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Contemporary Architecture Practice. Intervista ad Ali Rahim

Monia De Marchi



Alcuni conosceranno il Reebok Store di Shanghai, l'opera più pubblicata dello studio newyorchese Contemporary Architecture Practice fondato nel 1999 da Ali Rahim e raggiunto dal 2002 da Hina Jamelle in qualità di condirettore. Si tratta di uno dei giovani studi di progettazione che coniuga interventi a scala diversa con una linea di ricerca estremamente interessante. Questa intervista con Ali Rahim si è tenuta a Londra ed è stata l'occasione per discutere delle particolari strategie adottate da Contemporary Architecture Practice nei progetti prodotti: l'uso perseguito di materiali innovativi, l'adozione di tecnologie digitali avanzate per il controllo del progetto e della sua costruzione, l'analisi dell'interazione tra lo spazio progettato e il suo fruitore. Dopo il negozio Reebok, che verrà costruito in Cina, lo studio sta ora costruendo due edifici torri a Dubai che verranno completati rispettivamente nel 2007 e 2008. I loro progetti se ne sanno tra strategie di innovazione (branding) e sperimentazione di materiali, tra digital design e produzioni tecniche, il tutto integrato per poter raggiungere come loro definiscono una "elegant architecture" dove sperimentazione, programma e materiali sono integrati e tendono ad un'unica e precisa soluzione progettuale. Editore di due numeri di A.D., (Contemporary Processes in Architecture e Contemporary Techniques in Architecture) Ali Rahim, che insegna all'Università di Pennsylvania, sta pubblicando una monografia dello studio. È questo il libro Catalytic Formations: Architecture and Digital Design che sarà disponibile da ottobre e articolato in cinque capitoli mostrerà sette progetti dello studio. [MDM]



 
[in english] MONIA DE MARCHI: Ali, puoi parlarmi di te e di Contemporary Architecture Practice? Innanzitutto, quando è stato fondato?

ALI RAHIM: Ho fondato Contemporary Architecture Practice nel 1999 a New York, mentre la mia partner Hina Jamelle si è aggiunta nel 2002. Mi sono laureato e ho fatto il master di architettura alla Columbia University a New York, dopo di che ho continuato ad insegnare e a sviluppare il mio studio. Hina, che è pure un architetto, è stata per anni partner di Razorfish, che è una agenzia di media consulting. Si possono vedere in certi nostri progetti l'utilizzo di brand strategy, specialmente nel negozio della Reebok, o in altri casi in cui i clienti stessi desiderano differenziare loro stessi e i loro progetti da altri lavori attraverso un lavoro di branding.

Hai continuamente sviluppato la tua ricerca sia attraverso l'insegnamento sia attraverso pubblicazioni, specialmente a riguardo dell'uso di avanzate tecnologie digitali in architettura. Puoi fare dei riferimenti a come queste ricerche hanno trovato riscontro nei progetti dello studio? Inoltre altri due elementi sono spesso presenti nei tuoi lavori: la comunicazione e la vendita del progetto (come già hai affermato) e la sperimentazione di materiali. Me ne puoi parlare...

Tecnologie digitali, indagini sui materiali e gestione del progetto sono importanti nei nostri lavori. In genere parlo di me e di Hina come due entità con separate competenze. Hina porta avanti la parte di consultazione, gestione e definizione delle strategie di progetto, indaga come meglio esprimere le intenzioni del cliente e ne gestisce le relazioni. Il mio ruolo è la sperimentazione di nuove tecniche e le relazioni che instaurano con attributi di tipo sociale e culturale. Alla fine, questi pezzi eterogenei di informazioni si riuniscono in una formulazione di un progetto che li riassume globalmente. E' spesso un processo iterativo che va avanti e indietro e aggiunge diversi fattori e complessità al progetto stesso. Aggiungo che sono interessato alla sperimentazione di nuove tecnologie e nuovi materiali, come tu stessa hai detto, ma anche a nuovi modi di pensare il programma funzionale in architettura e a come sviluppare situazioni sociali in cui l'interazione delle persone con la spazialità che proponiamo informa il nostro stesso modo di progettare. Cerchiamo di incorporare l'emergere di diversi usi e li visualizziamo attraverso software che ci aiutano a capire e a definire come ogni spazio può essere utilizzato.

