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Memorie alluvionali

Gilberto Corretti



Per festeggiare i 50 anni di Poltronova la Galleria Carla Sozzani ospiterà, in occasione del prossimo Salone del Mobile, una ricostruzione della mostra Superarchitettura, manifesto del Design Radicale italiano, realizzata a Pistoia nel 1966. L'iniziativa, voluta dal Centro Studi Poltronova, è stata curata da Gilberto Corretti e portata a termine con la partecipazione di tutti i protagonisti dell'evento originario insieme all'appassionato gruppo che si riunisce oggi intorno alla storica azienda di Agliana.



 
La notte fra il 3 e il 4 novembre 1966 l'Arno, memore della tradizione pagana che attribuisce ai fiumi anima bizzarra e furore divini, decise di uscire con violenza dal suo alveo sommergendo dalla sorgente alla foce per intero la sua valle di melma, liquami e nafta uscita dalle cisterne dei bruciatori domestici e Firenze fu una città alluvionata.

[10apr2007]


"Alluvionate" era allora un termine comunemente riservato alle valli del Polesine le quali, un anno sì e l'altro no, subivano questa sorte che veniva avvertita dalla maggioranza degli italiani solo per il risibile aumento imposto dai governi del tempo sui biglietti del cinema e sul litro di benzina, da poco diventata "super". Scene di paesi galleggianti su maestose pozzanghere, senza moto ondoso e ferme come specchi di cristallo appena increspati dalle barche degli sfollati e soccorritori, si potevano vedere nei cinegiornali proiettati nei cinema del tempo e nelle vicende di Peppone e Don Camillo dai set ambientati in anonimi paesi della Bassa Padana.

Ma un fiume, maestoso come il Rio delle Amazzoni, che attraversava di brutto una città, e una città come Firenze, non si era mai visto, a memoria d'uomo vivo almeno, visto che le cronache ammonivano che lo straordinario fatto si ripeteva con puntigliosa regolarità ogni cento anni. Un incredulo sbigottimento fu il sentimento di quello sparuto drappello di cittadini che abitando in collina e alzatisi di buonora poterono contemplare lo spettacolo dal piazzale Michelangelo sotto una pioggia ancora battente, nonostante l'impareggiabile risultato raggiunto. Poi, ritiratesi le acque come nel mar Rosso biblico, i fiorentini rifugiatisi ai primi piani, i più fortunati, ai terzi e sui tetti i più sfortunati, poterono scendere di nuovo nelle strade dove il fiume testimoniava la sua creatività, citando tutte le avanguardie artistiche del tempo, in un'incredibile performance impastata di fango, carcasse d'auto e rifiuti d'ogni genere.

 
Allestimento alla galleria Jolly 2 di Pistoia, 1966.

I fiorentini non furono da meno e insieme ai primi e risibili colpi di pala per liberarsi dalla mefitica melma comparvero nelle vetrine fangose dei negozi, le merci sconciate ammucchiate davanti nella strada, cartelli che temperavano la rabbia e la disperazione nel sarcasmo delle battute di spirito: "Liquidasi tutto", "Alluvio pesce del diluvio" (affisso a un barattolo di vetro dove in acqua poco pulita nuotava un pesce d'Arno) e via dicendo.



La mostra della "Superarchitettura" è stata pensata discussa e costruita in questo paesaggio umano e urbano e non a caso ha debuttato appena un mese dopo a Pistoia, città che, data la geografia del luogo, non fu investita dalla bizzarria dell'Arno che le scorre incassato a valle a rispettabile distanza. I protagonisti di questa vicenda, allora tra i venti e ventisette anni, già "giovani adulti" secondo il metro generazionale del tempo, l'hanno vissuta nel clima e nelle emozioni straordinarie di una città che a sua volta viveva un'esperienza straordinaria, come più tardi scrisse Arata Isozaki (1) che, con acume orientale sensibile alle trame psicologiche del genius loci, vide i due eventi sottilmente intrecciati.






