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Lanterna Magica

...home, sweet home
saggio in forma teatrale sulle Scienze Domestiche




Enrico Caruso in Pagliacci di Leoncavallo.





Musica di scena:

I'm a wild seed again
Let the wind carry me
I'm coming home.
Joni Mitchell

Under the bridges
Over the foam
Wind on the water
Carry me home.
Graham Nash



Prologo
Io parlo per me: d'esserci non se ne parla.
Manco.
Manco, voglio dire, a parlarne.

Dialogo introduttivo
Suona il campanello: "Chi è?"
Mettiamo: "Sono io"
Senz'altro: "Desidera?"
Colui che cerca: "Cerco l'Architetto"
Delusione: "L'Architetto non è in casa"
Lamentazione: "Ma come?!... io avevo un appuntamento!"
Al citofono si taglia corto: "Non c'è nessuno in casa. Vada o sguinzaglio i cani."


Considerazione intorno al dialogo
Ovvio.
Il ricercatore se l'è cercata: L'Architetto non è mai in casa.

Preoccupazione e constatazione del Didatta
Chi avrà il coraggio di dirlo a questi cari, teneri, implumi e nondimeno crestati, saputi, primi della classe che già al secondo anno d'università tengono il mondo in punta di matita?
Se la ridono. Loro.
Loro sono laggiù, nell'Arizona, terra di sogni, di chimere: progetto Erasmus, deportazioni di massa, grand tour, viaggi organizzati, safari. Tutti pendolari, tutti fuori sede.
Si esercitano a non stare in casa, a diventare Architetti.

Dopo la scorza il succo
Ah, l'Architetto! Che bell'invenzione!: lo si scopre con le braghe abbassate e Lui ha la presenza di spirito d'accendersi una sigaretta e dire, con l'aria del turista, "m'ero appartato un attimo a fumare...".

La voce fuori campo
Sono cose istruttive, insegnamenti pratici.



Rappel à l'ordre
Per non uscire fuori Tema (il Tema, nelle Facoltà di Architettura, dove l'architetto si forma, è del tutto inderogabile, non si ha Facoltà, oibò, di farne a meno): si diceva dell'Architetto fuori sede.
Esattamente.
Nondimeno, da là dove si trova (tropici, poli, pinguini, canne di bambù, bonzi o canguri) L'Architetto Progetta La Casa.
Quella casa che, pure, diserta.
La casa deserta.


Il Giurista assolve e spiega
Ne ha Facoltà. Tutto ciò ha infatti un nome, vien detto: Facoltà di Architettura.

La voce fuori campo
Un bel colpo d'occhio!
Non c'è che dire, a volte ci si sbaglia a mostrarsi ostili.

Divagazioni letterarie
Marcel Proust era in casa: pareti imbottite di sughero, sotto le coperte.
Usciva la notte, qualche volta.
De Quincey era in casa, oppiomane erudito e senza fissa dimora: "dov'è Thomas?" è in casa, è in casa... non si preoccupi, è sempre in casa.
Oscar Wilde, vecchia checca grassa e alcolizzata: principe felice in esilio nel più sordido e malfamato tra gli alberghetti di Parigi: sempre in casa, presso il focolare, al calduccio.
London? In casa: a raccontare di Zanna bianca e delle foreste del nord.
Nel Klondike, tra cercatori d'oro e assassini. Era sempre in casa.
Raymond Roussel. Sempre in casa, il casalingo modello: sulla sua roulotte e all'Hotel delle Palme, morente, con il materasso addossato alla porta della camera di Michelle Dufrène. Morto in casa, nel suo letto.
È così, lo sanno tutti.
Tutti quelli che lo sanno.


Il Presidente dell'Ordine
L'Architetto no. Non è più in casa. È uscito da un pezzo, non si sa quando rientra.
Abbiamo qui una parcella bella e vistata da consegnargli: gliela si recapiti fermo posta.


Domanda dello Scienziato, infastidito
E allora?

Risposta del fuggitivo, barricato in casa
Niente.
Ma se volete la Scienza, allora, trasferitevi in biblioteca: novecentomila volumi non si tengono in casa.
O perlomeno, io non ce li ho.
In casa si hanno due o tre libri (naturalmente parlo per me che manco, non per voi che, non essendo in casa, bivaccate in biblioteca), e con quelli si fa quel che si può.


Fermo il diniego del Professore
"Ma la Sciiienza!
Amico caro: quel che si può non basta... la Sciiienza!... bisogna accumulare, raccoglier materiali Generalmente Utili... la Sciiienza!"




Il barricato risponde dallo spioncino
In Laboratorio, Professore Esimio. Vada a farla in laboratorio.
In casa no, ché si fa sporcizia e poi la moglie o la mamma devono pulire.


Il Coro dei preoccupati
La mamma è anziana, la moglie è femminista: siamo nei guai.