Mi puoi fare un esempio?

[25aug2005]
La casa per uno stilista a Londra è allo stesso tempo una casa per i weekend ma anche uno spazio in cui avvengono le esibizioni delle nuove collezioni. Attraverso simulazioni digitali abbiamo studiato come lo spazio può trovare vantaggio attraverso i due diversi usi, il risultato di questi studi ci ha permesso di articolare le superfici e gli spazi attraverso curvature che ampliano di fatto le differenti possibilità del progetto. Per esempio è presente all'interno dell'edificio una passerella dove le modelle si possono muovere attraverso lo spazio, ma allo stesso tempo questo percorso può essere utilizzato in altre situazioni e per altre attività, non è uno spazio isolato nella casa ma si integra completamente. Alla fine non si creano limiti tra i due programmi, lo spazio permette delle continue performance.


Residenza per uno stilista. Londra, 2002. Render esterno.

Lo possiamo definire uno spazio ambiguo, in cui il programma permette non tanto la formazione di spazi flessibili ai diversi usi, ma piuttosto costituisce uno spazio ambiguo generato dalla sovrapposizione stessa di spazialità di tipo diverso.

  Spazio ambiguo è un termine interessante. L'ambiguità è il risultato dell'intenzione di ottenere l'emergere di nuovi potenziali comportamenti tra gli utenti e lo spazio costituito da un programma variabile.

Sono visibili nei vostri progetti spazi in cui diversi componenti sono tenuti assieme e generano la forma stessa, sembra che tutto sia interrelato: nulla può essere aggiunto e allo stesso tempo niente può essere tolto.

Cerchiamo di proporre elegant architecture che integri completamente tutte le condizioni che consideriamo. Allo stesso tempo cerchiamo di usare nuovi materiali o nuovi processi costruttivi: li integriamo per produrre l'eleganza a cui tendiamo. Alla fine nessuno di questi attributi può essere levato e permettere al progetto di esistere senza cambiarne la forma stessa.


Residenza per uno stilista. Londra, 2002. Render interno.

Quindi la ridefinizione del programma, l'uso di nuovi materiali e di specifiche tecnologie digitali producono effetti che vanno a definire lo spazio. Che impatto ha l'applicazione delle tecnologie digitali nelle produzione stessa del tuo lavoro?

Usiamo il computer per qualsiasi cosa, dalla definizione iniziale di un concetto alla manifestazione formale stessa. Siamo completamente digitali. È estremamente importante per il nostro lavoro e inoltre ci permette di offrire uno straordinario servizio ai nostri clienti. I diversi software ci permettono allo stesso tempo di mantenere il controllo della qualità stessa del progetto e del processo di fabbricazione.


Negozio della Reebok. Shanghai. Render. In costruzione.

Una delle principali tecniche che usiamo per esplorare e sottoporre un'idea alla sua concreta realizzazione pratica sono i sistemi dinamici offerti dai diversi programmi. Questi ci permettono una precisa modulazione e controllo dei parametri che consideriamo e che sono poi accuratamente trasferiti ai nostri ingegneri per eseguire test di tipo meccanico e strutturale. L'integrazione di questi database è un importante elemento del nostro lavoro. Alla fine l'idea iniziale, il tipo di performance degli utenti con lo spazio, le proposte degli ingegneri si riuniscono e danno forma alla proposta finale. Come accade per ogni progetto portiamo alla fase esecutiva solamente quelle proposte che soddisfano la nostra sensibilità di architetti. Per esempio per la torre di residenze a Dubai, i disegni mostrano come i pannelli siano fabbricati e poi montati, stiamo usando un sistema dinamico di stampaggio (mold) che è stato sviluppato con una industria di Guangdong, in Cina. Il mold produce ogni tipi di curva che richiediamo e permette la fabbricazione di pannelli rinforzati di fibre di vetro che raggiungono i requisiti di sicurezza antincendio richiesti sia per l'uso interno che per quello esterno. Sento che il nostro lavoro e i metodi di fabbricazione stessa che spesso usiamo non sarebbero stati possibili senza l'uso del computer.

