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Tsunami Memorial. Cinque gesti di speranza e di riconciliazione con la natura

Francesca Oddo



È sorprendente come i disastri più violenti e strazianti possano generare, oltre a pagine infinite di dolore, sentimenti di umanità capaci di unire il mondo intero in una sola forza. Da un lato la distruzione -di vite, di ambienti, di speranze-, dall'altro la volontà di ricostruire il futuro di chi è sopravvissuto, i luoghi abitati fino a quel momento, il desiderio di trovare ragioni per ricominciare. Il lutto nega, e allo stesso tempo genera un impeto istintivo alla reazione.

[18jun2006]
Il 26 dicembre 2004 si è consumata nel sud-est asiatico una delle tragedie più catastrofiche che il mondo civile abbia mai conosciuto. La natura ha dato voce, forma e arroganza ad un'onda di dimensioni colossali che ha cancellato tutto ciò che ha incontrato sulla sua strada, dalla costa fino a diversi chilometri verso l'interno. Trecentomila persone, senza distinzione di età, sesso o nazionalità sono diventate preda della furia chiamata tsunami (che in giapponese significa "onda di porto", da tsu-porto e nami-onda). Hanno perso la vita, spesso senza lasciare traccia.

Altre tragedie prima di questa hanno generato profonda solidarietà e spirito di collaborazione. Mai, però, come in questo caso, sono state coinvolte popolazioni così diverse per cultura, status sociale, fede religiosa. Poveri e ricchi, locali e turisti, europei e asiatici, americani e africani. Il mondo si è ritrovato scosso e unito, senza confini geografici o sociali. La reazione alla sciagura è stata altrettanto compatta. Numerose le iniziative mirate alla ricostruzione psicologica, economica, ambientale. Fra queste, il primo concorso di progettazione bandito dal Governo della Tailandia con l'obiettivo di costruire un memoriale dedicato alle vittime dello tsunami. Aperta a tutti i paesi del mondo, la competizione è stata l'occasione per confrontarsi sul tema del dolore e della memoria.

Cinque le idee selezionate: provengono dalla Spagna, dalla Finlandia, dalla Cina, dagli Stati Uniti e dall'Australia. Ognuna di esse è il risultato di un impegno sinergico fra architetti stranieri e gruppi di progettazione locali. Il primo premio è stato assegnato allo Spagna, ma i vincitori sono tutti coloro che hanno deciso di prendere parte al concorso dimostrando, prima di ogni altra cosa, partecipazione e umanità. Le cinque proposte insistono ora sulla riconciliazione con la natura, in quei luoghi tanto affascinante e generosa di emozioni quanto estrema, ora sul valore della solidarietà, sul concetto di viaggio, di percorso, di esperienza emotiva. Tutte celebrano il ricordo attraverso la suggestione e la comunicatività del linguaggio simbolico.



Mountains of Remembrance è il progetto di DISC-O ARCHITECTURE, il gruppo spagnolo guidato da Ana Somoza e Juana Canet, con Naga Concepts (Tailandia). La giuria ha premiato la proposta per la capacità di porre a confronto culture e religioni diverse, tecniche costruttive innovative e tradizioni locali, ambiente costruito e scenario naturale. Ma soprattutto, the Mountains of Remembrance è il trionfo dello spirito di collaborazione che rende uniti e crea le premesse per un viaggio alla volta della memoria e della ricostruzione.






Progetto vincitore. Mountains of Remembrance (Spagna). DISC-O ARCHITECTURE con Eva Sebastián Peñín, Angel Martínez Rodríguez, Laura Somoza Jiménez, Raquel Lozano Gutiérrez, Juan Antonio Díaz Moreno, David González Calle, Jose Antonio Somoza Arribas, Miguel Jaenicke Fontao, Sara Fernández Lopez, Beatriz San Salvador Pico, Constantino Hurtado Mingo, Tectum Ingenieros. Con Naga Concepts Co., Ltd. (Tailandia).

