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Corpi dell'architettura della città. Mutazioni



Alessandra Criconia (a cura di)
"Corpi dell'architettura della città. Mutazioni"
Dipartimento Architettura e Analisi della Città DAAC
Università "La Sapienza", Roma
Palombi & Patner Editore, 2004
pp223, €24,00



A debita distanza temporale e partecipata intenzione critica, esce il volume relativo al convegno omonimo che si era tenuto nella sede della Facoltà di Architettura di Valle Giulia e di cui cui ARCH'IT aveva già dato una speciale notizia (>). Molti gli ospiti illustri, una sola la curatrice, Alessandra Criconia, che ci dice subito come funziona questo volume.

Mettiamoci in ascolto:

"Corpi dell'architettura della città è un titolo che è un gioco di rispecchiamenti e di doppi sensi. A seconda di come lo si legge, i corpi dell'architettura della città sono le molteplici architetture delle molteplici città del mondo, oppure sono i numerosi corpi che abitano e usano e attraversano le metropoli insieme alle loro soggettività nomadi e transitorie. Anche questa antologia di quaranta scritti –che sono la rielaborazione degli interventi presentati al convegno– gioca di scambi e ricombinamenti. Il volume si compone di tre parti principali, esclusa l'introduzione. C'è il saggio di apertura di Antonino Terranova, c'è la parte ricognitiva e multidisciplinare dei filosofi, degli antropologi, dei sociologi, dei critici d'arte e dei coreografi, c'è la parte esplorativa-prefigurativa degli architetti che è articolata a sua volta in tre sezioni complementari: corpi urbani-architettonici; corpi paesistici-ambientali; corpi virtuali-sensibili. Ognuna delle tre parti è intercalata da un'antologia di figure e di citazioni che si snoda per tutto il volume e che costituisce il sottofondo letterario e iconografico del libro. Completano il volume i testi didascalici di giovani gruppi di architetti e artisti –Amgod#, Stalker, Stalkagency, SciattoProduzie– che costituiscono gli attraversamenti transdisciplinari. Per necessità editoriali ogni saggio è stato collocato in un certo punto del libro, ma lo stesso intervento potrebbe stare anche in altra parte del volume. Non poteva non essere diversamente vista l'inafferrabilità del tema, che sfugge a definizioni e imbrigliamenti.

Del resto le incongruenze fanno parte di un'opera che, nonostante lo sforzo di assegnare un ordine tematico, conserva un carattere asistematico, che non ha un verso principale e che può essere a salti. Non c'è un inizio della storia così come mancano le conclusioni. Tutto si svolge in orizzontale. Pur tuttavia esiste un filo conduttore. Si tratta del processo di mutazione che interessa tanto le strutture della città e dell'architettura quanto i modi di abitare e l'identità dell'individuo contemporaneo. Si tratta di una mutazione complessa che tocca simultaneamente la grande e la piccola scala, l'eccezionale e il banale, l'evento e l'ordinario".

[28oct2004]

"Forse non è bello perché contenutista e di metafora troppo facile e graveolente, come il film da cui deriva. Piovono strani organismi geneticamente modificati sulla città contemporanea in fase di mutazione, nel nostro manifesto. Sono veri e propri organismi animali, sono formazioni minerali, sono come ologrammi di aree e lottizzazioni urbane che potrebbero essere alcuni degli strani edifici del più recente star system internazionale. Scatole, blob, comechessia. Alcuni possono ammonirci di qualcosa. Alcuni possono essere regressivi, altri velleitari. Ma anche allegri e vivaci, arguti e vitali, irrazionali ed esaltanti. Alcuni possono essere utili a ritrovare le identità plurali dell'architettura -ma non solo, e non sola- oggi nella polverizzazione, molecolarizzazione e disarticolazione dell'insediamento che non osiamo quasi più chiamare Città". (Antonino Terranova)

 

Il corpo artificiale. Da: Enciclopedia Einaudi, Torino, 1978, vol. III, voce Corpo. "Qualsiasi discorso sul corpo incontra un ostacolo, che dipende certamente dalla natura stessa del linguaggio: come accade per la "morte" o per il "tempo", il linguaggio sfugge a chi intende dare una definizione, e qualsiasi definizione rimane un punto di vista parziale, determinato da un campo epistemologico o culturale particolare". (J. Gil)

Ecco fatto!
Mi sembra tutto chiaro, coinciso, esaustivo e sufficientemente intrigante per andare a pigliare questo libro, non proprio facile leggerlo, sottolinearlo con la matita una volta, due volte, rileggerlo, capirlo, esplorarlo di nuovo.

Un bell'esercizio necessario di questi tempi per due motivi, di cui però ve ne dico uno solo (l'altro lo scoprite se volete, quando leggerete): l'antologia non cristallizza il punto di arrivo di un dibattito su grandi temi (il corpo, la città, l'architettura, la mutazione, la molteplicità, l'idea di contemporaneità, i flussi, l'ibridazione), non monopolizza un punto di vista unilaterale, non si trincera dietro il paravento dell'inconsistenza concettuale accademica, ma rilancia domande e questioni sottoponendo al vaglio del lettore/architetto attento un sacco di materiale su cui ragionare e discutere per i prossimi dieci milioni di anni interplanetari.

Curiosità tecnorock: se avete qualche dubbio su tempi e sulla validità dei temi, il nostro Dio classificatorio Mr Google, nella sua euristica e autistica, ma efficace deficienza ci fornisce in 15 decimi di secondo spaccati 86.700.000 risultati buoni da navigare per Body, 15.100.000 per Architecture, 246.000.000 per City e 3.250.000 per Mutations... siamo su cifre che rassomigliano ai risultati per termini ontologici quali Love, Man, Time etc. etc. Provare per credere!

