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La punta di un iceberg

Ballarin, De Pellegrini, Forzato, Frigo, Simonato
In una lezione allo IUAV fu invitato un architetto italiano a spiegare un suo progetto. Si presentò con alcuni collaboratori e poche diapositive. Velocemente fece scorrere le immagini che rappresentavano prospettive e viste assonometriche dettagliate fatte su giganteschi fogli bianchi. Concluse dicendo:

"...rispetto ad altre occasioni non mi sono dilungato a spiegarvi aspetti formali, scelte architettoniche, oltre a tutto ciò che quello che avete visto vorrebbe e dovrebbe esprimere. Quello che avete osservato è il prodotto, sulla carta, di un processo iniziato con bruttissimi schizzi inviati via fax da me che mi trovavo in viaggio per l'Europa ai miei collaboratori dello studio in Italia, qui accanto seduti. Un lavoro faticoso e snervante... Questi disegni bellissimi non sarebbero mai esistiti senza di loro, le mie idee non sarebbero mai state rappresentate senza un lavoro collettivo". (1)

[03jul2002]

Ford Motor Company, Ypsilanti, 1942
.

In un seminario su Aldo Rossi fu raccontato un fatto curioso che riguardava la costruzione del Teatro del Mondo:

"Aldo un giorno c'invitò a vedere il teatro del mondo che stava per essere montato a Marghera in mezzo alle zanzare e barene, un posto orribile. Questo teatro poggiava su di una zattera che stava un po' inclinata, per questo tutta la costruzione era un po' sbilenca. Gli fu fatto notare che questo fatto sembrava grave. Aldo rispose sorridendo: Magnifico, no?!. La costruzione stava in piedi con una struttura di tubi innocenti in corso di montaggio. Il calcolo e il disegno della struttura erano il prodotto di un'impresa di fiducia. Ad un certo punto venne un operaio a dirgli: Architetto!, una delle giunture in diagonale capita proprio al centro di un'apertura e questo la rende inapribile. Aldo disse: magnifico, lasciamola così, è magnifico!". (2)

Queste spiegazioni, questi ricordi, queste considerazioni che sembrano distaccarsi dall'architettura ed appartenere a rapporti personali con la disciplina, fanno riflettere su diversi aspetti della pratica professionale: il lavoro nello studio, l'approccio con il cantiere, il rapporto con i collaboratori, il dialogo concreto tra soggetti diversi, la "visione" poetica d'alcuni progettisti, la gestione tecnica ed a volte meccanica della produzione dell'architettura.

Se questi aspetti vengono solo elencati o raccontati, rischiano, con il loro potere immaginifico, di allontanare involontariamente il pensiero dalla realtà, lasciando all'immaginazione la possibilità di formulare delle proprie considerazioni e costruire "ipotetiche visioni".
Questo, in parte, è positivo perché è un aspetto integrante di certi processi creativi che ognuno elabora in modo estremamente personale; ma implicitamente, di pari importanza, questa narrazione fa sorgere la domanda in qual misura, un modo di lavorare, di pensare, di interpretare la complessità e la contemporaneità può produrre architettura?


Walter Gropius, Berlino, 1930
.

Gli approcci disciplinari sono molteplici e molteplici i risultati formali nonché i prodotti finali. Spesso si è portati a considerare i progetti sempre più come delle icone frutto di uno stato d'incertezza e di seduzione estetica; ma cosa sono se non la punta di un iceberg di un processo più articolato e profondo?!
Spesso il progetto è un risultato parziale di una ricerca in atto, frutto della collaborazione di un numero sempre maggiore di soggetti e competenze, crescente in modo proporzionale dal primo schizzo al cantiere; un dialogo ed un amalgamarsi tra percezioni, aspetti poetici e tecnici. A volte il progetto di architettura è una ripetizione formale, grafica, concettuale, altre volte è il rimarcare ed il rafforzare le proprie teorie in modo colto e sapiente, ma tendendo ad essere riconoscibile, trasmissibile...

Il modo di operare, le stesse scelte operative, fanno parte del processo architettonico e sono in parte indissolubili da questo. Come nasce e si sviluppa tale processo? Che cosa significa produrre architettura?
Chiunque, ora, rileggendo i progetti d'architetti che hanno contribuito indiscutibilmente nella storia dell'architettura italiana, osservando questi progettisti fotografati nei loro studi consapevoli delle forzature dovute al culto della personalità, o visitando le loro opere che sono saldamente poggiate nel terreno e fanno parte dell'immaginario collettivo, desidererebbe capire come quelle architetture furono concepite, progettate e prodotte.


Giuseppe Samonà, Venezia, 1952
.

