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Dreaming Dubai

Marco Vanucci



[in english] Le dinamiche che muovono l'organizzazione della città contemporanea sfuggono continuamente ai tentativi di comprensione ed interpretazione totalizzante: l'esperienza urbana, infatti, si caratterizza per la sua natura mutevole e contraddittoria all'interno della quale le spinte del mercato determinano cambiamenti e metamorfosi in grado talvolta di ridisegnare il nostro ambiente antropizzato, modificando nel profondo le complesse dinamiche di fruizione spazio-temporale della città contemporanea.

[13feb2006]
Da qualche tempo tuttavia assistiamo a fenomeni relativamente "nuovi" di trasformazione della città, dovuti a necessità causate da profondi cambiamenti di natura economica. È il caso, questo, di ciò che sta avvenendo a Dubai, negli Emirati Arabi Uniti. A sentire le previsioni degli addetti ai lavori, in tempi relativamente brevi, dal Golfo Persico verrà pompata l'ultima goccia di petrolio. Per non soffrire un tracollo economico senza precedenti, dunque, è in atto una totale riconfigurazione della città basata sull'incentivazione del settore terziario (istituti finanziari, ricerca scientifica, ma soprattutto alberghi e progetti architettonici d'avanguardia) e sulla trasformazione di Dubai in una delle mete mondiali del turismo di lusso.


Il faro di Alessandria.

Attualmente siamo solo all'inizio di quel cambiamento che sembra destinato a trasformare Dubai in un Paese delle Meraviglie: è, infatti, in cantiere la realizzazione di tre delle sette meraviglie del mondo e precisamente la Piramide di Cheope, i giardini pensili di Babilonia e il Faro di Alessandria; ad esse si affiancheranno la Torre di Pisa, la Torre Eiffel e la Grande Muraglia Cinese. Tutte fedelmente riprodotte a suon di petrodollari.

Al di là delle discutibili e, allo stesso tempo, colossali operazioni di cut and paste urbanistico che stanno radicalmente ridisegnando Dubai, ciò che rende, tuttavia, interessante questo straordinario laboratorio a cielo aperto risiede nello scarto che tale esperienza segna nei confronti della pianificazione della città postmoderna contemporanea. Là dove il postmoderno si esplicitava come tendenza di fondo del vivere contemporaneo che si legava al clima culturale generale, agli atteggiamenti e agli stili di vita prima ancora che riflettersi nelle forme della città e delle sue architetture, Dubai rappresenta l'ultimo stadio evolutivo dell'esperienza urbana al cui interno il desiderio, già, per certi versi, motore dell'organizzazione urbana in altri contesti, diventa l'unico criterio organizzativo attraverso cui esercitare il diritto alla pianificazione di scenari urbani di sogno che si sovrappongono totalmente alla città reale. L'assottigliamento dei confini tra città sognata e città reale è tale da tradursi letteralmente nell'articolazione del cityscape.



Pensata e progettata come una nuova Mecca del lusso, la citta di Dubai deve rispecchiare un ideale di bellezza senza tempo in cui il collage acritico segna la cifra stilistica che compone la sua skyline. Decisamente in linea con l'esperienza urbana postmoderna o, per meglio dire, formalmente "figlia" di quell'universo linguistico, la Dubai dei nostri giorni rappresenta, infatti, un caso di ready-made urbano in cui una massiccia somministrazione di capitali economici unitamente all'impiego delle più straordinarie risorse tecnologiche ed infrastrutturali rendono possibile la reificazione di una condizione urbana utopistica e allo stesso tempo iperreale; si instaura, infatti, una sospensione temporale in cui il passato è attualizzato all'interno di un eterno presente. La Grande Muraglia e i grattacieli high tech, lo skydome e una antica medina fedelmente riprodotta convivono senza soluzione di continuità all'interno di una città che diventa il simulacro di se stessa.

Se, infatti, la città postmoderna si poneva in rapporto dialettico con la città storica mimandone da un lato i linguaggi architettonici ma, soprattutto, cambiandone profondamente i connotati esperienziali del vivere metropolitano, Dubai si impone all'attenzione delle cronache come il precipitato del definitivo punto di unione tra mindscape e cityscape postmoderni; le forme della città vanno a comporre un bricolage urbanistico in cui le spinte economiche e le logiche del profitto danno luogo ad una pianificazione contingente e frammentaria, che risponde ultimamente alla soddisfazione di una visione onirica della città e delle sue parti. Non di meno il planning urbano, in fondo, non è altro che lo specchio di un diffuso edonismo, un individualismo di massa che fa sì che la città sia organizzata attraverso il diritto alla diffusione del principio del piacere.


I giardini pensili di Babilonia.

Una sorta di dittatura del desiderio in cui ciò che appartiene a una visione utopica della città e dei suoi splendori acquista il diritto ad essere reso artificialmente possibile grazie alla tecnologia che diventa il mezzo al servizio del "capriccio": una pista da sci nel deserto, il grattacielo più alto del mondo (800 metri), isole artificiali che formano arcipelaghi a forma di palma oppure di mondo con le abitazioni progettate "in stile" a seconda che appartengano ai diversi continenti. Dubai è lì per soddisfare le ultime fantasie sulla città, è il campionario residuale di tutto ciò che sarebbe già potuto essere ma che la tecnica non era ancora stata in grado di realizzare; oggi è crollato pure quest'ultimo tabù.

Marco Vanucci
marco.vanucci@gmail.com
Marco Vanucci ha studiato presso presso l'Architectural Association School of Architecture di Londra, dove si è laureato nel 2004 con Cell System Morphologies, una tesi sull'iperarticolazione di sistemi emergenti in architettura. Attualmente lavora presso Zaha Hadid Architects dove è impegnato in progetti e concorsi internazionali.
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