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Books Review

Giancarlo De Carlo
Le ragioni  dell'architettura


   


Margherita Guccione, Alessandra Vittorini (a cura di)
"Giancarlo De Carlo. Le ragioni dell'architettura"
Electa Mondadori, 2005
pp. 255, €35,00


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"il progetto è come un testo che raccoglie pensieri e frammenti, un organismo molteplice ed unitario dove ogni parte trae significato dalle relazioni che stabilisce con le altre parti per cui il valore e il disvalore di ciascuna si riflette sull'intero insieme"

Sobrio e maneggevole, nero al tratto rosso del disegno accennato, sui generis biglietto da visita (17x24cm) di un evento testamento di oltre 50 anni di idee, pensiero e passione: Giancarlo de Carlo le ragioni dell'architettura (mostra tenutasi al MAXXI dal 3 maggio al 18 settembre 2005). Ricercato e asciutto nei toni; né monografia né saggio critico, il catalogo, edito da Electa/operaDARC, curato da Margherita Guccione e Alessandra Vittorini, si scopre essenziale e compresso strumento di supporto al visitatore nel percorso dell'esposizione, seguendone ogni traccia, ogni ombra, ogni deviazione. Trasponendo fedelmente il concept della mostra, tessuto da piani e registri diversi suscettibili di lettura autonoma, questo volume sceglie la forma di ipertesto a più voci. Critico e didascalico, si appropria infatti del linguaggio interattivo della metafora, della logica discontinua del salto, del montaggio simultaneo per tematiche di pensiero. In antitesi diretta con la narrazione cronologica, in decisa risposta al presentare non i soli progetti ma i processi e le idee che li hanno generati e alimentati nel loro stesso farsi.
  [05nov2005]

 

 
Progetto guida per la riqualificazione e ristrutturazione dell'area Le Piagge, Firenze. Il sistema del parco.

Il testo è suddiviso in sei sezioni tematiche -abitare, tra città e territorio, laboratorio Urbino, misurarsi con la storia, geometrie complesse e segni urbani, progettare i luoghi pubblici– che documentano i nodi centrali dell'attività del progettista, 38 progetti selezionati, un arco temporale di circa 55 anni. Il tratto personale, quasi autobiografico, delle riflessioni raccolte nelle più recenti conversazioni con De Carlo sui temi della mostra insieme alle testimonianze diverse di studiosi, intellettuali, architetti che hanno condiviso con lui le sue più importanti esperienze professionali e culturali, introducono e separano le sei sezioni del testo. Interdipendenti e simultanei, a conferma di tale metodologia induttiva di lettura, coesistono infatti i tratti didascalico-critici delle schede di progetto e le vivaci risposte su temi spesso inediti della sua complessa attività. Il racconto di una vita, di un opera, tramite 6 figure mobili riconfigurabili, in tempi diversi, dal lettore fruitore in altrettanti ambiti tematici. Legate dal sottile filo guida dei loro stessi titoli e dal piano trasversale di una cronologia inversa e rigorosa delle schede di progetto, le sezioni tematiche registrano inoltre la serrata dialettica tra specificità delle singole realizzazioni e l'infaticabile e acuta speculazione nei confronti del proprio ampio contesto.


Residenze a Wadi Abou Jmeel, Beirut (2003/2004). Schemi delle piante.

Questi spunti di riflessione introdotti e distinti da pezzi brevi, i focus, più emblematici che esaurienti utili comunque a svelare le maglie di quella fitta trama sulla quale De Carlo intreccia gli eventi della propria vita con quelli della contemporaneità segnata e discontinua della quale è partecipe. I focus assumono così la valenza di una narrazione autonoma all'interno del racconto dove ogni tracciato viene descritto tramite la testimonianza diretta dell'incontro. Figure come Massimo Cacciari, filosofo e sindaco di Venezia, Domenico De Masi, sociologo impegnato nella teoria della partecipazione intervengono in maniera interdisciplinare a spiegare la continua convinzione e ricerca di un'architettura come "processo", come strumento di metodo adatto ad affrontare i problemi del tutto nuovi della società moderna.