Sei stato curatore di Contemporary Processes in Architecture e Contemporary Techniques in Architecture, pubblicati rispettivamente nel 2000 e nel 2002. Parli in queste due pubblicazioni di performative architecture e performative techniques. Mi puoi dire di più del concetto di performative?

Performative si riferisce ad attività e behavior emergenti. Si riferisce a come l'utente fruisce lo spazio, mi riferisco letteralmente al movimento del corpo come in una danza. Questo concetto può venire esteso a come la performance di un corpo influisce la performance di altri corpi, e a come diversi gruppi possono poi influenzare organizzazioni maggiori come parti di società.

L'idea di performance e di come il corpo usa e si muove nello spazio viene visualizzato e comunicato nei tuoi progetti attraverso delle animazioni che mostrano diversi scenari...

Le animazioni definiscono il modo in cui comunichiamo i nostri progetti. Spesso la rappresentazione classica di pianta e alzato non è sufficiente, per questo mostriamo come lo spazio può essere potenzialmente usato. Per esempio nella casa dello stilista le animazioni mostrano come diversi scenari possono attivare lo spazio stesso. È un'importante tecnica per i nostri clienti, utile a capire la complessità del lavoro.

So che stai ora costruendo due torri a Dubai di cui una residenziale e una con un programma misto. Mi puoi parlare di questi due progetti?

Nella torre residenziale il cliente ha voluto affrontare con noi una serie di tematiche, tra cui quella di aumentare la desiderabilità della parte centrale della torre che in genere è quella più difficile da vendere, poi voleva elevati standard di sicurezza attraverso le uscite di emergenza e una serie di appartamenti di diversa misura che vanno da unità con una a tre camere. Per poter soddisfare queste diverse esigenze abbiamo convinto il cliente a vendere le unità come spazi volumetrici e non planimetrici, in cui si alternano unità dove gli ambienti sono distribuiti su uno o più piani. È stata questa una strategia di mercato. Inoltre ogni modulo strutturale presenta tutti i sistemi sia meccanici sia elettrici integrati e ogni unità ha la sua propria circolazione pubblica e di sicurezza.


Torre Residenziale. Dubai. Completamento previsto nel 2007. Render dell'esterno.

Che materiali avete usato per questo edificio?

I materiali principali sono cemento e vetro. Quanto al cemento, abbiamo usato un nuovo cemento sviluppato in Giappone, che è ottimo in compressione e tensione ed è stato poi importato a Dubai.

È presente anche un livello di customizzazione dello spazio?

Solo una parziale customizzazione: il fruitore può facilmente dividere o aprire uno spazio in certe limitate zone. Nei nostri progetti, come ho detto prima, ogni parte è integrata, se sposti un elemento la forma del progetto stesso ne risente.

Che caratteristiche ha, invece, la torre ad uso misto (commerciale e uffici)? Me ne puoi parlare?

Anche questo è un progetto interessante. A Dubai le aziende che sono spesso di grandi e piccole dimensioni entrano ed escono dal mercato frequentemente. Abbiamo usato l'idea che questi diverse tipi di imprese fossero la guida per l'idea iniziale. Il cliente voleva inoltre la presenza di spazi comuni. Per esempio una sala conferenze può essere usata da diverse aziende o da più aziende contemporaneamente. L'idea è quella di permettere un'interattività orizzontale tra persone e società. Si è trattato anche qui di una strategia di mercato il voler generare nuove possibilità e potenziali longevità per le aziende che si trovano nell'edificio stesso.


Torre ad uso misto (commerciale e uffici). Dubai. Completamento previsto nel 2007. Render dell'esterno.

