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vientiane/ivrea: viaggi, progetti, diario (a ritroso) di un anno... (parte 2)

stefano mirti, simone muscolino



novembre & ottobre (umore ottimo)

 
dunque, ci eravamo lasciati alla puntata precedente (se l'avete persa la trovate qui) in cui si raccontava di questa installazione 'morte a venezia'.
che era un progetto duro e estremo (mettere baracchette di lamiera + 18 serre da hobby comprate al bricocenter + gonfiabili vari dentro un chiostro neoclassicheggiante). in effetti, dopo avere allestito tutto (tre giorni in cui non ha mai smesso di piovere per un solo secondo), il responsabile e' arrivato, ha sbarrato gli occhi, ci ha fatto una scenata di dieci minuti filati e ha chiesto di smontare tutto prima che inizia l'inaugurazione del tutto la mattina successiva.

dopodiche', ci ha concesso non piu' di mezz'ora per fare le foto (che rimangono dunque l'unica risultante di tutto il progetto), si sono richiamati quelli di tosetto trasporti (che avevano finito di allestire mezz'ora prima) e si e' passata una notte tra barche, pacchi, pacchetti, bestemmie di ogni tipo...

:(


un secondo giro di immagini prima di passare oltre (comunque sia, tutto e' stoccato a ivrea e dateci qualche mese che si rimonta tutta la baracca da qualche altra parte...)












per fortuna che in quegli stessi giorni line christiensen era capotrasferta di un gruppo di noialtri che ha passato una settimana a fare scintille in quel di copenhagen. grazie al cielo, in quel caso li', tutto e' andato bene. tutti contenti, ci hanno pagato tutto quello dovevano pagare, mi raccomando tornate l'anno che viene...





questo e' bello. dopo la mostra in triennale ad aprile si e' messo a punto una sorta di alfabeto costruttivo, fatto di ponteggi, gonfiabili, proiettori con annessse proiezioni, installazioni di vario tipo che di volta in volta vengono tirate fuori dalla cantina (pronte a soddisfare i desideri piu' stravaganti).
riuscire a fare un bell'allestimento e' una grande soddisfazione. dopodiche', riuscire a trasformarlo in un linguaggio che rispecchia il nostro modo di vedere e di pensare, dandogli un valore economico, accettando la sfida della sostenibilita' economica dell'intero sistema e' un salto non da poco. poi, ogni tanto, ci prendiamo delle mazzate mica da poco, ma questo fa parte del gioco.









[08jun2005]
prima di procedere con il nostro soggiorno a vientiane, alcune immagini del treno notturno, che era bellissimo e che al giro precedente ci siamo dimenticati di illustrare visivamente...


in pratica, noi ci limitiamo a viaggiare in posti che ci piacciono, possibilmente con gente simpatica, non ci scordiamo mai di portare la digicam nella tasca e facciamo un sacco di foto.







poco sopra vi abbiamo fatto vedere le immagini di queste casettine blu installate a venezia. contenitori trasparenti, neon colorati, illuminazione sparata, strutture leggere e flessibili. in queste tre immagini prese al mercato di vientiane vedete un possibile riferimento a posteriori. qui ovviamente e' molto piu' bello, ma grazie al cielo c'e' sempre una prossima volta.


poi, quando siamo a casa e dobbiamo progettare cose diverse che via via ci vengono chieste, ci limitiamo ad andare a riguardare l'archivio foto e le cuccette del treno diventano installazioni a copenhagen, le palette cromatiche dei vagoni ristorante vengono trasferite pari pari in cose mille miglia lontane.




viaggiare = fotografare = progettare

e' un'equazione che in italia ha in ettore sottsass il maestro assoluto. ovviamente lui e' n volte piu' bravo di noi, pero' una volta che si capisce il metodo, tutto quello che viene dopo viene abbastanza di conseguenza...














un saluto a sottsass da vientiane...






e uno a toyo ito (nella puntata precedente avevamo riportato quella sua frase sulla moda femminile come bussola indicatrice per il mondo intero...)


