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Sopralluoghi

       Un altro punto di vista

Marco Ragonese



 
 
    EDIFICIO PERICOLANTE

Università degli Studi di Trieste, Facoltà di Architettura
AA 2005/2006
Seminario infrasemestrale

professori: Hrvoje Njiric, Giovanni Corbellini
tutor: Cristina Bradaschia, Gaetano Ceschia, Federico Mentil, Marco Ragonese, Sebastiano Roveroni, Luca Ugolini, Adriano Venudo, Simone Zoia



 
    È possibile, per un architetto, progettare un edificio pericolante? O, perlomeno, ha senso definire nel progetto un programma che funga da elemento destabilizzante nei confronti di altri programmi definiti? Questa domanda provocatoria è stata posta da Hrvoje Njiric agli studenti del Laboratorio di progettazione architettonica 2 della Facoltà di architettura di Trieste, tenuto da Giovanni Corbellini. In un momento storico in cui sempre più figure professionali si propongono quali "costruttrici di certezze", l'interesse di alcuni architetti si è focalizzato sul tentativo di comprendere la complessità dei molteplici aspetti della contemporaneità, partendo da quelli che comunemente vengono combattuti o, peggio, ignorati.

  [20may2006]
   

Così, dal 17 al 20 gennaio di quest'anno, gli studenti triestini sono stati impegnati a progettare un programma "cortocircuito" che riuscisse a porre in una relazione non stabile (pericolante, appunto) un albergo e quaranta appartamenti nell'area portuale di Rjieka (Fiume). Diversi fattori (il respiro internazionale dell'architetto croato, la "gioventù" di una facoltà non abituata a tali occasioni, l'ambiguità del tema) hanno fatto sì che una attività didattica ampiamente pianificata si sia trasformata in un un piccolo evento, introdotto dalla conferenza "Granturismo". Hrvoje Njiric ha qui ripercorso le sue recenti ricerche sul turismo globalizzato, sulle contraddizioni e occasioni a esso connesse, e sulle ricadute che queste hanno avuto nella sua attività progettuale recente, dall'albergo in costruzione nei pressi di Trogir al concorso per alcune abitazioni per vacanze in Portogallo.

 
    Il programma di lavoro prevedeva:
- analizzare il sito a Rijeka (le 3-4 differenti condizioni di bordo) e stabilire alcune regole urbane;
- definire i programmi:
a) hotel (dimensioni simili a quello progettato in altro luogo per il laboratorio);
b) residenza (40 appartamenti);
c) un programma "pericoloso", rischioso, instabile, che interpreti le relazioni con il contesto urbano, contribuisca alla sua trasformazione e "dialoghi" con "a" e "b".
- individuare tre tipologie differenti (per esempio piastra, torre, blocco, ecc.) o le loro eventuali combinazioni, con un'attenzione particolare a:
a) spazio pubblico
b) instabilità
- progettare una facciata ready-made;
- preparare una presentazione video di 5 minuti indirizzata a:
a) le autorità cittadine
b) il/i commitente/i
c) i critici di architettura

 
    Dal punto di vista operativo i 45 gruppi di studenti (ognuno composto da 3-4 componenti) sono stati ripartiti tra otto tutor -Cristina Bradaschia, Marco Ragonese, Sebastiano Roveroni, Luca Ugolini, Adriano Venudo, Simone Zoia (del Dottorato di ricerca in progettazione architettonica e urbana a Trieste) più Gaetano Ceschia e Federico Mentil- ed è stata fissata una "tabella di marcia" affinché i gruppi illustrassero giornalmente (e pubblicamente) gli stati di avanzamento del processo progettuale. La richiesta di confrontarsi con un programma in qualche modo destabilizzante è apparsa subito l'aspetto più difficilmente comprensibile e, al tempo stesso, la chiave del progetto. Invitati a produrre un concetto e non una forma, gli studenti hanno dovuto spingere all'estremo le proprie riflessioni, scrollarsi dalle rigidezze dovute alla perdita di categorie chiare, cercare un altro "punto di sguardo" (come ripeteva Njiric, nel suo encomiabile italiano) da cui approcciare il progetto.