Nel 1963, la copertina di un numero di Casabella riportava le fotografie d'architetti italiani che da lì in futuro avrebbero contribuito pienamente alla cultura architettonica, ma quello che era curioso è che vi erano alcune caselle vuote, probabilmente per una scelta editoriale/grafica. Se ora si dovesse ripeter tal esperienza editoriale quante sarebbero le caselle vuote?
Ora, rapportandosi al presente e considerando anche le esperienze progettuali internazionali, siamo del parere che certi progetti possano essere affrontati e sviluppati solo per mezzo di una certa organizzazione del lavoro. Crediamo fosse così in passato (l'atelier di Le Corbusier, lo studio di Mies van der Rohe, Saarinen and Associates, The Architects Collaborative di Walter Gropius ecc.) ed il presente sembra confermarlo, basti pensare al concorso per il WTC (United Architects, THINK Design, SOM) o a studi quali Frank. O. Gehry & Associates, ARUP Associates, Foster and Partners, e gli Italiani RPBW, Gregotti Associati International srl ecc.
Altri progetti ed architetture sono affrontati e crescono in modo più intimo, quieto, forse meno tecnico...

Si possono costruire e delineare delle teorie, elaborare delle strategie, senza conoscere i modi e gli strumenti per produrre concretamente architettura?
Oggi le risposte sono difficili da trovare, ma crediamo che le più genuine stiano nelle parole dei progettisti, cercando di evitare filtri e forzature.

Gianugo Polesello in una conferenza all'Istituto Universitario di Architettura di Venezia, raccontando gli anni all'università e gli sviluppi della sua professione, disse:

"Mi ricordo che Ernesto N. Rogers girava per le università italiane con una conferenza e un titolo che era sempre lo stesso, un titolo terrificante: Chi siamo noi, chi siete voi; eravamo sbalorditi nel vedere questo distacco che esisteva fra noi e voi, e notavamo questa differenza. Dovevamo scegliere i genitori... la domanda che ci ponevano allora era sostanzialmente questa: Che cosa assumere per cominciare?". (3)


Gio Ponti, Milano, 1955
.

La stessa domanda è ancora attuale, oggi vi è una pochezza se non la mancanza di chiare ed adeguate riflessioni teoriche rispetto ad allora. Ciò riconduce ad una sorta d'incertezza progettuale ma anche ad ipotizzare una crisi della figura professionale dell'architetto che si ripercuote all'interno delle stesse facoltà di architettura italiane; in un contesto caratterizzato da forti cambiamenti, specialmente sul piano culturale. Ma le cause di certi immobilismi, anche riguardo l'aspetto pratico della professione, vanno forse ricercate altrove e serve una ricerca propositiva, che stimoli, analizzi, indaghi, osservi, chieda, anche con spregiudicatezza; utilizzando nuove strategie, costruendosi nel tempo, rendendosi identificabile per essere impiegata correttamente.

Siamo consapevoli che i cambiamenti dovuti alla società dell'epoca dell'informazione ed alle nuove richieste di mercato ci spingono da un lato a cercare di interpretarli, offrendo risposte e soluzioni veloci e spesso non adeguatamente elaborate sul piano concettuale, dall'altro però, ci obbligano a capire di quali mezzi e di quali metodi ci si debba avvalere. Capire qual è il "tessuto connettivo" odierno in questa professione, capire il perché ed il come sia difficile produrre e realizzare architettura in Italia.

Si può rischiare di considerare il mestiere dell'architetto, come un servizio, escludendo chiunque intenda il progetto come ricerca del reale, e rappresentazione dei suoi valori. Vi è pure il rischio, immergendosi in una ricerca teorica, che avvenga l'ennesimo distacco dalla società, senza neppure chiedersi se la società capisca l'importanza di tali ricerche e dribblando gli aspetti reali di questo mestiere; aspetti che si concretizzano quando le idee si materializzano nel costruire.
Indagare la professione e la produzione dell'architettura, partendo dagli studi degli stessi progettisti può aiutare anche a capire e rimarginare una frattura che si è formata tra società/committente ed architetto.
La professione dell'architetto è stata spesso considerata una disciplina "decorativa"; ma vogliamo sforzarci e cercare di riportare l'attenzione alla consapevolezza dell'architettura come disciplina profonda che nel PROGETTO studia lo spazio, la città, il paesaggio ecc. e ricerca soluzioni concrete e realizzabili.



