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Lanterna Magica

Roma città eterna







"Uno stupido è uno stupido. Due stupidi sono due stupidi. Diecimila stupidi sono una forza storica.
"Non sono le idee che mi spaventano, ma le facce che rappresentano quelle idee."
"In Italia non si perde nessuna occasione per incoraggiare la stupidità, la vanità e la retorica dei ceti medi."
Leo Longanesi



Il sistema elettorale ha celebrato i suoi fasti e il famoso "popolo italiano" ha scelto dappertutto chi deve rappresentarlo.
I numeri sono inequivocabili e quando, fra un pochino, la famosa "società civile" (gazzettieri al comando) si ergerà di nuovo indignatissima contro "la casta" bisognerà pure che qualcuno glielo faccia presente.
Questa è la società civile e questa la sua classe politica, scelta nelle urne con valanghe di voti.
Il resto, se permettete, sono chiacchiere e far finta di non capirlo è anche peggio che non capirlo sul serio.
I tempi, inoltre, impongono allegria.

Dopo il rimminchionito in carriola che tiene in caldo i fucili sotto il pappagallo ecco un nuovo prodotto dell'Italia che cambia: il fasci-fashion.
Un coso con la faccia un po' così e l'espressione un po' così che, avendo scoperto che i calzini se li può tenere su col reggicalze, si tiene le manine libere per fare, di tanto in tanto, un pudico saluto a braccio teso pour les amateurs ma, quando qualcuno vuole immortalarlo sulla lastra, finge d'acchiappar mosche. La croce celtica, intanto, se la tiene per ogni evenienza ben nascosta sotto il canottierino firmato Dolce e Gabbana: è un ricordo di gioventù, dice. Ai sentimenti non si comanda. Uno tiene sul cuore padre Pio, un altro la ciocca del perduto amore e un terzo la croce uncinata. Son fatti privati.
Oggi lo portano in trionfo legioni di tassinari con l'elmo di Scipio sulla testa, ma domani, per modernizzare la città, sono in programma Krier, il cerchio di fuoco e i figli della lupa.

Già gli architetti accorrono: bravo di qui e bravo di là, era ora, finalmente è finito il potere bolscevico, viva la cristianità e viva la patria.
Gli arredatori, più sobri, si attengono al privato: non è un amore?
Fasci-fashion, naturalmente, non si fa pregare, comincia subito a macinare minchiate architettoniche e per far vedere a tutti che non scherza, prima ancora di mettersi la fashion tricolore s'è messo il fez di sghimbescio e, affacciatosi al balcone di Palazzo Venezia, ha megafonato ai sette colli che, perdio, distruggerà la teca dell'Ara Pacis per far sì che Roma risorga più bella e più splendente che pria.
Bravo. Grazie.
Come primo comunicato non c'è male: spezziamo la schiena all'anglosassone e mettiamo in chiaro chi comanda.
Si butteranno a mare milioni di euro? Me ne frego: li inchioderemo sul bagnasciuga.
Bravo. Grazie.

Il cretinismo in Italia non solo plaude a se stesso, che sarebbe perfino normale, ma è applaudito da manipoli di altri cretini che non vedono l'ora di mostrare al mondo quanti sono e quanto contano.
Roma, come ogni altro angolo d'Italia, è devastata dalle porcherie: praticamente non si costruisce altro. La percentuale delle architetture buone o anche solo decenti è tale da non potere, probabilmente, neppure essere computata percentualmente. Ma ecco che arriva uno che sembra uscito dai cartoni di Grattachecca e Fichetto e che fa? Proclama al mondo la necessità improcrastinabile di demolirne una, perché la città eterna non può tollerarne la presenza.
Un atto di graziosa barbarie fascista.
E mentre definendola fascista le regalo forse una dignità che non possiede, dicendo che è graziosa non intendo attenuare un bel niente, anzi.
È che siccome viviamo in un paese ridicolo e in un'epoca esilarante perfino la barbarie s'è messa in crinoline.
Una volta il barbaro si chiamava Attila, era un Unno e cavalcava col teschio sulla sella.
Ora ci ha il blazer e il mocassino, si chiama Gianni ed è un Alemanno che, quando una gentile signora gli chiede di tirar fuori la sua crocina celtica si mette a piagnucolare e protesta d'essere stato selvaggiamente aggredito.

[3 maggio 2008]
Ognuno ci ha i barbari che si merita.

Ugo Rosa
u.rosa@awn.it
 

la sezione Lanterna Magica
curata da Ugo Rosa


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