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Coffee Break

IT REVOLUTION

Ricostruzione Italiana

Antonino Saggio


Antonello Marotta, Paola Ruotolo
"Arie italiane"
(IT revolution in architettura)
Italia, 2006
Edilstampa
pp96, €14,00
prefazione di Antonino Saggio



> IT REVOLUTION BOOK SERIES

Il libro che avete tra le mani è il frutto di una ricerca che i curatori Antonello Marotta e Paola Ruotolo hanno condotto insieme a Rosetta Angelini, Giovanni Bartolozzi, Antonia Marmo e Italia Rossi sulla scena dell'architettura italiana che guarda, anche se con attenzioni e angoli molto diversi, al rapporto con il mondo della Rivoluzione Informatica. Il libro è l'esito di un comunicazione diretto con i diversi studi e dal successivo confronto tra le realtà progettuali e le ipotesi critiche degli autori. Il pregio della ricerca si compendia in una raccolta veramente interessante, io credo, di realizzazioni, di progetti, di installazioni. Non vuole, né poteva essere data la dimensione stessa del volume, uno studio sulle diverse interpretazioni che sono emerse in questi anni sulle linee di ricerche dei nuovi architetti. Né vi sono, collegati al libro, manifestazioni espositive, cataloghi o raggruppamenti editoriali più o meno autoreferenziali. Lo sforzo degli autori è fornire un quadro per quanto possibile oggettivo del meglio che gli architetti della generazione che oscilla attorno ai quaranta anni e che si interessa di Informatica in Italia è in grado oggi di offrire al nostro Paese.

[06aug2006]



Studio EU e Ugo Camerino , Nuovo complesso direzionale. Porto Marghera, Venezia, 2003.

Guardando il corpo delle illustrazioni e leggendo le didascalie di Angelini il lettore può esprimere se vuole ulteriori giudizi su quanto qui presentato o che è stato omesso perché ritenuto non pertinente al taglio della collana e al tipo di libro. Bisogna dire però, per non eludere l'argomento della collana che cinque possono essere le relazioni tra gli architetti e i temi de "La Rivoluzione Informatica".

Il primo, certamente il più epidermico, riguarda la maniera con cui le "nuove presenze" dell'immagine elettronica che ci circonda in mille occasioni nel mondo d'oggi si riversano in alcuni motivi del progetto architettonico. Mi riferisco ai temi del mapping e della superficie, alla compresenza dinamica tra diversi layer figurativi e funzionali del progetto, ai temi della frammentazione delle masse, ad una stessa multivalente e obliqua luce che illumina concettualmente queste nuove architetture. La luce di questi progetti non è quella dell'alba calda con cui alcuni fotografi amano vedere classicamente il mondo, ma quella elettrica, luminescente, fredda e intermittente dei neon delle insegne, delle scie di auto e delle nuvole di un mondo che è irrimediabilmente altro. Tutta una serie di progetti usano le influenze della presenza quotidiana dell'elettronica e dei nuovi media come temi che ispirano, a volte dichiaratamente a volte no, la figuratività del progetto. Interessante notare come in Italia queste influenze siano ibridate con alcuni temi della nostra architettura del Novecento fornendo esiti senz'altro di crescente interesse.

Il secondo aspetto riguarda le "occasioni specifiche" offerte dalla nuova società ed encomia elettronica. E mi riferisco in particolare alle multisale, alle discoteche, ai centri ludici e ai tanti temi del vivere contemporaneo che non possono essere affrontati oggi senza una massiccia presenza dell'elettronica. Tutta una serie di progetti qui presentati rivelano come gli architetti italiani siano benissimo in grado di creare progetti validi su questi temi altrettanto degli stranieri. Il Terzo livello del rapporto tra Architettura e Rivoluzione Informatica offerti al progetto contemporaneo è quello dei "grandi temi". Si tratta evidentemente delle grandi tematiche delle dismissioni delle aree industriali, della creazione di nuove modalità miste di concepire gli interventi sia nei pacchetti funzionali sia nelle modalità di finanziamento e gestione e allo stesso tempo dell'emergere dei nuovi rapporti con la natura, con il paesaggio, con il corpo in un movimento complessivo verso la soggettività. Se nel campo delle installazioni e dei piccoli ambienti i nuovi architetti italiani hanno avuto modo di segnalarsi, manca ancora la possibilità di testare nuove interpretazioni alle scale più ampie e complesse, visto che le occasioni specifiche di grandi impatto sono condotte per lo più dalle generazioni precedenti. Bicocca insegna.

 



Labics, Italpromo & Libardi Associati. Roma, 2002-2004.