vientiane e' una capitale bellissima, che si gira in bicicletta (cioe', noi no perche' preferiamo l'onnipresente tuc-tuc, l'ape piaggio trasformata in riscio', pero' ancora, se uno volesse potrebbe spostarsi benissimo in bici), assopita lungo il mekong. capitale bellissima per paese meraviglioso.
tutto quello che noi possiamo pensare di che cosa deve essere l'architettura e come questa debba essere fatta, li' c'e'. gia' costruito, fatto, bello e pronto per essere schizzato, fotografato e successivamente trapiantato nei progetti che si fanno a migliaia di chilometri di distanza.








per dire, se si guardano queste tre immagini scattate nel corso di una passeggiata notturna in uno dei mille templi sparpagliati per la capitale abbiamo materiale su cui pensare/ragionare/riflettere per tutto il 2005 e parte del 2006. una passeggiata di qualche ora, un tempio nel bosco, alcuni neon, un santuario per un qualche monaco importante, una casa, alcuni panni stesi.

una delle meraviglie del mondo in cui viviamo e' che grazie all'avvento delle linee aree a basso costo le distanze geografiche sono mutate. prima esisteva un'unica mappa geografica, governata dalle distanze chilometriche. adesso tutto e' cambiato, esistono dei 'buchi neri' che comprimono (o dilatano) la geografia. da ivrea e' piu' facile (ed economico) andare a londra che andare a firenze. un intero continente rivoltato come un calzino.
lo stesso fenomeno capita anche in asia.
da bangkok con un centinaio di euro si vola a hong kong, singapore, vietnam, malesia.


dopo il viaggio in cuccetta siamo arrivati a villa manoly, la guest-house dove faremo base. con tre libri casomai ci venisse voglia di passare un giorno in poltrona a leggere.

'keith richards' (di victor bockris), libro che e' stato letto in un senso (dall'inizio alla fine), poi dall'altro (dall'ultimo capitolo risalendo fino a quando incontra mick jagger andando all'asilo), per poi leggerlo aprendolo a caso.
bisognerebbe fare i film e i progetti di architettura e di design con lo stesso spirito con cui keith richards suona.

'as you go down the pike, you realise really that in musical terms, and as far as musicians and music goes, there's a weird community. you realise that, hey, you know, at the end of the day, a musician's gravestone, the best thing it can read is that: 'hey, he passed it on.' and you know, when other guys younger than me come up to me, you realise that you're just a part of a long process of troubadours and minstrels and balladeers and storytellers and it goes back forever. in a way, you get the strange felling that you are a part of this weird fraternity. but, you know, nobody carries a card, there are no secret handshakes. but, you know, you get this wonderful feeling of continuity, going all the way back through the mists of time. and you're just one of those guys that told a story and kept them happy and sang on a song and they took care of you too, for the pleasure of the business...

che poi sulla tua tomba c'e' una frase: 'hey, he passed it on'.












niente paura, questa volta non riattacchiamo con i cimiteri... pero', ancora, riuscire a fare un progetto in cui al posto del pavimento c'e' un tappeto di petali rosa non sarebbe per nulla brutto. migliaia e migliaia di petali, dalla forma un po' strana...

altre due frasi del richards-pensiero che potrebbero tornare utili a un sacco di designer emergenti:

"if you are gonna kick society in the teeth, you might as well use both feet."

"i've never had a problem with drugs. i've had problems with the police."


poiche' i fiori rosa ci hanno ingentilito, provvediamo anche a tradurre per chi non sapesse l'inglese:
'se volete fare progetti sperimentali, estremi, di rottura fate che lo siano per davvero'
'non ho mai avuto problemi con le mie idee estreme. ho avuto problemi con i committenti a cui queste idee non interessavano'.




sempre sul tema di fare progetti che al posto del pavimento o della superficie di appoggio hanno un mondo floreale di mille colori...

altro libro da capezzale e' un'inaspettato gioiello sul '68 (gia' menzionato alla puntata precedente).
gigi rizzi: io, bb e l'altro '68

(lo sappiamo bene che tutta una serie di lettori storceranno il naso, la bocca e quant'altro. ma mica possiamo passare tutta la vita a rimuginare debord e i giovani critici post-tafuriani...)




siamo certi che il buon gigi apprezzerebbe (come anche noi d'altro canto) il fascino delle bellezze locali