 
    I risultati di questa breve e intensa full immersion hanno offerto una varietà di progetti significativa e, soprattutto, hanno evidenziato come buona parte degli studenti abbia voluto confrontarsi con i propri limiti per poi superarli. In un'università restia, per sua natura, alle situazioni pericolanti (escluse quelle economiche, sempre più traballanti) e che sembra voler rimanere confinata entro se stessa, sembrerebbe essere un ottimo auspicio.

 
    Nella valutazione dei progetti si è voluto simulare un concorso a fasi: nella prima, tutte le diverse proposte sono state presentate attraverso brevi sequenze di diapositive senza commento; nella seconda, un numero selezionato di presentazioni dovevano essere dirette a tre soggetti differenti (il committente, l'amministratore pubblico, lo specialista di architettura). Njiric, "interpretando" queste tre parti in un divertente ma serrato contraddittorio, ha evidenziato la necessità di osservare i processi ideativi dell'architettura secondo ottiche differenti e spesso contrastanti. Gli studenti hanno così potuto esercitare le proprie capacità di improvvisazione e chiarezza espositiva, ma anche rendersi conto dell'esigenza di sondare le potenzialità del progetto attraverso aspetti tanto evidenti ai non iniziati quanto spesso resi inintelligibili dalle proprie sicurezze disciplinari.

I progetti seguenti sono quelli che, in un'ipotetica graduatoria, avrebbero occupato le prime tre posizioni.



EL FAUST (Giulia Favi, Gianna Omenetto, Marko Puskaric, Silvia Schneider).

 






 

Il progetto individua il terzo programma in un parco agricolo che, attraverso una nuova topografia, sia capace di "colonizzare" e bonificare, nel tempo, l'intero sito. I quaranta appartamenti appartengono a coloro che, coltivando il proprio appezzamento, contribuiscono alla manutenzione del parco e riforniscono l'albergo ipogeo, diventato un "agriturismo urbano". L'aspetto sociale (dato dalla possibilità di disporre di orti pubblici), l'aspetto didattico e l'aspetto ludico garantirebbero la sostenibilità del progetto.



VIVERE NEL PERICOLO DEL CIRCUITO (Valentina Bregant, Alessandra Franco, Valentina Rizzo, Jessica Tonioli).

 
   

Una pista di motocross quale elemento "cortocircuito", capace di definire il profilo urbano di un nuovo edificio in cui la sovrapposizione dei programmi assicura una maggiore densità. L'area di progetto viene perimetrata sul margine ovest dall'albergo, mentre due tipologie abitative vengono disposte su quelli sud ed ovest. La pista funge da copertura e con la sua sezione variabile fornisce un orizzonte – visivo ed acustico- sempre differente sia dalla corte-piazza (progettata attraverso un processo di "pixelizzazione" dello spazio) che dagli interni delle residenze.



FUNNY RESIDENCE IN RIJEKA (Valentina Battocchio, Adriana Cardenas Borisi, Chiara Costan Zovi).

 






 

L'analisi quantitativa dei programmi ha permesso di individuare i diversi tipi da utilizzare per il progetto che utilizza il gioco quale terzo programma. La piastra contenente il parco tematico funge da basamento per i blocchi di residenze e la torre dell'albergo, diventandone l'elemento di connessione. Le grandi corti circolari rappresentano gli spazi pubblici di una nuova geografia che, al livello superiore,si articola grazie a strutture quali montagne russe e ruota panoramica.



CONDENSATORE SOCIALE (Alessandro Da Poian, Ignazio Carbonaro, Eros Polat, Gabriele Pascutti).

 


   

A partire dalla riflessione sulle capacità di aggregazione delle strutture religiose e di quelle commerciali, su modi di consumo spesso equivalenti, in questo progetto è la presenza di spazi religiosi (dislocati all'interno degli edifici ed identificati da chiostri con valenza pubblica) che "ibrida" i programmi commerciale e residenziale. La configurazione finale rappresenta una delle differenti ipotesi, rappresentate attraverso un virtuale processo di negoziazione dei differenti soggetti.

Marco Ragonese
 


       

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