Lo spazio è configurato in modo che niente sia gerarchico è invece possibile una continua ridistribuzione che va dalle persone alle società stesse. Abbiamo avvolto l'esterno dell'edificio con una struttura a spirale che cambia di densità in relazione all'organizzazione dello spazio interiore. L'intenzione del progetto per noi era quella di creare il massimo potenziale per poter facilmente riorganizzare e riconfigurare diversi tipi di società.


Torre ad uso misto (commerciale e uffici). Dubai. Completamento previsto nel 2007. Render dell'interno.

Dalla grande alla piccola scala... State costruendo il negozio Reebok a Shanghai, che è già stato più volte pubblicato. Me ne puoi parlare?

Il negozio della Reebok si trova a Xi Tian Di. È questo un interessante distretto che si è particolarmente sviluppato negli ultimi anni. Per il negozio della Reebok abbiamo utilizzato un sistema dinamico che può operare in diversi contesti e a diverse scale. Può essere potenzialmente usato per creare duecento variazioni di negozio per l'intera regione est della Cina che è l'ottanta per cento del mercato di vendita della Reebok. L'idea è stata quella di sviluppare questo sistema utilizzando lo slogan della Reebok "Wear the Vector, Outperform". L'intenzione della proposta era quella di percepire velocità e movimento mentre ti muovi e attraversi lo spazio. Essenzialmente abbiamo reso evidente la variazione della percezione dello spazio in funzione del moto del suo fruitore attraverso di esso.

Il negozio è uno spazio che performa in se stesso. Il cliente e manager del negozio è come un coreografo può mostrare i prodotti in diversi modi o può organizzare eventi. Nel negozio solo uno spazio è definito come luogo di esposizione dei prodotti, tutti gli altri spazi sono completamente ambigui in cui si possono mostrare prodotti o organizzare eventi. C'è per esempio un'alta superficie verticale che viene utilizzata per creare performance da uno dei giocatori di basket ball presente in Cina. In questo spazio quando non ci sono eventi, si può usare l'alto muro per esporre dei prodotti. L'idea è inoltre quella che si possono attrarre le persone nelle diverse zone per diverse ragioni. Lo spazio si riconfigura e offre cosi diverse possibilità e interazioni che massimizzano il potenziale di vendita.


Negozio della Reebok. Shanghai. Render. In costruzione.

In questo negozio il materiale principale è il fiberglass. Cosa mi dici di questo materiale?

Il fiberglass che stiamo usando è stato prodotto in Cina. La Cina ha la capacità di produrre dei bellissimi lavori con le fibre di vetro, in quanto producono pezzi molto precisi ed estremamente economici rispetto ad esempio a New York. Nel negozio della Reebok, il fiberglass è fatto da tanti piccoli pannelli che rivestono la struttura che è stata prodotta in fabbrica ed infine Tutta la parte in fiberglass è sostenuta dalle scale, dalla struttura esistente e dal muro verticale. Ci sono inoltre parti trasparenti ottenute con un materiale plastico che viene usato per le lenti degli occhiali, nella quale la pressurizzazione genera distorsioni nel momento in cui si guarda attraverso. In tutto l'edificio si può percepire la pressione tra il soffitto e il pezzo di fiberglass sospeso, tra la materialità del fiberglass e l'esistente edificio in cemento, tra l'esterno e l'interno.

Quindi percepiamo in questo edificio spazi ambigui generati attravero un'indagine anche sui materiali stessi.

Sono affascinato dalla proprietà dei materiali e specialmente in come un materiale passa da uno stato ad un altro. Sappiamo che certi materiali sotto specifiche condizioni possono per esempio crescere o restringersi, il nostro lavoro sarà in futuro anche quello di produrre interattività attraverso il materiale stesso che cambia senza un necessario cambiamento della forma in sé.

Si tratta di un'indagine sul materiale e sulle sue proprietà?

Sì, la gamma di behaviour che un materiale produce sono per me estremamente affascinanti. Guardo sempre ad esempio allo sviluppo dei materiali intelligenti specificamente alle nanotecnologie.