'io non avevo la ferrari o la rolls royce e nemmeno lo yacht da trenta metri; me la giocavo tutta con la mia faccia e quella era la sfida piu' eccitante'.
(rizzi dixit)

di nuovo, un'altro che aveva capito tutta una serie di cose.
anziche' passare la vita a piangere miserie, prende, va a saint tropez, si pone l'obiettivo piu' ambizioso in assoluto (brigitte bardot), e in quattro anni di prova e riprova, aggiusta il tiro, affina questo, migliora quest'altro, alla fine ci riesce.
vabbe' dura solo per qualche mese, ma e' lo spirito quello che conta.



ecco un'altra maniera di vivere in prima classe senza ferrari o rolls royce...
:)


mentre siamo qui che divaghiamo, vi diamo cinque link interessanti trovati nei mesi passati:


http://www.auger-loizeau.com

un mondo di progetti, prodotti, idee, ricerche, di grande qualita' e interesse. ennesima dimostrazione (se ce ne fosse ancora bisogno) che il mondo diviso in architetti, product designer, interior e un mondo morto e sepolto. le carte si sono incredibilmente rimescolate e chi rimane indietro e' perduto.
per iniziare, andate a guardare la sezione 'research & development' del sito.
anche, il sito e' un'ottima introduzione a tutta una serie di ricerche analoghe molto interessanti (vedi dunne, raby e gli altri...).




poi a volte capita che ci si stufa di andare a piedi e si prende l'autobus granturismo per andare al paese successivo. questo autobus aveva un involucro di specchi che neanche mollino...



http://www.dunneandraby.co.uk

toni dunne & fiona raby sono tra i piu' brillanti progettisti inglesi attivi in questo momento. alcuni di voi li avranno visti nel convegno 'utopia & tradimento' organizzato da luca molinari in triennale qualche mese fa (loro erano quelli che a un certo punto si alza italo rota e dice che tutto quello che hanno presentato sono delle cagate pazzesche).
in un convegno, quando uno si alza e dice che un altro dei relatori sta dicendo delle cazzate clamorose e' sempre un momento utile e importante. peccato pero' che quello che stesse dicendo delle cazzate clamorose fosse italo rota e non il duo londinese (avete tutto il loro website a disposizione, guardare per credere).



ecco un altro concetto architettonico pronto per essere trapiantato in progetti fatti a migliaia di chilometri di distanza...

http://www.maywadenki.com
se siete sopravvissuti ad auger-loizeau, se siete ancora con noi dopo dunne & raby, siete pronti per il prossimo livello. maywadenki.
che ci rammentano ancora una volta che il giappone (e i giapponesi) vivono in un universo parallelo a noi vicino, ma nel contempo distante.
se venite a capo delle parti in giapponese del loro website e riuscite ad arrivare alle 'nonsense machines', nulla vi potra' fermare.
(se duchamp fosse ancora tra noi, per certo in questo momento starebbe giocando a scacchi coi nippondenki...)

http://www.zprod.org
i miniature robot birds valgono la cliccata sul link. di nuovo, nuove tecnologie, questa volta declinate in maniera dichiaramente low-tech.






la puntata precedente abbiamo parlato a profusione di cimiteri assortiti. questa volta vi toccano i benzinai (che sono la nostra altra grande passione).
avete un notturno (con la mercedes nera dei nostri sogni), e un benzinaio di questa catena laotiana 'less is more'. un benzinaio che mies, john pawson, francois roche e riccardo dalisi sembrano i moschettieri del rococo'.


altro pensiero. a settembre a pechino abbiamo conosciuto questo francesco sisci (personaggio molto lucido e tagliente, che sa un sacco di cose sulla cina ma non solo). a un certo punto della conversazione ha detto una frase del tipo: 'come sanno bene tutti quelli che hanno studiato dai gesuiti, il diavolo si nasconde nel dettaglio...'.
che era interessante perche' rispetto a mies e' un capovolgimento a 180 gradi. ma in 'sto dettaglio, alla fine chi ci sta? dio o il diavolo?
nel dubbio, noi abbiamo abbandonato ogni attenzione per esso, lasciandolo a quelli piu' bravi (e con piu' tempo a disposizione) di noialtri...

http://www.fundacion.telefonica.com/at/rlh
rafael lozano-hemmer e' un altro che di cose ne sa molte. dei suoi progetti recenti, quelli che amiamo di piu' sono la arquitectura relacional 4 (alzado vectorial) e la arquitectura relacional 2 (emperadores desplazados).


