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       Giancarlo De Carlo. Le ragioni dell'architettura

Laura Masiero



 
 
    Si è conclusa il 18 settembre scorso la grande mostra monografica su Giancarlo De Carlo voluta dalla DARC presso il MAXXI di Roma. La scomparsa dell'architetto pochi giorni dopo l'inaugurazione ha fatto assumere all'iniziativa, involontariamente, il carattere di una retrospettiva. ARCH'IT presenta oggi alcuni estratti dalle riflessioni di De Carlo intorno ai temi individuati per la mostra, una nota sull'esposizione romana a cura di Laura Masiero e affida alle parole di Alessandro D'Onofrio (progettista con Enrico Di Munno dell'allestimento) un ricordo dell'architetto e del lavoro svolto in rapporto alle fasi di preparazione della mostra.



Giancarlo De Carlo. Le ragioni dell'architettura
MAXXI – Museo Nazionale delle Arti del XX secolo, Roma
dal 1 giugno al 18 settembre 2005

a cura di Margherita Guccione



 
    Nel 1995 la Triennale di Milano dedicava una mostra monografica a Giancarlo De Carlo; nel 2004 l'Archivio Progetti dello IUAV di Venezia terminava, con la pubblicazione di due importanti volumi, il riordino del materiale dell'archivio dello studio milanese; sempre nello stesso anno si inaugurava a Parigi presso il Centre Pompidou una grande mostra dedicata al noto architetto; quasi contemporaneamente il Presidente della Repubblica assegnava a De Carlo la medaglia d'oro come Benemerito della cultura italiana.

Questi sono solo alcuni dei segnali di una riscoperta, cominciata lentamente qualche anno fa, di questo intellettuale dell'architettura, personaggio scomodo, anticonvenzionale, che aveva subito una sospetta "emarginazione" operata a partire dai primi anni '80 da parte di certi ambienti accademici e da alcune riviste specializzate.

  [01nov2005]

Schizzo di studio per il concorso piazza Matteotti - La Lizza. Siena, 1988.
 
  Durante gli anni "ai margini della discussione" De Carlo continua a lavorare proseguendo la tradizione ormai quasi trentennale dei suoi laboratori ILA&UD, mantenendo costante il suo impegno nei concorsi di progettazione, trasformando il suo studio, nel 2000, nella Giancarlo De Carlo Associati (1), redigendo numerosi Piani (regolatori, particolareggiati, per centri storici) rimanendo all'interno del dibattito architettonico alla sua maniera, cioè creando situazioni di confronto e dialogo tra diverse figure professionali e sociali.

Sono questi gli anni dove "...la liberazione dai vincoli della gloriosa statica positivista e la costruzione di una geometria complessa si sono incontrate. L'incontro è avvenuto nel senso che ho continuato a progettare tenendo conto di tutte e due le direttrici allo stesso tempo e ho cercato di farle confluire in quella che è sempre stata la radice dei miei pensieri: la forma architettonica depurata da dichiarazioni e così penetrata nella sostanza del problema da diventare capace di dare significato a tutte le sue corrispondenze"; le forme del progetto si liberano e si attorcigliano in torri, pennoni, in scelte "stilistiche" ricercate e inusuali, in un rinnovato interesse per il linguaggio, penetrando a fondo la realtà delle cose (2).


La mostra "antologica" conclusasi poche settimane fa al MAXXI di Roma, doveva presentare, nelle intenzioni di De Carlo, gli ultimi progetti dello studio. L'architetto aveva allontanato, spiazzando i suoi interlocutori della DARC, l'ipotesi di una mostra d'architettura "canonica", e non desiderava che l'esposizione diventasse una mostra "celebrativa" sulla sua figura in quanto professionista ancora in piena attività. Questo era Giancarlo De Carlo, "maestro involontario" e fuori dagli schemi. Le sue richieste coraggiose confermano appieno il suo stile, la sua disponibilità ad essere "il più possibile esposto alle critiche" (3) e la straordinaria lucidità di un architetto che a 84 anni era ancora animato da una notevole vivacità progettuale.

 
    La scelta della DARC è stata di affiancare agli ultimi lavori dello studio i progetti "collaudati" e più conosciuti del passato con le attività più significative (gli scritti, i libri, il laboratorio ILA&UD, la rivista Spazio e Società) che in qualche modo li hanno generati, e che inquadrassero la figura complessa dell'architetto optando per una soluzione intermedia tra le due ipotesi espositive. La scomparsa di De Carlo, avvenuta tre giorni dopo l'inaugurazione della mostra romana, hanno fatto assumere all'iniziativa il carattere di una retrospettiva non voluta.

Consapevole che rinchiudere in schemi predefiniti una personalità poliedrica e un'attività intensa scandita da mille ramificazioni come quella di De Carlo è impresa difficile, l'esposizione suddivide la produzione decarliana in sei aree tematiche, con relativi approfondimenti. Le aree sono: Abitare, Laboratorio Urbino, Tra città e territorio, Misurarsi con la storia, Geometrie complesse e Progettare i luoghi pubblici.