Il quarto livello è quello che vede l'emergere di tecniche, modalità, possibilità e strumenti tutti propri della informatica (le interconnessioni dinamiche, le animazioni, i database, le simulazioni gli script, i modificatori). In questo caso si innesta un rapporto di andata e ritorno tra progetto e strumento guidato appunto da una complessità (o vogliamo dire semplicemente dalla "qualità più alta"?) che questi i nuovi strumenti consentono. L'architettura si trasforma come processo ideativo e come esito in edifici profondamente e intimamente diversi dai precedenti. L'ultimo e il più complesso livello del rapporto tra informatica e architettura è quello della ricerca estetica. Una ricerca che si interroga su come lavorare ad una fase dell'architettura effettivamente informatizzata non solo nelle nuove presenze, nelle occasioni specifiche, nei grandi temi e nei processi ideativi ma anche più propriamente nella stessa struttura espressiva.

Il lettore potrà, magari aiutato dalla bibliografia specifica, usare questi cinque punti e vedere lui stesso quanto, dove si sta muovendo la ricerca dei nuovi architetti Italiani. Gli autori nei loro testi forniscono delle utili indicazioni a proposito. In "Stratigrafie" di Marotta ci si interroga sul lascito di alcuni maestri troppo presto dimenticati dell'architettura italiana, un lascito che appare invece importante da rivalutare oggi proprio in rapporto alle nuove tecniche parametriche consentite dalla Rivoluzione Informatica. Sono progetti in cui l'informatica non costituisce mai un fine, ma uno strumento. Eppure, tra le maglie di questi progetti si insinuano valori contemporanei di mutazione, dinamicità frammentarietà e appunto stratificazione che assorbono alcuni evidenti tensioni del mondo di oggi e le restituiscono in architetture semplicemente "non possibili" in un altro momento e con altri mezzi.

In "Oltre l'Italia" di Bartolozzi si indagano gli studi e i gruppi che operano a cavallo di situazioni internazionali vuoi perché si sono stabiliti fuori d'Italia vuoi perché hanno potuto costruire solo fuori dal loro paese. In questi casi invece, molto spesso, la rivoluzione informatica diventa "fine", o meglio è lo strumento principale della ricerca progettuale. L'architettura tende a dimostrare le nuove peculiarità insiste nell'informatica con operazioni che si avvicinano a molte ricerche degli architetti d'avanguardia internazionali e, seppure raramente si possono considerare originali, costituiscono un'importante ponte tra culture, mondi e possibilità.

 
  Il lettore di questa collana ricorderà forse il libro Nati con il computer sui nuovi architetti americani (Lynn, Rashid, Novak, eccetera), quello su Gli Olandesi Volanti (Nox, Oosterhuis, Van Berkel, eccetera) e Odissea Digitale sulle ricerche tra new ecology e informatica degli architetti del bacino del Mediterraneo (Roche, Actar, Khoury e alcuni studi italiani che anche qui ritornano). Se si paragonano questi volumi e lo scenario italiano nel campo specifico del Mondo delle Installazioni, che è indagato da Italia Rossi in "Scenari interattivi", si coglierà che non vi è una grande distanza. Anzi alcuni lavori prodotti in Italia sono senz'altro altrettanto interessanti di alcune opere internazionali.

Il quadro cambia molto quando si vede il tema della metropoli, indagato da Paola Ruotolo nel suo " Memoria urbana temporanea" e in quello dei sistemi territoriali analizzato da Marmo in "Strati Emergenti". In entrambi questi casi la ricerca ha trovato progetti senz'altro validi e interessanti, ma spesso ancora rimasti tali anche se emergono delle capacità di lavoro in rete, l'uso ramificato di competenze diverse e l'accesso a metodologie di progetto avanzate. Ma bisogna riconoscere che la cultura della complessità che l'informatica spinge a considerare e a padroneggiare sembra che in Italia faccia fatica a permeare la cultura diffusa e ancora prevalgono troppo spesso logiche e inadeguate e provinciali.

Insomma. Se facciamo il paragone con quanto scrivevamo noi stessi cinque o sei anni fa sull'architettura italiana recente, il nostro Paese di strada ne ha indubbiamente fatta. Allora, insieme ad altri osservatori, notavo la distruzione sistematica di ampie porzioni territorio, la perdita di pregnanza dell'educazione universitaria, una generalizzata stagnazione determinata dal voler mantenere uno status quo della situazioni e dei privilegi in tutti i settori. Rispetto a questo quadro si sono fatti, ripeto, passi avanti. Avrei voluto avere questo libro nel 2000, ma, allora, semplicemente "non c'era materia sufficiente per farlo". Questo libro fatto oggi presenta invece un corpo di progetti e di realizzazioni rimarchevole soprattutto se visto nel loro contesto e cioè nell'estrema difficoltà che comunque sono costati, nella ancora parziale inefficacia dei concorsi in Italia, nella perdurante aridità e incultura di parte della committenza, nelle troppo poche città aperte alle sperimentazioni dei nuovi gruppi.

Arie italiane invece esiste, opere sono state realizzate, molte altre ancora più importanti sono in costruzione, faticosissimamente i nomi che qui vedete stanno emergendo nello scenario nazionale. Forse, la ricostruzione dell'architettura italiana sta già cominciando.

Antonino Saggio



King e Roselli architetti, Es Hotel. Roma 2003.

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