sarebbe arrivato poi il momento di raccontarvi un po' per bene quello che fanno elio caccavale e quell'altro matto di crispin jones, ma adesso e' arrivato il momento di descrivervi due cose importantissime. la maniera che hanno qui di avvoltolare i dolcetti e il wat si saket. che sarebbe il tempio piu' bello di vientiane (non il piu' importante, ma come ben sapete non e' bello cio' che e' bello...), nonche' una delle dieci architetture piu' belle di tutto il mondo (o almeno delle parti che abbiamo visto noi).


purtroppo dalle foto non si vede la cosa piu' bella. che il tutto e' tenuto insieme da due punti di pinzatrice. foglie di bambu & pinzatrice. un inchino (a essere cattivi si puo' dire che la fortuna e' nella bellezza del packaging, perche' se fosse solo per la bonta' del dolcetto saremmo messi abbastanza male).







e gia' che ci siamo, come resistere a mostrarvi queste altre due perle. il signore delle scodelle aveva questo bastoncino di legno sagomato che intingeva rapido nella cera calda. quando il bastoncino intinto toccava poi l'acqua fredda, come per magia, una scodella cominciava a galleggiare e si aggiungeva alle altre. gaetano pesce ci avrebbe fatto compagnia nel guardarlo per ore.
che questi signori qui ci fanno invidia perche' affiancano agli aspetti piú razionali del design (materiale, forma, funzione) una dose di poesia istintiva che ci lascia senza fiato. cosí smettiamo di farci domande su cosa stiamo mangiando nell'oscurita' del ristorantino improvvisato lungo il fiume e rimaniamo catturati dalla luce della candela filtrata dalla plastica opalina della bottiglia d'acqua.

questo tempio wat si saket e' un concetto architettonico di una semplicita' assoluta: pianta quadrata, spesse mura di terra compressa e intonacata. nella parte interna del muro corre un portico sui quattro lati. al centro del recinto, una casetta che funge da tempio vero e proprio. nei muri, protetti dal portico, migliaia e migliaia di nicchiette, ognuna contenente una statua di buddha.
velocita' quasi zero (direbbero alighiero & boetti), ogni volta che si ritorna, viene sempre la pelle d'oca.



muro esterno del tempio, con alcune casette dei monaci sulla destra.


si paga il biglietto (quando l'omino non e' andato via a giocare a dama con gli amici o a farsi una pennica).


controcampo della biglietteria (siamo uomini o caporali?)


baaaaaaaaaaaaaaaaaannnnng!
una corte porticata, un muro spesso, migliaia di nicchie, statuine nelle nicchie, statue davanti. lo spazio si dilata, si estende, siamo gia' entrati in una dimensione parallela. l'omino, la dama, il frigo colle bibite erano la porta di accesso per questo universo parallelo.


e qui cari miei, c'e' lo scarto a lato. si fanno migliaia di nicchiette, sfalsate secondo una geometria abbastanza semplice. e in ogni nicchia che si mette? un buddha? ma va la'... due buddha. perche'? non si sa (avremo chiesto a cento persone diverse, al monaco, all'altro monaco, cercato sul libro).
i buddha gemelli. nella migliore tradizione di tutta la psicoanalisi occidentale del ventesimo secolo. le gemelle che corrono sul triciclo nei corridoi dell'albergo di shining, diane arbus, l'idea del gemello, un luogo concettuale dove tutto diventa sottile paura. quando vediamo due gemelli, nel nostro subconscio si scatena una tempesta di emozioni e pensieri. quando ne vediamo migliaia, ci viene il capogiro...


poi, come se fossimo in un film di bunuel, continuano le presenze inconscie. tu sei li che ti rimiri beato il tutto e nel campo visivo entra un'iguana (magari ha un altro nome, pero' ci siamo capiti...)


tecnologicamente, il tutto e' di una semplicita' disarmante. che se fate uno stand alla fiera del cacciavite di sicuro costa di piu' che tutto questa meraviglia...


in un angolo, c'e' un ripostiglio aperto, dove si tengono i pezzi di ricambio. o meglio, i pezzi che si sono guastati nel corso del tempo. questi laotiani sono tutti dei poeti, ma lo spirito pratico non gli manca.



un'altra vista per sottolineare i concetti precedenti.


se poi vogliamo entrare nei dettagli, allora e' come se avessero incaricato syd barrett per le piastrelle e altri dettagli assortiti...