Tuttavia ecco l'esempio tratto dalla Storia
"L'Architetto non c'è" rispose la servetta Tracia.
"S'è recato da Cesare per chiedere il permesso d'ammazzarsi (il permesso... fate mente locale! Il Permesso!), aveva qualche problemino di carattere personale..."
Il Divo, L'Aureo lo guarda un poco schifato, s'annusa la manica impregnata d'essenze (perché l'Architetto già puzzava un poco di carogna) e: "Devo supporre, allora, che tu pensavi d'esser vivo", dice.
Poi lo fa benevolmente cacciar via a calci nel culo.
Così nei tempi antichi.


Seconda puntata e morale
Ma egli, l'Architetto, non tornò a casa.
Restò lì fuori a ciondolare, a immagine e somiglianza dell'impiccato. Da allora, in mancanza del permesso padronale, si contenta: e gode.


Glossa dello S.S. (Scassapalle Sputasentenze)
È un testo variegato ma debole. L'autore doveva produrre un saggio sull'abitazione (ben vincolato allo Specifico e al Disciplinare) e il babbione non ha saputo far di meglio che scarabocchiare questa ridda di scemenze.

Viceversa il chiosatore comprensivo
Mi chiedo solo se l'Architetto possa capire il busillis.
L'Architetto! che si reca sempre a domicilio, ed è perennemente fuori sede!
Ha perduto, la creatura, l'essenziale capacità di rimanere in sé, di ritirarsi, di restare in casa...


Coro dei maleducati, interrompendo...
Ultime parole di Erik Satie, morente:
"Se permettete, io mi ritiro".


Riprende il chiosatore, infastidito
...è dunque, l'Architetto, propriamente fuori di sé: uno spostato.
Paradossale, dunque, che pretenda di progettare abitazioni, per Altri.
Altri chi?
Fare attenzione. L'Architetto è soltanto uno che non ha casa, un senzatetto: non è un nomade, non è parte di alcuna Diaspora, nessuna Comunità lo accoglie.
Perciò è sempre fuori casa.
Da un pezzo, come i barboni, abita le pagine dei giornali. E si lamenta, persino (il coglione...) di non abitarle a sufficienza.


Maestro Eckart, scaccolandosi
"Se Dio vuole parlarmi, che egli venga a me, io non mi muovo."

Il consiglio del Trattatista
Null'altro gioverà all'architetto che un tavolo, della carta ed una piccola finestra per la luce.
Tra le quattro mura di una stanza (la porta non sarà strettamente necessaria) si farà quel che s'ha da fare.
Tutto il resto deve essere, con cortese diniego, chiuso fuori: Luogo, Progetto, Cantiere, Malte e Cementi. La Professionalità. Il Mestiere.
In quella stanza, tra quelle pareti, davanti alla piccola finestra...
quest'omino del tutto privo d'Idee (è questo, è questo l'essenziale...)
riflettendo (vacuo, ebete e specchio) il mondo e l'universo...
si farà l'architettura.
Un giorno sì e un giorno no qualcuno passerà davanti a quella finestra e lascerà sul davanzale pane ed acqua, parlerà del più e del meno e chiederà (forse) "come va?".
Così finalmente l'architetto sarà sempre in casa.
Se Comunità vorrà darsi, si saprà dove trovarlo: a casa.
Arresti domiciliari? Ex captivitate salus!
E quella casa?
Sarà vuota di senso e perciò abitata dalle rondini.


Il ragazzo con la fionda
Siamo a cavallo.

L'ultimo, chiudendo la porta...
"Una lunga consuetudine gli aveva insegnato una maniera molto abile di annidarsi e arrotolarsi nelle coperte.
Prima di tutto si sedeva sul bordo del letto, poi con un movimento agile si slanciava di sbieco nella sua tana, poi tirava un angolo della coperta sotto la sua spalla sinistra e, facendola passare sotto la schiena, la portava sotto la sua spalla di destra; infine, con un particolare "tour d'adresse", operava sull'altro angolo allo stesso modo; e riusciva finalmente ad avvolgere completamente la coperta attorno a sé. Così bendato come una mummia, o (come usavo dirgli) avvolto come il baco da seta nel suo bozzolo, aspettava l'approssimarsi del sonno, che generalmente sopraggiungeva subito."
Thomas de Quincey "Gli ultimi giorni di Immanuel Kant".


Per i reclami mi trovate...
In casa.

Interpolazione solipsistica
"La mia mente è un monastero. E io ne sono il monaco".
John Keats

Il cinico, sorseggiando un bourbon
Ma guarda un po'... vuoi del ghiaccio? credo di si...

Speedy Gonzales, sfrecciando attraverso il deserto
Non sufficientemente rapido, in verità, è l'architetto: dovrebbe imparare a correre rimanendo perfettamente immobile, ma ci vuole esercizio e lui non ha tempo.

Gatto Silvestro, precipitando dalla rupe
.....sssssse ne avesse, del resto, non avrebbe alcun bisogno di far presto, potrebbe benissimo permettersi di essere lento: avrebbe proprio tutto il tempo necessarioooooo.....

S'ode il tonfo, lontano, della caduta.
Cala il sipario.



Ugo Rosa
u.rosa@awn.it

[22feb2003]

la sezione Lanterna Magica
curata da Ugo Rosa


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