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Lanterna Magica

Italian Style







"Lo stile è un'attitudine. Chiunque si comporta bene ha stile."
Robert Walser, Microgrammi



Nell'ultima bottega newyorkese di Armani-Fuksas le pulsioni di quell'italianità che per un poco si era assopita nel benessere riaffiorano e reclamano il posto al sole cui, tutto sommato, hanno diritto. Dopo decenni di nouvelle cuisine eccoci di nuovo ai maccheroni.
La pasta, si sa, è un bel mangiare: riempie le pance, costa poco e si cucina dappertutto.
Filante come un piatto di "Maccarone cheese" (il cui copyright sarebbe, a pieno titolo, statunitense ma che negli States viene, con superiore senso della giustizia, accreditato all'Italia la quale, del resto, se lo merita) la scala in carrozza cucinata da Armuksas è, per l'orgoglio di Little Italy, il trionfo, per vie oblique, di quello che possiamo definire il vero, originale Italian Style, di cui, diciamola tutta, si erano un po' perse le tracce.

Chiedersi perché mai una scala (che nei tempi antichi si chiamava "collegamento verticale" perché si credeva ingenuamente che la sua funzione consistesse nel permettere il passaggio da un piano all'altro con meno danni possibili) si debba contorcere come un fusillo nel formaggio fuso non è solo inappropriato: è in primo luogo inelegante.
E infine anche poco patriottico.
Già a Hong Kong la strana coppia aveva lavorato come un sol uomo sul tema "fettuccine al pomodoro" (quelle fettuccine che, come si sa, nascono in Cina...) con risultati assai appetitosi ma qui fa di più.
L'italianità di questo piatto caldo va, infatti, molto oltre il colpo d'occhio culinario e, scivolando sulla mozzarella, si trasferisce, tegame e forchettoni, nel regno della commedia dell'arte.
Ci porta con sé in quel mondo magico, raffinato e altamente culturale dove, ai tempi delle gondole, Arlecchino (dopo essersi ingozzato di bucatini a spese di Pantalone) veniva bastonato capitombolando da virtuoso, per poi condurci fino al Bagaglino che (pure adesso che le cose vanno male) un piatto di pastasciutta e una piroetta non ce li fa certo mancare.
Insomma possiamo dirlo con fierezza, siamo nel solco dell'italianità più pura.

Non è un segnale isolato: la nostra tradizione macchiettistica non ha mai vissuto un periodo migliore e non serve enumerare gli esempi che incalzano in sede politica e istituzionale.
Non sono molte, diciamolo con fierezza, le nazioni che possono vantarsi di essere trionfalmente guidati da una troupe di macchiette.
Ma ciò che in questo caso riempie davvero di ammirazione è la capacità dello spirito italiano di aggiornarsi senza perdere nessuna delle sue caratteristiche.
L'opera, infatti, avrebbe potuto essere approntata in uno qualsiasi dei laboratori internazionali che producono oggi haute cuisine architecturale in ogni parte del pianeta eppure... eppure, come accade per l'altro portavoce dell'Italia nel mondo (la Nutella) vi scopriamo subito quell'aria di famiglia, quello je ne sais quoi che ci fa venir subito voglia di prendere il cucchiaio e annodarci il tovagliolo come se fossimo sul belvedere di Posillipo.
Come questo sia accaduto ci sfugge, ma codesti sono territori nei quali non si deve pretendere troppo dalle proprie capacità di comprensione.
Ci basti constatarlo.

Purtroppo abbiamo avuto, inaspettatamente, un problema con i tempi di cottura.
Mentre la pentola era sul fuoco, infatti, qualcosa è cambiato, anche se stavolta (nessuna torre è crollata) non c'era quel genio di Gianni Riotta a dirci che niente sarà più come prima. Gli occhiuti gazzettieri, vigili come sempre, hanno continuato a ronfare nelle loro redazioni fino a quando i loro padroni non li hanno richiamati all'ordine.
È stato come se, nel corso di un festino tra amici sulla Costa Smeralda (Dolce e Gabbana en travesti, Valentino con cotonatura alle stelle, Miuccia Prada, Lapo, Piersilvio, papà, mamma e Giulietto Tremonti in livrea a servire champagne alla compagnia: "Pvego signove... o pvefevisce un Mavtini?") la scenografia rotante fosse cambiata spostandosi, come in una commedia di Roussel "en Afrique", tra i cannibali col pentolone in caldo e orde di orribili pillard inferociti che non ci vedono più dalla fame.

Di colpo, ahinoi, questo meraviglioso piatto di bucatini fumanti, appena cucinato è (pev divla con Tvemonti) outdated, oppure (alla maniera di noi mangiaspaghetti) irrimediabilmente, sconsolatamente, disperatamente scotto.
La crisi, nel giro di poche ore, ci ha scaraventati di nuovo verso le crudité.
E le pagliacciate, perfino quelle, fino a ieri così pittoresche, degli italiani all'estero, hanno assunto l'aria sinistra del clown di Stephen King.

Ugo Rosa
u.rosa@awn.it
[10 maggio 2009]

la sezione Lanterna Magica
curata da Ugo Rosa


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