mmmmmmmmmmmmmmmmmmmmmhhhhhhhhhhhhhhhhhh


ogni scelta progettuale, anche le piu' minute e marginali e' quella giusta. senza sforzo, senza incretinirsi, senza senza senza.
rispetto a mies, questi qui dio lo lasciano nel tempio, e per i dettagli mandano un aiutante al mercato con l'incarico di comprare la roba appropriata per risolvere il problema specifico.


l'edificio del tempio e' tutto affrescato. ma non affreschi tipo cappella sistina. no. affreschi che nel corso degli anni, mille pittori di tecnica non eccelsa si sono succeduti ognuno aggiungendo il suo pezzo. qui oltreche' che vedere il guerrigliero con l'ak47 ci sono due modelli architettonici di rara bellezza.


dal tempio verso la corte porticata.


poi si esce fuori, e le meraviglie continuano. guardate questa panchina tonda costruita intorno a un albero dalle large fronde. rispetto alla panchina e' perfetta perche' c'e' un pezzo di cerchio sempre in ombra. e in piu', anziche' dover fare amicizia con vicini noiosi, ognuno e' libero di perdersi nei suoi pensieri.


poi, quando il monaco xyz ti invita a vedere la sua celletta, e' un nuovo collasso emozionale. tutti i monasteri del mondo esplodono contemporaneamente nella nostra testa. la corte della certosa a pavia, ema, capri, la tourette...


l'edificio sulla sinistra e' la biblioteca dove vengono tenute le scritture sacre. di nuovo, nuove idee straordinarie. libri che sono foglie di bambu' tenuti insieme da cordicelle ingegnosissime, palette cromatiche che al confronto corbusier e' un dilettante della domenica.


dettaglio del contenitore principale dei testi sacri...


il colpo di grazia terminale. che spossato vai in bagno per stare un poco tranquillo coi tuoi pensieri, e anche il gabinetto e' di una perfezione assoluta. i sanitari, un secchio, uno specchio e delle piastrelle un po' sbarazzine.


spiegato (a grandi linee, in maniera incompleta, sorry sorry sorry) il tempio dei nostri sogni, possiamo dire che e' arrivato il momento di introdurvi con tre personaggi strepitosi conosciuti nel corso dell'anno 2004.
precendentemente spiegavamo che uno dei motivi principale per cui progettiamo e' quello legato al piacere di poter conoscere e collaborare con persone interessanti & piacevoli. eccovi tre esempi per capire che cosa intendiamo (il tempo in cui si progettava per gruppi chiusi, a compartimenti stagni, quello era bello perche' si era giovani, adesso se non vi aprite a idee diverse a persone che mettono in dubbio le vostre idee, non avete alcuna speranza di andare da alcuna parte).

prima di snocciolare i nomi (in ordine alfabetico), tre immagini di interni che hanno colpito la nostra fantasia:










e ora, come promesso, eccovi i nomi:

elio caccavale
crispin jones
annette meyer

elio e' arrivato grazie alla precedentemente citata fiona raby (che se fiona dice che c'e' uno bravo da conoscere, ci si mette sull'attenti e si chiede dove bisogna andare a prenderlo).
anche lui appartiene a quella famiglia di persone che a un certo punto si stufa dell'italia e anziche' iniziare a scrivere prosa lamentevole sulle webzine italiche, se ne va a londra. anzi, prima a glasgow e poi londra.
vi salto tutta la storia per arrivare al suo progetto degli utility pets.

per semplicita' riportiamo la parte iniziale dell'articolo/intervista che abbiamo scritto assieme a walter aprile (uscito sull'ultimo numero di cluster, dedicato alle biotecnologie).

http://www.progettocluster.com/home.htm



Utility Pets
Ovvero quando il design diventa un racconto di fantascienza.
(Walter Aprile, Stefano Mirti)

Microstoria iniziale n. 1
Che probabilmente già conoscete. C'era un maialino con la gamba di legno... perché i figli della famiglia di contadini che lo allevava, gli si erano affezionati. Però ancora, il maiale a disposizione era uno solo e l'inverno era lungo.
Dal punto di vista del design si tratta della soluzione ottimale attraverso il compromesso. Al suino, gli si taglia una gamba (che diventa un gloriosissimo & gustosissimo prosciutto), si costruisce una protesi di legno e tutti (auspicabilmente ma non lo sappiamo, forse anche il maiale) sono contenti.