Indagando l'architettura italiana dove è pensata e prodotta, in intermittente dialogo con il passato, vogliamo prendere una posizione non tanto culturale o ideologica ma compiere un atto d'affermazione.
Ci sono sempre rimaste impresse le parole di Francesco Tentori:

"Amate fin che volete qualsiasi architetto di qualsiasi paese, ma siate consapevoli che noi siamo gli orfani di un'oscura colonia. La tradizione moderna dell'architettura italiana è significativa e importante, ha un peso internazionale." (4)

In un periodo dove questa disciplina in Italia è selezionata e cerca di essere classificata, ci siamo chiesti in che modo avremmo potuto indagarla nei suoi aspetti più vivi e materiali; ma nello stesso tempo ci siamo chiesti quali fossero tali aspetti...
Ci siamo resi conto che probabilmente la verità non la sapremo mai, ma abbiamo sentito la necessità ed il desiderio di fare qualcosa per capirlo...

"L'architettura è una professione pericolosa sotto molti punti di vista [...]. L'architettura è una professione pericolosa anche perché è estremamente difficile e debilitante [...]. L'architettura è una professione pericolosa perché è una micidiale combinazione d'impotenza e onnipotenza, nel senso che l'architetto è quasi sempre il depositario di sogni megalomaniaci la cui realizzazione dipende da altro e da altri." (5)

Matteo Ballarin
Nicola De Pellegrini
Filippo Forzato
Massimo Frigo
Anna Simonato
NOTE:

1. Carlo Aymonino, Venezia, 1996.
2. Luciano Semerani, Venezia 1998. (Alcune cose che dovete ancora sapere su Aldo Rossi. In occasione del seminario teorico su Aldo Rossi nei giorni 19,20 ottobre 1998 sviluppato dal Dottorato di Ricerca in Composizione Architettonica di Venezia).
3. Gianugo Polesello, Venezia 1998. (Ab initio, indagatio initiorum. Ricordi e confessioni. In occasione del seminario teorico su Aldo Rossi nei giorni 19,20 Ottobre 1998 sviluppato dal Dottorato di Ricerca in Composizione Architettonica di Venezia).
4. Francesco Tentori, Venezia 1998.
5. Rem Koolhaas, Rice School of Architecture, Houston, 1991 (testo tratto da: Rem Koolhaas, Verso un'architettura estrema, Postmediabooks, Milano 2002).
faq di format-c, è una ricerca che indaga sulla professione dell'architetto e sulla produzione dell'architettura italiana contemporanea, ponendo in modo diretto domande specifiche a sette studi d'architettura del panorama nazionale contemporaneo, sostanzialmente diversi tra loro per approcci disciplinari: APsT architettura di Roma, Studio ARCHEA di Firenze, HOV di Ancona, Ipostudio architetti associati di Firenze, ma0 di Roma, Metrogramma di Milano, 5+1 architetti associati di Genova. Ogni studio rappresenta uno o più aspetti fondamentali che hanno influito indiscutibilmente nella scelta: una realtà consolidata, uno studio operativo, esperienze eterogenee e multidisciplinari, ricerche teoriche, sperimentazioni, opere in cantiere, collaborazioni pluridisciplinari, partecipazioni a concorsi di notevole livello, esposizioni e mostre dei propri progetti, contributi, interventi e partecipazione attiva in conferenze e dibattiti. Nel sito web (www.format-c.it) sono presentati gli studi che man mano vengono considerati dall'indagine, dedicando loro una pagina di approfondimento, una scheda tecnica, il loro curriculum e una selezione di links tematici. La prima fase consiste nella raccolta delle domande pertinenti al tema d'indagine che possono essere inviate ad uno specifico indirizzo e-mail (faq@format-c.it). Le domande saranno selezionate e classificate in quattro temi: la formazione, la professione, lo studio, il cantiere. Nella seconda fase saranno fatti dei sopralluoghi all'interno degli studi considerati, effettuando interviste e reportage. La terza fase provvede ad integrare alla pagina di approfondimento una selezione dei materiali raccolti dall'indagine (risposte degli studi, materiale fotografico, audio-video ecc.). Tutto il materiale della ricerca sarà raccolto in tre pubblicazioni cartacee che conterranno saggi/interviste di noti professionisti e/o critici per cercare di tessere un quadro completo del panorama contemporaneo. In contemporanea allo IUAV si svolgeranno delle giornate di studio con approfondimenti e dibattiti. Gli atti delle giornate di studio e le tre pubblicazioni formeranno un corpus di base per sviluppare altre ricerche.

faq 01 è il primo volume della ricerca di format-c finanziata da sdS_IUAV. In tiratura limitata è distribuito da sdS_IUAV - Università degli Studi; contiene il materiale raccolto nei sopralluoghi negli studi a Firenze da Ipostudio e Milano da Metrogramma; con saggi critici di Carlo Magnani e Vittorio Gregotti.

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