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Appropriate for fantasies. Effimero urbano a Burning Man

Roberto Zancan



Burning-Man Project 2006, l'annuale festival artistico basato sul principio della "radical self expression and self-reliance" si conclude oggi, 4 settembre 2006, giorno della festa del Labour Day, nel deserto del Nevada. Per analizzare e comprendere questo cruciale evento della contro-cultura americana, Roberto Zancan ha steso una nota di commento e interrogato, per i lettori di ARCH'IT, due interpreti privilegiati dell'evento, Matt Wray (sociologo) e Benjamin Grant, insieme a Rod Garrett, il progettista di Black Rock Desert of Nevada, l'effimera grande città dove ogni anno si svolge l'evento.



"In a landscape where nothing officially exists, absolutely anything became thinkable, and many consequently happen."
Reyner Banham, Scenes in America Deserta, 1982



 
In una valle del Nevada non lontana dai casinò di Reno, oltre 35.000 persone ogni anno si incontrano nel deserto. Su questa disabitata distesa, chiamata Black Rock -precedentemente conosciuta solo per i record di velocità dei veicoli a razzo-, un'eterogenea moltitude dà vita, nella settimana del "labour day", al più intenso avvenimento della contro-cultura americana: Burning Man. A dare nome all'evento è il momento culminante del raduno: l'incendio di una statua di legno imbottita di esplosivo e di fuochi d'artificio. Privo delle intenzioni di rappresentare alcunché, questo episodio di quella "radical self-expression" che anima l'intero raduno rinvia all'origine dell'evento: l'incendio di un'improvvisata sagoma lignea dalle sembianze umane su una spiaggia di San Francisco nel 1986. Artefice un eccentrico lavoratore giornaliero, Larry Harvey, oggi chiamato a spiegare lo spirito e il successo della sua iniziativa nelle più prestigiose istituzioni culturali americane.

[04sep2006]




La comunità di Black Rock City, che nella sua fuggevole esistenza di una settimana assurge a quarto insediamento del Nevada per numero di abitanti, si basa su semplici e ferrei principi:

- "Contribute instead of consume." Nessun forma di vendita o di acquisto è permessa e ogni utilizzo del denaro è bandito. Tutte le transizioni si ispirano all'"economia del dono" e trovano principale svolgimento negli oltre mille "theme camp" che offrono dai più indispensabili ai più inessenziali dei servizi: dalla riparazione delle biciclette alla degustazione di assenzio; dalle docce, alle macchine-vibratore per signora. Uniche merci acquistabili, a parte il biglietto d'accesso (intorno ai 250 dollari), sono ghiaccio e caffè.


Foto di Rod Garrett.




Foto di Rod Garrett.

La fila del contro-esodo.

- "No Spectators." La creatività prima di tutto: ognuno è incoraggiato non solo a portare e a mettere a disposizione tutto quanto è necessario per sopravvivere nel deserto, ma anche a partecipare in forma attiva all'evento, producendo performance e istallazioni artistiche, esibendosi o, anche semplicemente aiutando il prossimo.


Mutant vehicle di fronte al Temple.

- "Leave No Trace." Seguendo un approccio radicale all'anti-littering -ma rispondendo anche alle richieste delle amministrazioni pubbliche di ripristinare un luogo naturale preservato e protetto alle sue condizioni originarie-, ogni cosa portata a Burning Man deve essere infine rimossa. Un aspetto che rende effimera, mobile e il più delle volte "combustibile," ogni costruzione presente a Black Rock City e al quale fa da corollario il divieto di utilizzare mezzi di trasporto a motore, se non trasformati in assurdi e collettivi "mutant vehicle."


Pianta dell'insediamento, edizione 2001.

L'insediamento si organizza a semicerchio attorno alla figura del Burning Man, che assume la funzione di riferimento visivo nella distesa pianeggiante del deserto. Da essa si dipartono quattro boulevard: tre in direzione dell'accampamento e l'ultimo orientato verso la distesa disabitata. All'apice di questo trova posto l'altra grande costruzione destinata a bruciare al temine della settimana: il Temple. Nei punti in cui tre boulevard incontrano l'Esplanade, un'arteria circolare lungo la quale si concentra lo spessore destinato ad accogliere i "theme camp" (e gli analoghi "village"), si aprono altrettante piazze. Le due laterali accolgono le principali attrazioni musicali, mentre la terza, il Centre Camp, assume il carattere di luogo centrale dell'intero insediamento, ospitando il Cafe du Temps Perdu.



Al di là dello spessore delle attività collettive si sviluppa la trama "residenziale" dell'accampamento, costituita dall'intreccio di 10 percorsi concentrici e 17 percorsi radiali. Alla estrema periferia le sedi del Departement of Public Works, il centro di Sanitation con fire services e il campeggio d'arrivo. All'esterno del perimetro l'aero-eliporto. Tra l'Esplanade e il Burning Man, la vasta superficie della Playa offre infine un immenso spazio espositivo alle istallazioni che si estendono a perdita di vista sino al recinto pentagonale che delimita l'intero insediamento.


Pianta dell'insediamento, edizione 1999.


Pianta dell'insediamento dell'edizione 1998. Dettaglio delle istallazioni sulla playa e del Central Camp.




Un campo tematico dedicato alla riparazione delle biciclette.


Un campo tematico: condomino di amache..


Interno del Cafe du Temps Perdu.

In questo intreccio di ordine insediativo ed anarchia collettiva Black Rock City sembra essere l'ultima espressione di una dialettica. Quella tra la reazione di protezione nei confronti del deserto sviluppata dall'etica protestante dei pionieri, che portò Frank Lloyd Wright a ripetere anche ad Ocadillo Camp: "the desert is where God is and man is not", e l'invenzione di una libera tradizione della costruzione abitabile, spontanea, colorata e leggera, tipica della Bay Area e della California meridionale.


Uno dei camion che tracciano e mantengono umide le strade.

Un'interpretazione che consente forse di individuare il carattere peculiare delle istallazioni presenti a Burning Man, nella loro profonda e desertica tendenza al "disembodiement of objects." Ovvero un perdere consistenza per divenire semplici luci, segnali, sagome, radiazioni luminose, fuochi fatui. Un movimento che le fa approdare più o meno consapevolmente ad altre "plages vibrantes de soleil" (Camus), che finiscono per proporci come chiave interpretativa del raduno più la figura esistenzialista del ribelle che quella del rivoluzionario pronto all'alternativa sociale.

Roberto Zancan
roberto.zancan@gmail.com


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