Chiusa la parentesi tecnorock, quali sono le domande, le questioni? Servitevi...


Piero Manzoni, Opera d'arte vivente, 1961. "Negli stessi anni in cui, attraverso la body art, si racchiude l'azione artistica nel microcosmo circoscritto del proprio corpo, si assiste ad una letterale conflagrazione dei corpi urbani e ad un sostanziale grado zero del linguaggio architettonico". (Carmen Andriani)



Enrico Job, Il Mappacorpo, 1974. "Nel 1974 Enrico Job realizza il Mappacorpo: si tratta di circa mille fotografie che riproducono la pelle del corpo dell'artista suddividendolo in quadrati di differente misura. Ciò che nelle coordinate spazio-temporali è in costante movimento viene raggelato nella superficie bidimensionale di un tappeto; la visione privilegiata è quella dall'alto, la modellazione è ricondotta alla costrizione di un reticolo geometrico che determina orientamento ma anche misura". (Carmen Andriani)



Il Manimal sulla copertina del libro Move di UN Studio (Goose Press, 1999). "L'ibridazione del Manimal viene proposta da Van Berkel come figura che esemplifica il proliferare di forze disautenticanti e non determinanti un'unica identità, e come struttura soggetta ad una continua evoluzione e quindi adatta ad essere infinita, eterna". (Alessandra Capuano)

Spencer Tunik, Naked States, I-20 Gallery, New York, 1998. "Da qualche anno Spencer Tunik viaggia tra gli Stati Uniti, l'Europa e l'Australia, ritraendo centinaia di corpi nudi, spesso sdraiati, che invadono indistintamente spazi metropolitani o scenari naturali incontaminati. Le sue sono immagini laconiche e magnetiche allo stesso tempo, dotate di forte potenza evocativa e sembrano sfuggire alle leggi del consumo veloce determinato dai circuiti del sistema mediatico". (Fabrizio Toppetti)


Scavalchi, corpi senza organi di Aldo Innocenzi per Stalker. "Penso che più di quattromila anni di conoscenza sono nell'uovo che sto per friggere. L'appetito mi riporta l'attenzione verso i fornelli, senza esitare verso le uova nella padella...".


Scavalchi, corpi senza organi di Aldo Innocenzi per Stalker. "Il contatto con la superficie calda crea una trasformazione da liquido a solido, guardo con attenzione, davanti a me un territorio, pieghe, margini, case, città, fabbriche, snodi autostradali, viso di un paesaggio che si trasforma, relazioni tra corpi, mia madre è un paesaggio o un viso?"


Scavalchi, corpi senza organi di Aldo Innocenzi per Stalker. Un viso o un uovo? Sono cotte, il piatto pronto ad accoglierle è sul tavolo, mi siedo, continuo a pensarlo come uno spazio senza organi, un territorio da svelare e da trasformare con gesti, azioni, progetti. Ma forse con un po' di mozzarella...".

È possibile usare il CORPO come metafora di una condizione complessa e molteplice da cui prendere le mosse per una ridefinizione contemporanea dei rapporti tra il corpo dell'architettura (della disciplina, dell'edificio, della città) e il corpo dell'uomo nella sua interezza soma/psiche? E qual è questo rapporto così controverso che si instaura tra i corpi dell'architettura e i corpi biologici (noi stessi?) nella nostra era dell'ibridazione, della deformazione, della rigenerazione, della moltiplicazione, della smaterializzazione, dell'astrazione, del digitale? Come le innovazioni tecnologiche modificano e hanno modificato lo spazio entro cui assitiamo al proliferare di corpi dalle molteplici accumulazioni, ricombinazioni e manipolazioni? Parliamo di architetture dentro una città? Oppure di uomini dentro un edificio sensoriale? O di entrambe le cose? Inoltre, se con corpi indichiamo ciò che è animato, ma anche ciò che è inanimato, l'organico e l'inorganico, come va riformulato il pensiero della forma in una prospettiva progettuale?

Daniele Mancini
d.mancini@galactica.it


Man Ray, Rayograph: Lee Miller, 1930. "Il nuovo oggetto del desiderio, banale a dirsi, ma difficile a realizzarsi, sarà proprio questo reticolo di organi dislocati, queste membra staccate e tuttavia attive, funzionanti...". (Cesare De Sessa)

    Corpi dell'architettura della città nasce da un'idea di Antonino Terranova a partire da alcuni eventi -in primo luogo la Biennale di Venezia "Identità e Alterità" del 1995- e dai lavori seminariali del Laboratorio Grandi Temi del DAAC (Dipartimento Architettura e Analisi della Città), dell'Università "La Sapienza" di Roma. Nel 2001 Antonino Terranova e Alessandra Criconia curano il convegno di cui questo volume costituisce la rielaborazione arricchita degli atti, finanziato con i fondi del Dipartimento e della ricerca scientifica.    
    Alessandra Criconia (1963) architetto e ricercatore della Facoltà di Architettura "Ludovico Quaroni", Università di Roma La Sapienza, svolge attività didattica e di ricerca sui temi del progetto urbano e architettonico, con particolare attenzione alle questioni del contemporaneo. Ha pubblicato articoli e recensioni su riviste specializzate ed è membro del comitato di redazione di Gomorra. Per i tipi della Palombi ha collaborato alla redazione del volume Il Progetto della sottrazione, di A. Terranova, Groma Quaderni n. 3, 1997. Nel 2001 ha pubblicato nella collana Ossimori, Paesaggi Plastici. Forme e Figure di un'architettura postorganica, per Sala Editori.    

Questa pagina è stata curata da Matteo Agnoletto.






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