Adolfo Natalini, Andrea Branzi, Massimo Morozzi alla galleria Jolly 2, nel 1966.

La "Superarchitettura" era ambientata nella galleria d'arte Jolly 2 al numero diciassette di via San Bartolomeo, un sottosuolo di due stanze cui si accedeva da ripidi scalini direttamente dalla strada più in alto. Lo gestiva il signor Nerozzi, alias "Puppino", un simpatico venditore di pesce fresco che riceveva direttamente gli artisti al mercato, dietro il banco ingombro di persici e calamari. Da lui sono passate quasi tutte le leve della Pop art giovanile pistoiese, affollata di talenti allora in erba. Un imbuto d'ingresso, il cui compito principale era quello di distrarre lo spettatore dalla modestia del luogo, era decorato a nubi e raggi di sole che scaturivano da una stretta apertura nella quale era inquadrato un prisma decorato a strisce ondulate su cui spiccava il logo della Superarchitettura.

Superato l'imbuto ci si trovava di fronte a una serie d'oggetti costruiti e dipinti dai protagonisti in un paio di settimane di frenetica attività: una chaise-longue, una cassa acustica collegata a un'improbabile scatola giradischi, una cassettiera con decori luminosi, un contenitore cubico, due sedili a onde che, dirimpetto l'uno all'altro, riempivano per intero la seconda stanza e una serie di solidi floreali di cartone tagliati trasversalmente ad angolature diverse e colorati vivacemente.






La Mucca.


Supersonik.


Il prisma.

Supersonik, Per Aspera, La mucca, Superonda erano i nomi dati per caso o per intenzione ad alcuni degli oggetti in mostra; non tutti erano stati realizzati per l'occasione, alcuni provenivano da altre intenzioni e occasioni ma tutti scaturivano da una miscela esplosiva nella quale si temperavano improvvisazione, spregiudicatezza giovanile, ironia, spirito ludico, senso e consapevolezza critica dei tempi vissuti.


In questo gruppo di immagini: Centro Studi Poltronova, ricostruzione 2007. Gilberto Corretti, Alessio Sarri e Simone Risaliti al lavoro.

Quarant'anni dopo quell'evento ricco d'acqua e di spregiudicatezza, in tempi che per curioso contrappasso lamentano carenza mondiale di risorse idriche, ma ci auguriamo non di spregiudicatezza, il Centro Studi Poltronova ha ricostruito nella Galleria Carla Sozzani di Milano la mostra "Superarchitettura" di Pistoia basandosi sui pochi documenti rimasti, fra i quali non ci sono né abbozzi né disegni in scala, perché molti pezzi furono tracciati direttamente al vivo, ma solo foto in bianco e nero e diapositive a colori, e sulla memorie dei protagonisti, purtroppo poco utili per ricavarne misure o proporzioni certe degli oggetti esposti.


Tunnel di ingresso.


Per Aspera.

Abbiamo utilizzato quindi tecniche fotogrammetriche di ricostruzione lavorando sulle immagini e ricavando le misure da particolari affidabili, come le piastrelle dei pavimenti sui quali gli oggetti erano esposti o altri particolari certi dai quali fosse possibile ricavare, con raffronti e interpolazioni, le dimensioni degli oggetti stessi. Nell'esecuzione degli oggetti abbiamo utilizzato tecniche artigianali e manodopera giovanile non specializzata per mantenere lo spirito di quei "giovani adulti" neolaureati ai quali non mancavano le idee e lo spirito d'iniziativa ma sicuramente difettavano esperienze e malizie tecnologiche, confidando che la fresca inesperienza giovanile e la speranza di futuro, il sale della Superarchitettura del 1966, siano presenti anche nella Superarchitettura del 2007.

Gilberto Corretti (Archizoom Associati)
NOTA:

1. "Space Design", 121, settembre 1974.

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