Pensato all'interno del lussureggiante sito di Khao-lak Lamru National Park, il luogo della memoria si raggiunge attraverso un percorso immerso nella foresta, lungo il quale le pause sono scandite da punti di ritrovo e di sosta. Il viaggio conduce infine sulla costa, in vista del mare: qui, una cresta di cinque torri di altezze diverse fa eco agli Hongs di Phang Nga Bay, paesaggio acquatico surreale costituito da una serie di isole di calcare che emergono ripide in mezzo al mare. Spesso celano al loro interno splendide grotte circondate da pareti verticali di mangrovie che accompagnano lo sguardo verso il cielo. Allo stesso modo, le torri degli spagnoli custodiscono al loro interno teorie di paesaggi emotivi: ognuna di esse ospita una diversa funzione -museo, spazio didattico, luogo degli eventi. La più suggestiva, la più alta (30 metri), l'apice narrativo di questo viaggio interiore è la torre della memoria, articolata in sette livelli che percorrono la struttura secondo un andamento ascensionale, alla ricerca della luce e della serenità. Omaggio alle teorie del nirvana. La natura, responsabile del dolore, investe il cuore e la mente dei visitatori, li strugge, li sorprende e poi li libera, li restituisce alla luce e quindi alla memoria.









Finalista. Garden of Recitation (Stati Uniti). VeeV Design (Raveevarn Choksombatchai, Will Oren, Suthida Cheunkarndee, Dong Suh, Andy Shanken). Con Plan Architect Co., Ltd. (Tailandia).

VeeV Design (Stati Uniti) con Plan Architect è l'autore di Garden of Recitation. Una galleria a ponte galleggia nel cuore della foresta; sospesa, appoggiata alle sue estremità, intende inserirsi nella natura con discrezione, silenziosamente, quasi invisibile. Non a caso, l'edificio -sede di un museo della memoria e di un centro educativo- è concepito come una scatola in cemento trasparente avvolta da un manto nervoso e intricato di griglie di acciaio, chiamate a simulare il bosco di piante di bambù. Il museo-giardino si cela, si occulta, si nasconde attraverso la vegetazione: al suo interno il visitatore si sente parte della natura, della catastrofe e allo stesso tempo della vita.








Finalista. Lighting the Void (Australia). Richard Weller, Gary Marinko, Bruce Rowe, Mike Rowlands, Scott Guerin. Con A49 Limited (Tailandia).

Luce e mare sono i protagonisti di Lighting the Void, il progetto degli australiani Richard Weller, Gary Marinko, Bruce Rowe, Mike Rowlands, Scott Guerin con A49 Limited. Il percorso di accettazione e di comprensione del dolore non è affidato tanto alle qualità narrative dello spazio costruito, quanto alla natura e alle sue forza comunicativa. Il museo e il memoriale sono due momenti fisicamente separati. Il primo sorge ai margini della strada: una struttura in legno, leggera, discreta, si offre e si proietta come una pedana verso l'oceano. Qui, sulla distesa azzurra delle acque, una regia di proiezioni luminose disegna la memoria e la speranza.


Finalista. Hand in Hand (Cina). Hou Liang. Con CASA Co., Ltd. (Tailandia).

Più convincente è Hand in Hand di Hou Liang (Cina) con CASA. Meno complesso ed enfatico, più vicino al sentimento che alla forma, Hand in Hand è costituito da un insieme di otto cubi -candidi e disposti a cerchio- che hanno perso la loro linearità e il loro ordine geometrico. Ma rimangono in cerchio, come un girotondo di persone che si tengono per mano. Esattamente come è accaduto durante la catastrofe: l'onda anomala ha creato il caos, ma non ha rimosso, anzi ha rinsaldato, lo spirito di comunione. Il memoriale è un susseguirsi di spazi e di percorsi apparentemente caotici, dedicati alla meditazione, alla contemplazione del mare, alla partecipazione.






Secondo classificato. Boats (Finlandia). Avanto Architects Ltd. (Anu Puustinen e Ville Hara). Con DBALP - Duangrit Bunnag Architect Limited (Tailandia).

Il progetto più bello è quello più semplice. Il gruppo finlandese Avanto Architects con DBALP- Duangrit Bunnag Architect Limited propone Boats, un gesto -definito "poetico" dalla giuria- attraverso il quale la vita riafferma la sua determinazione alla continuità. Qui l'architettura è solo un pretesto, un'occasione per lasciare verbo ad un'unica materia -quella dei sentimenti- e ad una sola forma -quella della natura.

Il museo -pensato in bambù, acciaio e vetro- si apre alla vista del mare e al suono del vicino ruscello. In questa atmosfera di riconciliazione con le forze della natura, i visitatori potranno piegare una foglia di bambù per darle la forma di una barca da affidare alle correnti dell'oceano. Da un'azione individuale nasce la speranza collettiva. Come nelle tradizioni delle locali popolazioni Mokan, il rituale esprime fiducia nel mare e lo nutre di attese. Il ricordo diventa un gesto, una mano tesa che inizia il viaggio di una piccola barca verso l'orizzonte, verso il futuro.

Francesca Oddo
francesca.oddo@architettura.it


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