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ARCHIVIO OTTOBRE 2010

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6 ottobre 2010

Un antico porto fluviale, poi piazza del mercato, posta sull'isola circondata dal fiume Livenza, che individua il centro della piccola città di Sacile, in provincia di Pordenone. Il progetto di LR-Architetti (Enrico Maria Raschi e Sara Lonardi) con Paolo de Benedictis presentato da Michele Stavagna. "La nuova pavimentazione di Piazza del Popolo -si legge nella presentazione pubblicata in ARCH'IT Architetture- è costituita da un lastricato costituito da fasce in granitello di Aurisina alternate a corsi di larghezza variabile in trachite zovonite mista, calda e grigia. La richiesta -sopravvenuta in un momento successivo al progetto di concorso, che prevedeva invece la totale pedonalizzazione- di mantenere la carrabilità della piazza, ha portato alla divisione del lastricato in tre fasce separate da caditoie in pietra bordate da fasce in trachite zovonite grigia uniforme, marcanti le linee di compluvio."

 

5 ottobre 2010

Una visita alla dodicesima Mostra Internazionale di Architettura di Venezia. L'Arsenale si apre con un filmato diretto da Wim Wenders, un omaggio al progetto del Rolex Center, nella forma di uno spot pubblicitario dalla retorica fastidiosa. Il resto della Biennale è una ricerca, perlopiù lunga e faticosa, per trovare luoghi e progetti degni di interesse. Di Diego Terna. "Il progetto curatoriale -annota Diego Terna nell'articolo pubblicato, con foto di Chiara Quinzii, in ARCH'IT Files-, è parso più intenzionato ad una selezione di studi che portasse ad uno sfoltimento e ad un ringiovanimento dei nomi, optando più sulla forma dell'esposizione, che sul suo contenuto: nell'Arsenale, per esempio, era molto sottile il gioco risolto con una sequenza di progetti legati attraverso rimandi, somiglianze e , soprattutto, opposti (i progetti massicci e muscolari di Radic + Correa e di Garcia-Abril, seguiti dai diafani Transsolar + Kondo e Ishigami, quindi il caotico Studio Mumbai, a sua volta seguito dal futuribile R&Sie(n); il quasi nulla di Eliasson e la cupola labile di Wang Shu, seguiti dai progetti quasi didascalici di Olgiati e Ito; per finire con l'opera ariosa di Cardiff Miller Studio, che rimanda alla sala interviste e si oppone al buio claustrofobico di Berger & Berger)."

 

5 ottobre 2010

Gli scollamenti del pluralismo. L'eclissi della socialità reale e la sua proliferazione nei media grava su People Meet in Architecture, afferma Pietro Valle nel commentare la Biennale Architettura diretta da Kazuyo Sejima. Ambiguità, scarti e disseminazioni che riflettono sulla traduzione dell'architettura costruita in mostra ed evitano sia le rappresentazioni tradizionali sia l'effimero dell'evento installativo fine a se stesso. L'architettura di questa biennale si presenta come una caricatura di se stessa all'interno di uno spettacolo altrui. "Alla Biennale 2010 -scrive Pietro Valle in ARCH'IT Esposizioni- troviamo una radicale opposizione tra i mezzi comunicativi disciplinari dell'architettura e le installazioni multimediali che adottano tecniche completamente diverse. Appare chiaro che le rappresentazioni tradizionali faticano a esprimere l'architettura con immediatezza, le loro astrazioni e proiezioni richiedono una traduzione. La mostra, invece, non sembra voler lasciare al pubblico spazio (e tempo) per approfondire. Si trasforma in una somma di eventi che, agli occhi della curatrice, sembrano incarnare la vera qualità partecipativa dello spazio collettivo. La seduzione del contatto diretto con il pubblico, del superamento della barriera disciplinare, è una grande tentazione. Molti degli architetti, tuttavia, si appropriano di modalità dell'arte e dei media in modo acritico. Non operano alcuna messa in discussione dei criteri che informano tali rappresentazioni, accettano semplicemente la loro efficacia comunicativa limitandosi ad affinarne le qualità estetiche."

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