Gli utility pets di Elio Caccavale si muovono all'interno di questo mondo. Un mondo i cui ingredienti sono il design critico (non a caso tra gli eroi preferiti del nostro Elio abbiamo gli Archigram, Ettore Sottsass, Eduardo Kac con il suo coniglio fluorescente Alba), il pedale dell'ironia pigiato a tavoletta , la capacità di mescolare il riso all'angoscia, a un'idea un po' (parecchio) "disturbante" del nostro futuro piu' prossimo.

In estrema sintesi, come un buon scrittore di fantascienza, Elio ha preso il mondo contemporaneo, e su questo ha sovrapposto una semplice ipotesi. La supposizione è questa: nel mondo di domani, ognuno di noi avrà organi di ricambio personalizzati. Questi organi verranno fatti crescere in maiali che avranno parte del nostro DNA. Tutto, ci viene assicurato, tecnologicamente possibile. La conseguenza fondamentale è che adesso c'è questo animale estremamente speciale, più vicino a noi di un purosangue al suo fantino, più essenziale di un cane da caccia per il cacciatore; un animale che in parte siamo noi. Il nostro utility pet. E, se tanto ci da tanto, questo maialino ce lo porteremo a casa (essendo che è praticamente una parte di noi stesso).
Bene. Bravo. Bello, interessante. I risultati delle sue indagini li potete vedere andando sul suo website. Una serie di oggetti, ambienti e situazioni incredibilmente affascinanti. Apparentemente simpatici e spiritosi, in verità molto inquietanti e strani (nel senso non positivo del termine).





Sempre in tema di fantascienza eccovi alcuni ufo travestiti da lampadari visti qui e la per la città. Anche la seconda immagine offre un interessante modello di sistema di illuminazione. Pregasi notare l'immagine meravigliosa che occhieggia dietro la lampadina...

Quello che ci sembra effettivamente stratosferico e' tutto il mondo che c'è dietro. Per intendersi, questo signor Caccavale nella vita fa il designer italiano a Londra.
Insegna part-time alla A.A. e alla Central Saint-Martins. Frequenta altri designer interessanti che fanno ricerche molto strane e inaspettate. Gente del calibro di Fiona Raby e Tony Dunne (con cui si è diplomato), Durrel Bishop, Noam Toram + una nutrita batteria di astri emergenti del nuovo design inglese.
Tutto torna. Cioè no. In verità non torna un bel nulla. Elio crede di essere un designer, mentre invece chiaramente è un narratore. Ci piacerebbe poter dire uno scrittore, ma in verità è un qualche cosa d'altro.
Gli abbiamo chiesto quali fossero i suoi riferimenti, i maestri. E abbiamo iniziato a capire.
Elio ci scrive infatti: ...storia e narrativa, sono assolutamente essenziali per me. Adoro le storie, iniziando da Babbo Natale! Ovviamente queste storie sono libri, films, cronaca, amici, occasioni, momenti, distrazioni, medicina, esperienze, cronaca, paure, fantasie, esperimenti, legami, catastrofi, sconosciuti, Lolo Ferrari, Michael Jackson... la lista potrebbe essere infinita. Libri come Orix and Crake di Margaret Atwood, il Barone Rampante di Italo Calvino. Ma anche Geek Love di Katherine Dunn.
Ballard è un altro riferimento fondamentale,
Crash, Supper-Cannes, The DisasterAerea.














i laotiani hanno due passioni. una e' quella di giocare a dama con gli amici sulla panchina all'ombra di un qualche albero. l'altra e' quella di comprare oro in tutte le forme. che e' un po' un ossimoro, perche' la prima passione non ci sembra in grado di sostenere la seconda. ma tant'e'. il piano superiore dei mercati generali e' tutto uno sfavillio (e' piu' prosa che poesia...)


insomma, quello che dal nostro punto di vista e' estremamente interessante (per i designer) e' questa traslazione, slittamento. il passare dalle noisoissime poltrone di mies ai romanzi di kafka. mettere la bauhaus in una cassa (per non aprirla mai piu') e tuffarsi nel mondo del surrealismo. e dada.