 

Schizzo di studio per il polo universitario in via Roccaromana. Catania, 1997-1998.

Schizzo di studio.

 
  L'allestimento, strutturato come un bosco, presenta di tanto in tanto radure a tema dove approfondire il racconto che si snoda lungo la visita. La scelta è di percorsi fluidi, percettibili a intuito, formati da pareti inconsistenti di telo preferiti ai pannelli di supporto tradizionali, dove trovano spazio proiezioni della parte più nota della produzione decarliana in ordine cronologico (dagli anni '50 fino ad oggi) e le testimonianze di alcuni personaggi legati ad un determinato periodo o vicissitudine del percorso professionale del progettista, da Domenico De Masi a Massimo Cacciari, da Maristella Casciato a Franco Purini, proiettati, ad altezza reale, sulle superfici dei teli.

Vorrei soffermarmi qui sui materiali recenti esposti in mostra e in particolare modo sulla loro rappresentazione; notiamo l'assoluta indifferenza dello studio milanese per una comunicazione "persuasiva" del progetto di architettura attraverso immagini fotorealistiche o plastici di dettaglio; il materiale esposto è quello di uno studio operativo, materiale di lavoro concreto e 'grezzo' a volte, prodotto per un'architettura mirata alla costruzione, composta da plastici all'apparenza spartani, costruiti con pannelli sandwich o con materiali occasionali (come avviene all'interno dei laboratori ILA&UD), dettati dall'urgenza di verificare un'idea tridimensionalmente, da disegni esecutivi, appunti e schizzi, grandi portfoli, alcuni dei quali presentati qui per la prima volta, colorati e vivaci, pieni di ragionamenti dell'ultimo De Carlo, che portano alla comprensione di scelte formali, anche a volte difficili da capire immediatamente, soprattutto per chi è legato all'immagine di un De Carlo operante ad Urbino, ma coerente con la propria storia personale (4) e sempre supportate da una "progettazione tentativa" che mette in discussione in continuazione, in un passaggio continuo tra le varie scale, l'oggetto di studio.




Ne viene fuori un'immagine di un professionista libero, in continua evoluzione, che attinge dalla contemporaneità gli strumenti a lui strettamente necessari per non snaturare alcune sue precise convinzioni, quindi via libera all'uso dell'informatica ma combinata con l'uso sapiente di schizzi e montaggi "intelligenti" che consentano di non perdere mai di vista i percorsi e i ragionamenti svolti per la definizione dell'idea di progetto.

 
    Un metodo di lavoro che si potrebbe definire "tradizionale" (idea - disegno a mano libera - modello di studio) ma irrinunciabile, affiancato da una freschezza di idee assolutamente contemporanea e libera da ogni preconcetto formale, sempre nuovo e calibrato alle varie situazioni ed esigenze, sempre diverse dei casi di studio, ma fondate su alcuni concetti chiave quali il rapporto con il luogo, la geometria, la luce, l'architettura a servizio dell'uomo, che da sempre accompagnano il pensiero progettuale di Giancarlo De Carlo.


Schizzo di studio per il concorso piazza Matteotti - La Lizza. Siena, 1988.

Questa logica potrebbe essere una chiave di lettura per comprendere meglio il progetto espositivo, dove troviamo un uso della tecnologia e dei materiali, a volte spiazzante se affiancata all'immagine del lavoro e del pensiero dell'architetto milanese (pensiamo al ruolo della luce, poco considerato all'interno dell'esposizione) ma che combinata con materiali espositivi tradizionali ne danno una nuova interpretazione.

Sul futuro dell'architettura De Carlo non aveva dubbi: "[...] lo spazio fisico tridimensionale è il più sicuro riferimento che resta gli esseri umani per comprendere e indirizzare la loro esistenza. Come potrebbero ricordare e raccontare senza riferirsi allo spazio fisico che avvolge le loro azioni e i loro pensieri? Per questo sono certo che non si potrà mai fare a meno dell'architettura. Passerà l'insopportabile clamore e forse per un po' sarà il silenzio: poi si ricomincerà a progettare." (5)

Laura Masiero
mas.laura@libero.it
 
       
    Corrispondenza

I primi giorni di giugno è venuto a mancare Giancarlo De Carlo. Oggi, forse, non è più necessario scrivere righe introduttive per presentarlo, anche se fino a soli pochi anni fa era indispensabile spiegare alla galassia architettonica chi fosse e che ruolo fondamentale avesse nella cultura italiana. Un ruolo universalmente riconosciuto a livello storico ma capace di andare ben oltre, in grado di arrivare ai problemi chiave che la contemporaneità solleva. Negli ultimi anni Giancarlo aveva finalmente ottenuto un riconoscimento ufficiale, dato non dai titoli ottenuti, basta pensare alle sue 14 Lauree ad Honoris Causae, ma che piuttosto consisteva in una maggiore attenzione da parte dei Mass Media sulle ricerche dai lui svolte. L'impressione è che Giancarlo ultimamente fosse diventato necessario in quanto rappresentante "di un'etica professionale di rilevanza civile", e che in questo ruolo potesse "essere utile" come icona di riferimento per chi è alla ricerca di una legittimazione, di una profondità di rilevanza sociale, troppe volte solo dichiarata. Ma il gioco, per lui, valeva la candela, finalmente poteva dire quello che pensava con la certezza che in molti lo avrebbero ascoltato. Un anno fa incomiciammo a discutere su una possibile mostra sul suo lavoro.

