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Concorsi privati a inviti: un "discount" per il marketing immobiliare

Andrea Boschetti, Alberto Francini



La pratica dei concorsi va tutelata, scrivono Andrea Boschetti e Alberto Francini di Metrogramma nella lettera pubblicata questa settimana sull'inserto "Edilizia e Territorio" del quotidiano "Il Sole 24 ORE".



 
Il tema del concorso d'architettura, da sempre una cartina tornasole importantissima, pare vivere una stagione problematica dal punto di vista della riflessione disciplinare, al punto che sarebbe necessario affrontare la questione attraverso una riflessione seria tra addetti ai lavori. Molti sono i fattori che concorrono a tale crisi. Il bando di concorso, di fatto, nasce come conseguenza diretta di una domanda di "modificazione e trasformazione" di un territorio e di un luogo, a cui rispondere nel segno della massima qualità e attraverso una virtuosa competizione di idee. Questa lettera intende evidentemente riaffermare la natura concettuale dei concorsi esprimendo un chiaro disappunto nei confronti di chi, a scopo puramente commerciale e pubblicitario, antepone l'interesse aziendale alla proposta di qualità, negando, così, l'aspetto più nobile di un progetto, vale a dire la ricerca intorno ai temi dell'etica e dell'innovazione.

Negli ultimi anni, infatti, gli architetti più in vista vengono spesso invitati a partecipare a competizioni organizzate da soggetti privati. Le condizioni offerte per la partecipazione sono il più delle volte mortificanti nei confronti della professionalità di architetti ed urbanisti: poche risorse e inevitabili risposte deboli sul piano culturale. A fronte di risibili rimborsi spese, infatti, l'impegno degli studi non può che essere superficiale. Un po' come chi nasconde polvere sotto preziosi tappeti o come chi cela imperfetti vetri dietro tende in organza, spesso, le competizione ad inviti, annunciate da fanfare mediatiche tanto per accreditarne la natura meritocratica, mascherano, invece, un'intrinseca volontà speculativa, che induce soggetti privati a fare incetta di idee e soluzioni altrimenti molto più onerose da reperire, nel caso in cui dovessero rispettare gli onorari di base previsti dagli ordini professionali per le medesime prestazioni.

Lo scenario non è confortante. È evidente che comunque è più importante l'effetto marketing che la qualità del progetto. Sorridono sconcertati, per usare un eufemismo, i nostri colleghi internazionali, quando raccontiamo di concorsi in cui anche nomi illustri partecipano a gare private con rimborsi spese che mediamente si aggirano tra i 4.000 e gli 8.000 Euro. Ciò che colpisce è il dichiarato, seppur implicito, disinteresse del soggetto privato, gruppo immobiliare o holding che sia, nei confronti della qualità del tema progettuale oggetto di concorso. Ogni modificazione infatti ha -e non può essere altrimenti in una cultura fondata sulla sedimentazione cumulativa del "significato di città"- una importantissima rilevanza anche urbana, e quindi collettiva. È mai possibile che l'architettura valga sempre meno in questo Paese? È mai possibile che da un lato le realtà produttive più forti dichiarino quotidianamente la volontà e la necessità di tornare a competere sul piano internazionale anche dal punto di vista architettonico e che, dall'altra parte, facciano di tutto per risparmiare proprio sui temi connessi al valore delle idee e della ricerca? Perché quando grandi gruppi internazionali (magari gli stessi) organizzano concorsi ad inviti in altri paesi europei, come in Spagna, Francia, Germania, Inghilterra, non corrispondono agli architetti invitati, a parità di quantità e complessità di tematiche, le stesse cifre di rimborso che corrispondono invece in Italia?

Visto e concesso che lo strumento concorsuale di per sé è certamente virtuoso, a maggior ragione se promosso d'iniziativa privata, risulta doveroso rilevare quanto però l'ingranaggio presenti qualche dente spezzato. Le responsabilità, sia chiaro, di questa un po' provinciale consuetudine, sono tuttavia da attribuirsi anche agli architetti oltre che agli imprenditori, nel momento in cui accettano con serenità buddista l'aspetto più deteriore del concorso, che offende non solo la professionalità degli architetti con la "griffe", ma anche i giovani talenti e, perché no, i bravi professionisti di provincia. Questo perché il silenzio assenso stimola anche i piccoli committenti, e non solo i grandi, a comportarsi in questo modo, ingrassando così sempre più il girone dei golosi, mai sazi di idee a buon mercato.

Anche Metrogramma è cascato più volte in questo tranello. Onorato da inviti talvolta prestigiosi, rivelatisi in seguito dispendiosissimi e non solo economicamente, ha constatato che per rispondere a fondo in termini qualitativi sono necessari ben altri rimborsi spese da parte di soggetti promotori e potenziali committenti; solamente in questa maniera uno studio è in grado imprenditorialmente, ogni qualvolta gli viene richiesto, di affrontare progetti dando risposte di vera qualità. Gruppi importanti come Generali Properties, Hines, Gallotti, Pirelli e molti altri, è da anni che conducono, in tutta Italia, una positiva politica di promozione concorsuale; purtroppo, però, a ciò non consegue un'uguale attenzione nelle risorse investite per l'organizzazione di tali iniziative, che almeno sia commisurata all'importanza delle trasformazioni urbane spesso messe in gioco. Non vorremmo che la riflessione architettonica ed urbanistica, in Italia, venisse sempre più relegata al ruolo di "decoro ed ornamento del mercato". Per la qualità vera, capace invece di competere concretamente su un piano internazionale, ci vuole ben altro impegno da parte di committenti privati ed architetti: più idee, più capacità di concretizzazione, visioni imprenditoriali più coraggiose e, certo, anche stanziamenti più importanti.

La pratica dei concorsi, virtuosa ed eccellente di per sé, va quindi tutelata, frenando con tutte le forze un avvilente gioco al ribasso, più orientato a una cultura da discount delle idee che non a un sistema di qualità. Oggi più che mai ci vuole unità di intenti tra operatori privati, Istituzioni Pubbliche e Firme dell'architettura con un obiettivo su tutti: la qualità ed il senso collettivo di ogni azione progettuale. Per tutto ciò, a nostro avviso, è necessario restituire alle idee ed ai progetti la giusta dignità ed il proporzionale valore.

Andrea Boschetti
Alberto Francini
[04jun2007]
> METROGRAMMA

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