mescolando il tutto con un po' di life gem (diamanti artificiali fatti con le ceneri del corpo umano), film come battle royal, le bambole real dolls, i pesciolini illuminanti della coreana taikong corp.
e' un universo che sembra fantascientifico ma non lo e' per nulla. e' il mondo in cui viviamo adesso. disneyland che diventa las vegas, che diventa freedom ship. il progetto afwerkplek (parcheggio) costruito a rotterdam per facilitare gli incontri tra clienti automuniti e prostitute. che nelle mani di dennis adams diventa un playground per bambini...
progettare attorno a un tavolo a cui sono seduti alcuni biologi, biotecnologi, veterinari. intervistare persone che vivono assieme a dei maiali. gli studenti di medicina inglesi che seguono i corsi di scenario building technology, in cui viene chiesto agli studenti di considerare una tecnologia medica a scelta, e di scrivere due racconti, uno che sviluppi l'aspetto catastrofico e l'altro che proponga una visione idilliaca dell'uso e delle conseguenze della tecnologia stessa.
un design (come scrive caccavale): che serve per far pensare, ed e' altrettanto difficile e importante del design che risolve problemi e trova risposte. il ruolo dell'arte e' spesso provocatorio, e come il design, l'arte oggi muove dal mondo del consumo di massa. pero' c'e' questa differenza fondamentale: noi (non tutti) andiamo a mostre d'arte e discutiamo d'arte, pero' poi alla mattina usciamo di casa, andiamo al lavoro, andiamo a fare la spesa... e ci dimentichiamo dell'arte e delle mostre. e' per quello che per me e' piu' interessante e potente fare design: perche' ha a che fare con la vita quotidiana, ed e' sempre presente. un design che parte dalla lettura dei giornali di questa settimana, costruendo delle storie nuove a partire da una realtà nota. non science fiction ma social fiction. il design, ma anche la vita, non esistono senza storie e narrativa. immagina di tornare dalle vacanze e non poter raccontare niente ai tuoi amici; non sarebbero vacanze. raccontare storie nuove e' la cosa piu' bella del design, e la opporrei alla tendenza del mercato a ripetere sempre le stesse storie, come in una relazione amorosa che non funziona.


pausa con cinque foto del museo della storia nazionale del laos. dai dinosauri al che guevara locale che incontra quello vero.

















di fronte a interni come questi non c'e' niente da dire. si guarda, si apre la bocca, si dice: 'oooooooooooohhhh', e si passa alla sala successiva sperando che questo museo non finisca mai.

avete capito che poco per volta anche noi stiamo scivolando sulla china del design pensato in termini di narrazioni, scenari. molto piu' interessante e flessibile di ogni altra metodogia sin qui sperimentata.
sappiamo che il brizzi e' perfettamente sintonizzato su questi temi, ci si era lasciati nell'ottobre 2003 ad intimacy... marco, quand'e' che lanci il prossimo festival? sappiamo che stai preparando robe succosissime, quand'e' che esci in maniera pubblica?


fine pausa...
esaurito caccavale usciti dal museo nazionale, siamo ora pronti per entrare in un nuovo mondo incantato.
mr. jones l'abbiamo conosciuto due anni fa. abbiamo insegnato assieme. un corso bellissimo jomimu (jones/mirti/muscolino). tema il bar italiano. gli studenti dovevano fare tre video di animazione (vietato usare nulla che non fossero foto) da un minuto. un minuto di analisi. un minuto di concetto. un minuto di progetto. studenti bravissimi. studentesse (al solito) ancora di piu'.

il piacere assoluto che ci da il lavorare con crispin e' quella molla che ci spinge tutte le mattine a trovare nuovi progetti da fare, potergli mandare una mail che poi dopo qualche giorno lui arriva a caselle e noi lo aspettiamo pronti per una nuova avventura.

http://www.mr-jones.org

andate sul suo website, godetevi la serie di orologi che ha appena disegnato, fatevi mandare il libretto.
un orologio che quando schiacci il bottoncino per vedere l'ora, quello prima di dirti l'ora ti fa comparire un messaggio tipo: 'remember you will die'.
un altro orologio rileva le condizioni del vostro polso (battito cardiaco, sudorazione) e se rileva che siete nella condizione di dire bugie, fa lampeggiare una lucetta verde (generando curiosita' e/o sconcerto nel vostro interlocutore)...