Hai gia un'idea di un prossimo materiale che ti piacerebbe sperimentare?

Non proprio. Per dare un esempio, credo che le nanotecnolgie possano aprire un potenziale creativo per gli architetti in modo esponenziale. Ne parlo nel mio libro che sarà presto pubblicato. Mi piace provare ad usare un materiale in diversi modi, in modi in cui non è ancora stato utilizzato, è come tentare una nuova scrittura del materiale stesso, e quindi una riscrittura di come il progetto può prendere forma. Sono inoltre interessato a come un materiale si riorganizza alle diverse scale, per esempio nel mio Design Studio Research all'Università di Pennsylvania, tento di capire quali sono le potenzialità di una superficie e come questa si può riorganizzare in relazione a diversi fattori. L'insegnamento e le ricerche che faccio con il mio corso sono fondamentali per lo sviluppo continuo dei miei interessi.

Uscirà presto il tuo libro Catalytic Formations: Architecture and Digital Design, me ne puoi parlare?

Catalytic Formations verrà pubblicato a fine ottobre, è un libro diviso in cinque capitoli. Il primo capitolo si chiama Technique and Technology, il secondo Temporality, il terzo The Virtual and the Actual, il quarto Affect and Effect, infine il quinto Feedforward: New Potential Technologies and Techniques. Il libro è un ciclo che parte da tecniche digitali e fa ritorno alle tecniche stesse. In questo libro ho fatto riferimento a studi di architettura che usano il digitale in modo interessante. Ho menzionato sette architetti che vanno da Zaha Hadid a Greg Lynn, da Mark Goulthorpe a Lars Spuybroek per farne un esempio. I maggiori riferimenti e spiegazioni rimandano comunque ai lavori di Contemporary Architecture Practice.

Possiamo dire che se i due numeri di A.D. con l'idea di performative parlavano di processi, ora Catalytic Formations mostra i risultati di nove anni di lavoro portati avanti da Contemporary Architecture Practice. Si passa da processi ad effetti.

Sì, nel 1996 ero interessato al processo. A quel tempo molti architetti facevano delle indagini sui diversi processi con l'intento di generare forme. Ora voglio mostrare con questa pubblicazione quali effetti possono essere prodotti e perchè questo è importante in architettura. Lo studio sui processi è stato in continuo sviluppo per lungo tempo. Nell'ultimo capitolo mostro quali tecniche future potranno avere un ruolo principale nell'influenzare la nostra professione.

Se si guarda al futuro, cosa ti piacerebbe sperimentare nel prossimo intervento di grade scala e di piccola scala?

Ti parlo di due progetti di diverse scale di cui stiamo attualmente lavorando in studio. Per la piccola scala, stiamo lavorando per un'industria di apparecchi illuminanti negli Stati Uniti. Questa è una giovane impresa all'interno di una più larga e famosa azienda che ha chiesto a dieci designer e architetti di progettare dei corpi illuminanti. Per la grande scala stiamo lavorando su un progetto localizzato vicino al mare in cui l'acqua, la sabbia e il sale sono gli elementi principali. Stiamo provando ad asciugare il sale in modo che cristallizzi all'aria in particolari conformazioni. Lavorare sulle diverse scale è stimolante: nella piccola scala puoi sperimentare nuove idee e nuovi materiali e vederne gli effetti in un tempo relativamente ristretto. La grande scala è sempre molto eccitante in quanto sono coinvolti più componenti e presenta una maggiore complessità data dalla scala stessa dell'intervento. È un momento molto interessante, questo, ci sono molti studi di dimensioni ridotte che stanno facendo stimolanti architetture e ricerche allo stesso tempo. Università come ad esempio Penn sono perfetti spazi per la condivisione di informazioni e idee. Per fare un esempio il progetto grafico del libro che sto pubblicando è di Dean Di Simone, co-fondatore dello studio KDLAB che pure insegna all'Università di Pennsylvania.

Una monografia che vedremo presto pubblicata. Ti ringrazio.

Prego.
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