile intuire il proliferare della fantasia unito alla complessità, data dal gioco dei punti di vista, che suscitano la partecipazione dell'utente-spettatore in grado di cogliere l'oggetto liberato da schemi, ex-novo.


"Comodino a luci rosse", Mobile n. 20, "Cento storie", 2002.


"Un fiore per te", Mobile n. 2, "Cento storie", 2002 (Vaso in ceramica di Remo Buti).


"La mia stanza", Concorso "Open living in container", Tokyo 2004.

Le tematiche sottese legate alla sensorialità si arricchiscono così di una più ampia panoramica che investe quell'idea di frammentario che per Mannino connota la dimensione della globalizzazione, da non intendersi, secondo lui, come appiattimento della realtà ma come compresenza, nei medesimi tempi e spazi, di infiniti aspetti, punti di vista, frammenti del mondo contemporaneo. Sembra possibile pensare a questa realtà infinitamente scomposta dove lo studio del singolo "pezzo" possa rendere di più facile comprensione l'insieme. Facile a questo proposito il riferimento ai "frattali", figure geometriche caratterizzate dal ripetersi infinito di uno stesso motivo su scala sempre più ridotta, allo stesso modo Mannino pensa che la globalizzazione delle informazioni invece di approdare a una cultura omogenea produca, andando guardare sempre più nel piccolo, il coesistere di miliardi di "cocci", vicini ma differenti.


Dream #1 "The dream of the lost links", Vaso prototipo dalla serie "Dreams", Marzo 2004.


Dream#14 "Forgotten dream", Vaso prototipo dalla serie "Dreams", Marzo 2004.


Mobile n. 39, dettaglio, "Cento Storie", 2002.

Diversi e disparati i riferimenti che hanno portato Mannino a queste riflessioni, da Araki a Calvino passando per Godard e Benjamin, sembrerebbe che in tutti loro al di la delle differenti competenze e specificità la logica del frammento assurga a elemento determinante. Profondo dunque anche un sostrato filosofico, di non immediata percezione, sembra che alcune teorizzazioni benjaminane siano le maggiormente collimanti con le conclusioni dell'architetto; quando il filosofo tedesco indaga la dimensione dell'oggettualità e inquadra le "cose-merci" come influenzanti i comportamenti dell'umanità, senza che questa ne sia cosciente, quando però la bruttezza dell'oggetto "spaventa", l'umanità è costretta a svegliarsi. Risulta essere in qualche modo fonte di "salvezza dialettica" ciò che è estraneo al processo di produzione. In questo contesto assumono importanza oggetti la cui funzionalità è spinta al limite del non essere o meglio è presente una funzionalità che stravolge quella abituale o ancora una funzionalità che celebra il "casuale". Per Benjamin non è attraverso un atteggiamento razionale che bisogna cercare la comprensione di questi oggetti ma attraverso un atteggiamento di "estraniata" contemplazione. (7)


Dream#8 "It's fading out of my dreams", Vaso prototipo dalla serie "Dreams", Marzo 2004.


Dreams. Marzo 2004.


Mobile n. 100, "Cento storie", 2002.

Il rapporto arte tecnica non è da ricercarsi in un'idea di bellezza genericamente intesa ma in uno spregiudicato estro creativo. Da un lungo incontro-confronto con Vanessa Beecroft emerge tra l'artista e l'architetto un modo diverso di approcciarsi alla progettazione, per Mannino la ricerca non è mai di tipo geometrico-matematico ma sempre di tipo sensoriale, nel momento in cui un materiale o un colore o una proporzione vengono scelti l'architetto si chiede quali sono le conseguenze di questa scelta, sull'utente di quell'oggetto. Al contrario la Beecroft realizza le sue performance partendo da una concezione matematico-astratta, pensa a dei punti nello spazio che vengono poi concretizzati dalle ragazze che utilizza, anche per lei però l'elemento sensoriale rientra in gioco in maniera determinante e lo cerca nelle reazione del pubblico alle performance che mette in scena. Da qualche anno Mannino vive e lavora a New York, dove si confronta continuativamente con la sua concezione "frammentaria" del mondo globalizzato, percepibile attraverso un'idendità post-moderna che è ormai trans-territoriale e multilinguistica; la stessa New York che nel '78 Rem Koolhaas rendeva attraverso il suo Delirious New York proprio come universo metropolitano composto da un infinito collage di frammenti, appunto.

Elisabetta Trincherini
super_beba@libero.it
NOTE:

1. A. Branzi, La casa calda, Idea Books, Milano, 1984, pag. 142.
2. S. Mannino, 1+1+1+1+1, Tesi di Laurea in Arredamento e Architettura degli Interni, Firenze, 1999.
3. J. Grawunder, Office living selection guide in "Fase Alternativa" n. 2, allegato al supplemento del numero 479 di "Interni", aprile, 1998, p. 74.
4. E. Cardani, Architettura come luogo, in "l'Arca", 162, p. 90.
5. http://www.newitalianblood.com/testi/testo252.html.
6. G. Pettena, 100 Storie in "l'Arca", 174, p. 90.
7. W. Benjamin, Parigi capitale del XIX secolo, Torino, Einaudi, 2000. W. Benjamin , Angelus Novus, saggi e frammenti, Torino, 1981.
Le foto dei vasi della serie "Dreams"sono di Gloria Pichhadze e Anna Genova.
Elisabetta Trincherini, cultrice della materia presso il dipartimento di Storia dell’Università di Architettura di Firenze; laureata in storia dell’arte con una tesi in Estetica dal titolo "Per una critica del feticismo nell’arte contemporanea: da Duchamp a Pistoletto", laureanda in Teorie della Comunicazione. Ha scritto per cataloghi di architettura e riviste di filosofia.
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