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Lanterna Magica

J.W. Conan. Costruttore inframurario




Bernardo Bellotto, Le rovine della cattedrale di Dresda, 1765.



All'ultimo, sciagurato, conflitto dobbiamo nostro malgrado riconoscere almeno due meriti.
Uno, noto, consiste nell'averci liberato dall'offesa all'intelligenza costituita dal nazismo e dal fascismo (per un resoconto sulla tragica imbecillità del primo rimando alle indimenticabili pagine di un testimone diretto, l'architetto Albert Speer, mentre per aver ragione di quella del secondo, per noi che viviamo in questo paese, basterà prendere visione degli eredi del ridicolo bagonghi che ne fu il duce).
L'altro, di tipo più specialistico, fu quello di rivelare agli esterrefatti londinesi, e poi al mondo intero, le architetture inframurarie di James William Conan.

[29apr2006]
Quest'artista fu, infatti, fino a quel tempo, sconosciuto a chiunque non avesse letto il saggio di Donald Mc Humphrey sui lapicidi funerari operanti nella metropoli inglese durante il regno della regina Vittoria. Ventura che non deve essere capitata a molti. Tuttavia anche la rivelazione bellica non ebbe, in verità, adeguata diffusione, essendo a quel tempo l'attenzione dei londinesi dedicata alla verifica pratica delle pittoresche allocuzioni di Lord Churchill che, come si sa, aveva profetizzato per loro "blood, sweat and tears".
Fu durante la fatidica notte del 29 dicembre 1940 che, alla luce degli incendi provocati dalle bombe teutoniche, agli occhi increduli di un preoccupato viandante apparve, dalle rovine di una casa d'abitazione di Baker Street, lo straordinario spettacolo dell'opera di James William Conen. Quando fu giorno gli inglesi poterono annoverare, accanto alla miracolosa sopravvivenza della cattedrale di San Paolo, anche questo ritrovamento tra i simboli di rinascita della loro nazione.
Proverò a spiegare di cosa si tratta.

Quasi tutti hanno avuto a che fare, almeno per una volta nella vita, con quelle incomprensibili astrazioni messe in atto dai disegnatori edili e conosciute come "sezioni longitudinali" (o trasversali). In queste bizzarre elucubrazioni disegnative, che gli architetti si ostinano a proclamare necessarie, s'immagina la costruzione come affettata dalla lama di un coltello, con tutte le sue stanze, anche le più segrete e quelle intorno alle quali dovrebbe vigere il più pudibondo silenzio, paurosamente esposte allo sguardo indagatore degli estranei. Un bombardamento, considerato dal punto di vista artistico, non è altro che il diabolico tentativo di mostrare la veridicità di quelle asserzioni grafiche, ed è nella loro concretizzazione che i bombardati si trovano, in effetti, a dovere eleggere dimora.
Nel nostro caso però, laddove secondo il progetto non avrebbero dovuto esserci che pietre, e cioè tra la facciata esterna della casa e la corrispondente parete interna, apparvero queste nuove ed incredibili architetture scolpite.

L'autore di questi misteriosi manufatti, destinati a rimanere segreti, era Conan il lapicida, che vi lavorò presumibilmente di notte, all'insaputa delle maestranze che costruivano l'edificio e dello stesso progettista, per volontà esclusiva del futuro abitatore. Possiamo affermare che questa non fu l'unica costruzione cui J.W. Conan fornì il suo laconico contributo; anzi, in seguito a ricerche svolte dai magnifici segugi di Scotland Yard al guinzaglio di alcuni tra i più celebri studiosi d'arte del mondo (ovvero dagli studiosi al guinzaglio dei segugi, com'è più credibile) si è giunti alla conclusione che l'artista ebbe modo di lavorare ad almeno una mezza dozzina di costruzioni nell'area della capitale inglese e che il suo nome e la sua fama circolassero, durante il periodo in cui era attivo, tra gli ambienti più raffinati e colti della città, pur se coperti da una sorta di omertà esoterica. Esiste una lettera di Oscar Wilde (trovata tra le carte del suo giovane e micidiale amante Bosie, al secolo lord Alfred Douglas) e indirizzata a McNeill Whistler, in cui lo scrittore fa un fugace riferimento al "Our magical friend J.W.C.", scherzando sul fatto che il pittore avesse il medesimo nome ma non uguale tendenza a star zitto.

Purtroppo lo studio dell'opera di James William Conan non ha potuto che limitarsi a quest'unica realizzazione, la quale, peraltro, rimase visibile solo per alcuni mesi, poiché i proprietari, forse discutibilmente ma certo comprensibilmente, non furono disposti più a lungo ad abitare una sezione longitudinale.
Né riteniamo plausibile che altre se ne rinvengano: i londinesi non sembrano, infatti, per parte loro, disposti a farsi ulteriormente bombardare, neanche per motivi d'ordine culturale (e tuttavia non bisogna disperare dal momento che il dottor Tony Blair possiede forse, in questo campo, talento e vocazione sufficiente a sorprenderci).

Dal momento, per altro, che le poche fotografie dell'opera sono andate perdute s'è deciso di archiviare questa singolare figura ed annoverarla tra quelle minuscole irregolarità della storia di cui nessuno trova dignitoso prendersi cura.
Io ne ho voluto dare qui testimonianza per il minuscolo (ma tuttavia inesauribile) motivo che non c'è nulla, ahimè, di cui testimoniare.
Perciò propongo alle autorità competenti di non perdere l'occasione per dedicare un monumento a James William Conan, costruttore inframurario.
Sarebbe un monumento che per una volta non servirebbe a ricordarci qualcuno di cui, purtroppo, nessuno s'è mai dimenticato.
E assolverebbe, inoltre, una funzione didattica e sanitaria: al giovane architetto menzionerebbe che star zitto e sparire è cosa che può meritare riconoscenza e ricordo.

Ugo Rosa
u.rosa@awn.it

la sezione Lanterna Magica
curata da Ugo Rosa


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