 



Viste della mostra al MAXXI di Roma.

 

L'idea veniva dalla DARC, (in particolare da Margherita Guccione e Alessandra Vittorini), lui si mostrava perplesso. Un riconoscimento da parte di un'istituzione pubblica, una mostra presso l'unico museo di arte contemporanea a livello nazionale lo rendeva prudente; le ufficializzazioni lo innervosivano. Voleva essere convinto, saggiare la passione, la conoscenza, e l'intelligenza di chi aveva di fronte, come faceva sempre del resto. La passione e l'entusiasmo erano alti, e convincerlo non è stato poi così difficile. Giancarlo pose subito in chiaro qual era la questione che gli stava a cuore: "Intendiamo presentare solo i prodotti –le opere e i progetti- o considerare anche i processi che li hanno generati e alimentati nel loro farsi?".

Voleva essere rappresentato. Non rappresentarsi. Dava indicazioni ma aspettava proposte concrete, critiche, su come pubblicare il catalogo o rappresentare l'allestimento. Una mostra "partecipata" composta dalle idee di tante persone, ma ispirata da lui. La sua specialità era suscitare entusiasmo, alimentare nuove idee, in genere creare un evento che le esemplificasse. Così è stato. Un catalogo composto da tanti interventi, da Massimo Cacciari al restauratore di cemento armato dei collegi di Urbino, dagli ultimi suoi progetti, di cui almeno quattro in via di realizzazione, ai sui commenti alle sezioni tematiche di approfondimento. Una mostra capace di indirizzare senza essere autoritaria; plastici e tavole originali accanto a proiezioni e ad un allestimento multimediale; una mostra installazione, condivisa da tutti, da lui per primo. Abbiamo lavorato tutti febbrilmente, mentre lui, ancora più febbrilmente seguiva i suoi progetti. Nei freddi pomeriggi invernali milanesi, al tramonto, con le alpi come sfondo, dall'ultimo piano di una palazzina progettata da Albini, De Carlo ha voluto commentare le sezioni tematiche che avevamo scelto (Abitare, Tra città e territorio, Laboratorio Urbino, Misurarsi con la storia, Geometrie complesse e segni urbani, progettare i luoghi pubblici). Questi dialoghi sono stati in parte selezionati per essere pubblicati nel catalogo della mostra: "Giancarlo De Carlo: le ragioni dell'architettura". Li riproponiamo qui in versione integrale accompagnati dalle immagini di uno dei suoi ultimi progetti, in via di realizzazione, che vede la partecipazione ancora al centro delle sue attenzioni.

Alessandro d'Onofrio
 
       
    NOTE:

1. Gli associati sono Monica Mazzolani e Antonio Troisi.
2. Franco Buncuga, Conversazioni con Giancarlo De Carlo, Elèuthera, Milano, 2000.
3. Giancarlo De Carlo, Progetti nelle città del mondo, in "Rassegna di Architettura e Urbanistica", 88, gennaio-aprile, Edizioni Kappa, Roma, 1996.
4. "Mi chiedi anche, mi pare, quale sia stato il rapporto che corre tra la mia storia personale e l'esperienza alla quale ho partecipato (Urbino). La trovo una domanda difficile perché è di quelle che rischia di aprire il baratro dell'autoanalisi. [...] ti dirò che spesso la gente che vede i miei lavori ad Urbino trova difficoltà a datarli o comunque a metterli in ordine cronologico. Cosa può significare questo fatto: che ad Urbino non ho scritto una mia storia personale? Che non ne sono stato capace o che me ne sono per niente preoccupato? Al di la di ogni possibile significato [...] mi sembra che si possa staccare la propria storia personale da un'esperienza solo quando la si esperisce da visitatori o da ospiti. Quando invece si cresce nell'esperienza, l'esperienza include il descriverla e il descriverla include il tracciare la propria storia personale; ma insieme alla storia di molte altre vicende, in un inviluppo dal quale è difficile districarla. Capita perfino che, essendo parte di un inviluppo, il tracciato personale si riavvolge, e allora lo si smarrisce anche per se stessi." Tratto da Conversazione su Urbino, G. De Carlo e P.L. Nicolin, in "LOTUS International", 18, Electa, marzo 1978.
5. Franco Buncuga, Conversazioni con Giancarlo De Carlo, Elèuthera, Milano, 2000.
 
   

> FILES: GIANCARLO DE CARLO: ABITARE

> GIANCARLO DE CARLO. LE RAGIONI DELL'ARCHITETTURA

   

 

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