Affiorano, dal tratteggio timbrico e deciso dei dialoghi di attori diversi, prospettive molteplici della stessa scena, possibili scenari dei rapporti tra gruppi sociali, lo spazio fisico e la natura dei luoghi dove questi accadono. A tali approfondimenti introduttivi, alle molteplici facce dell'esperienza concreta dell'architetto, fanno riferimento le sezioni delle schede di analisi dei singoli progetti, tagliate criticamente dagli autori stessi del catalogo e del concept della mostra. Il principio di scrittura resta quindi fedele ai modi del montaggio per induzione mentre la riflessione della lettura si muove alternativamente dai piani immediati dell'analisi didascalica alle suggestioni critiche offerte dall'appartenenza all'abito tematico e alla contestualizzazione cronologica di ogni progetto. Per cui lavori inediti, come quelli delle Piagge a Firenze (dove ancora oggi si svolge la ricerca attiva della partecipazione) o di Wadi Abou Jmeel a Beirut (riflessione importante sul modello abitativo mediterraneo secondo gli attuali dettami di utilizzazione dello spazio), assumono valenza e risalto analoghi a quelli di lavori più noti (Terni o Catania) nel tentativo di mostrare le attuali variazioni dello stesso sistema metodologico. L'inusuale logica suggerita per la lettura delle opere si completa in un uso attento dell'immagine, impiegata nella sua più ampia gamma, dagli schizzi al digitale.


Residenze a Wadi Abou Jmeel, Beirut (2003/2004). Schizzo della sezione.

Da strumento didascalico per la comprensione delle realizzazioni a suggestione scelta tessuta criticamente nella rete di un impaginato inusuale e accurato, anche se, obbligato dal formato, a volte infelice, la fotografia delle architetture diventa infatti importante mezzo di questa particolare modalità interattiva di procedere. Una foto a tutta pagina, espressione di un momento significativo dell'esperienza percettiva, affianca ogni testo di spiegazione ai progetti e precede una serie di altre immagini che ne illustrano i successivi tempi progettuali e costruttivi. In questo particolare tessuto ripiegato del racconto si concretizza, poi, un capitolo diverso, a sé: l'esperienza di Urbino, documentata proprio nelle pagine centrali. Non come una scelta ma come una scoperta da inventare, rappresenta una mappa il cui continuo riferimento determina un'ulteriore possibilità di lettura dell'itinerario di Giancarlo De Carlo.

Segno profondo della passione, di una coincidenza fra la bellezza del luogo e la capacità di intenderne a fondo la sostanza, la vicenda di Urbino si fa così portavoce dei legami reciproci, delle energie silenti che intercorrono tra tempo e spazio, tra città e territorio. Le inquiete tensioni della ricerca sul campo di questa "città vera ma dalle dimensioni minute" aprono il dibattito sulla reale reciprocità di tali rapporti approdando alla concezione del territorio come origine, matrice primaria di tutto ciò che comprende e di un processo architettonico svolto secondo sequenze di paesaggi, di luoghi ricordati e anticipati che si amalgamano continuamente. Parallelamente, e, in questa esperienza si definiscono i tratti di una progettazione "tentativa" che si avvale della lettura come strumento critico di decodificazione dei segni e della dualità propria dello
scambio (paesaggio-territorio e destrutturazione-ristrutturazione) come unico e proprio livello di coerenza. Ad esempio i collegi universitari della stessa Urbino e il loro teso dialogo con la città rinascimentale o l'inserimento di elementi contemporanei nell'antico tessuto come tracce anomale di una medesima stratificazione (polo universitario nel Monastero dei Benedettini, Catania).

   


Villaggio Matteotti, Terni (1970-75). Sezioni delle residenze.


Villaggio Matteotti, Terni (1970-75).


Villaggio Matteotti, Terni (1970-75). Studi sulle tipologie.

Tangente al laboratorio di Urbino e alle esperienze del Team X e dell'ILAUD si dipana così il percorso erratico e tortuoso di un architettura, tanto libera da qualsiasi ossessione linguistica e dal formalismo soggettivistico del movimento moderno, quanto animata da una riconoscibile qualità tonale e dalla poeticità con cui essa stessa esprime le sue notazioni. Un'arte sociale destinata a misurarsi con la realtà ed a divenire parte della vita quotidiana, espressione delle comuni esigenze. In questi termini Giancarlo De Carlo delinea i modi della partecipazione: uno strumento dialettico, di metodo, che rifiuta la progettazione come atto imperativo e pone il suo fondamento sulla possibilità di generare processi. 


Nuova sede della pretura, Pesaro (1992-2004). Interno durante il cantiere.

È proprio nel tentativo di restituire giusto peso ad ogni progetto, più come sequenza generativa che come opera compiuta che il testo si appropria quindi dei modi di linguaggi prestati da discipline diverse (dall'informatica al montaggio), le cui codificazioni (variabilità, riconfigurabilità, personalizzazione) appartengono egualmente allo spirito del pensiero della partecipazione, dei diversi e propri modi di vivere la dimensione individuale e collettiva. Caratteristiche stesse della progettazione come disciplina complessa, luogo di accumulo, frontiera di saperi e conflitti animata sempre dal rumore di fondo del necessario sconfinamento in campi diversi.

Ilaria Giannetti (stalkagency)
info@stalkagency.com
   
       
       

Questa pagina è stata curata da Matteo Agnoletto.






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