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Lanterna Magica

Once 2008







"Questa è una lettera a una professoressa che aveva la vocazione a fare il giudice e il boia come gran parte delle colleghe..."
Don Lorenzo Milani



La scuola. L'università. L'insegnamento. La cultura.
I giovani? Il nostro futuro.
La ricerca? Un investimento per il Paese.
Le maiuscole si dispongono sulle labbra ancora prima di trasferirsi sul foglio e, quando ci finiscono, si attorcono come la ferraglia nelle ringhiere di Victor Horta per schioccare poi, maestosamente, nel colpo di frusta finale.
Chi le pronuncia s'illumina di buoni sentimenti.
Si vedono compassati ordinari indignatissimi e talvolta urlanti, e non perché, nel corso della sessione di luglio, il bar tarda a portargli la granita, bensì perché qui e oggi è in gioco la sorte d'Italia.
Di nuovo rullano i tamburi della rivolta. Ça ira, Ça ira...

Guardiamoli da dietro.
Non soffermatevi, prego, sulle natiche delle ventenni, non attardatevi sui loro fianchi svelti, sulla curva delle schiene che sbarazzina trapassa il confine dei jeans per insinuarsi nell'ombra.
Non fatevi prendere da nostalgia (parlo a quelli della mia età o più vecchi...) per le derelitte nuche dei loro coetanei maschi, per le loro spalle cadenti: l'acerba bruttezza che vedete non è quella che una volta, ci appartenne in misura perfino superiore. Se la lascia indietro come una cometa la sua scia, perché è il nulla, e non il sol dell'avvenire, che le si para davanti.
Sono viaggiatori della notte. Fragili e disperati. Questo naturalmente dà loro una dignità che a noi mancava, li rende unici nella lunga storia di umiliazioni e di sconfitte che si dipana attraverso la scuola italiana degli ultimi decenni.
Guardate invece con molta attenzione quel culo basso e attempato che ad ogni passo flirta coi talloni e, rimbalzando guerrescamente, lascia intendere che anche lui un giorno, prima di incollarsi a una cattedra, era attaccato a un fondoschiena.
Quello è un sedere associato a un professore ordinario, oppure è il sedere ordinario di un professore associato, ma non crucciatevi se non riuscite a risolvere l'enigma: insieme, tanto, fanno sempre un professore e un culo.
Tutti insieme dunque? Sì. Appassionatamente.

Tutto bene allora?
Per niente, cara studentessa ventenne, con i tuoi jeans bassi di vita e il malinconico ombelico che mi fissa perplesso. Per niente caro studente dalle scapole alate.
Per niente.
PROFESSORI, RETTORI E PRESIDI MANIFESTANO CON GLI STUDENTI!
Chiedete allora che, prima di manifestare, dicano come sono diventati presidi, come sono diventati rettori, chi e per quale ragione li ha messi in cattedra.
Se non lo fanno il loro posto è assieme alla Gelmini e alla Carfagna. Vadano a sfilare con loro, con il popolo dei tassinari e delle ronde contro gli extracomunitari.
L'unica vostra speranza non è con loro.
È contro di loro e contro ciò che loro rappresentano e di cui sono, insieme, causa ed effetto: concorsi truccati, nepotismo miserabile, mediocrità arrogante che uccide il talento e cinismo mediatico.
Contro questi Balanzone merdosi. Questi ipocriti avvoltoi che, grinfie sulle loro riviste e deretani sulle loro poltrone, dopo avere ridotto l'università a una palude, ora si ergono a suoi difensori.
Difensori di che? Difensori di cosa? Di quell'oliato ingranaggio che li ha incastrati dove sono?
Voi non siete sulla loro stessa barca, non lasciatevi turlupinare una volta di più.

[25 ottobre 2008]
E quando quel sinistro, vecchio zerbinotto che vi ha promesso cariche di polizia manterrà la sua promessa allora credetemi: sarete voi e voi soli, a pagare. Non i rettori, non i presidi e meno che meno quelle pavide mezze seghe che loro mettono puntualmente in cattedra.
Non arretrate neanche di un passo, ma sappiatelo: pagherete voi come a Genova. E continuerete a pagare. Pagherete caro e pagherete tutto, come dicevano Carlotta e Nonna Speranza. Auguri.

Ugo Rosa
u.rosa@awn.it
 

la sezione Lanterna Magica
curata da Ugo Rosa


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