con crispin abbiamo fatto il nostro progetto piu' bello di tutto il 2004 (che ovviamente, in quanto progetto piu' bello non e' andato da nessuna parte e si e' fermato alla fase di prototipazione.

http://www.mr-jones.org/salone/index.html


uno schermo di pixel fisici in cui i singoli pixel vengono manovrati da dieci addetti che li girano uno a uno (ricevendo istruzioni via radio da un computer che elabora via via le immagini da visualizzare).
vi prego, qualcuno ci rubi l'idea e la costruisca. una roba che e' allo stesso tempo una performance (dieci signorine/signorini che passano tutta la giornata a girare cartoncini colorati), un oggetto di product design (si puo' fare piu' piccolo, piu' grande, soddisfando ogni esigenza), puo' essere usato in interni, in esterni...







voi sapete che da queste parti anche la copia e' un'arte. retsando nella famiglia jones eccovi alcune immagini di un concerto al fulmicotone del tom jones locale che interpreta un'infuocatissima sex bomb...

passati in rassegna il caccavale, il mr. jones, siamo ora pronti per annette meyer e i suoi vestiti fatti di packaging di oggetti di consumo.
nata in danimarca, studi in olanda, ad anversa + viaggi e progetti in tutti gli angoli del globo.

http://www.annettemeyer.com

in pratica, la signorina, va al supermercato, e si mette a guardare le confezioni delle varie cose che uno potrebbe comprare. il mars, la busta della polvere del detersivo piuttosto che il latte.
poi, inizia a fare i suoi ragionamenti sui valori formali, i pattern, le scritte che iterate potrebbero diventare grafica, ecc. ecc.
il passo successivo e' quello di contattare l'azienda, il distributore, la fabbrica, e farsi dare rotoloni enormi di queste plastiche, carte e con quelle fare vestiti meravigliosi. come se fossero per biancaneve che si sposa il principe azzurro. ma ancora piu' belli.



chissa' che damerino sarebbe il nostro elvis thai, con un bel vestito cucito su misura da annette...


bene. sin qui ci avete seguito. ed e' gia' un bel film.
ma il film deve ancora iniziare.
il vero film e' quando lei organizza le sfilate di questi vestiti incredibili, a new york, a tokyo, in altre citta' esotiche, allora fa i casting delle modelle, prepara tutto, eppoi queste sfilate vengono fatte nella citta' vera, con le modelle che camminano per la fermata della metropolitana di tokyo, nei sobborghi un po' rancidi di brooklyn...


camera con vista...

ecco. se a questa miscela aggiungete questo dettaglio mica da poco che la nostra annette meyer e' di una bellezza assoluta, voi capite che noi siamo innamoratissimi di lei, dei suoi vestiti, del mars, delle modelle, delle performance, di tutto (anche se questo fatto che siamo perdutamente innamorati di lei non abbiamo mai avuto cuore di confessarglielo apertamente...)






siccome annette fa dei progetti bellissimi, allora accompagnamo la descrizione dei suoi lavori con alcune immagini di architetture bellissime viste in giro per vientiane e dintorni...





















Notes after a talk with Annette Meyer

- Annette, are you an artist? No
- Are you a fashion designer? No
- Are you an academic? No
- Are you a business woman? Noooooo

- Then, who are you?
- I don't know, I really need to be able to answer. I think is really complex this.
I am not made for definition. We are not made for definitions.

There is a problem there... I had this problem in the past.
There were 10 artists, 10 designers on show...
It was a big event, he was also exhibiting. And I was in the designer group.

Then a collector arrives, a rich one, with a Jaguar. I had three living rooms. Filled with stuff. He asked which gallery you worked for.
No gallery I say.
He left.

I understood what is my problem. The only problem is financial.

- What about recognition, that is not a problem?
- I don't know. I think I have got a lot of recognition. Maybe I think there is something I do wrong.

I have so much press. At home I have a lot, everything.
Front page of magazines, newspapers... Issey Miyake, Cnn... I have it. Still I think I do have something wrong...

- But maybe this is because you are never satisfied...
- Yes... There is a hole.... People think I am able, I know, I can do.
But this is not the case.

My things, my way of doing things, my everything... I am very critical to myself, I need to be critical... Sometimes I wish I didn't think so complicate.
If it was easy, it would be a different story.

1996 was the year. Paper shirts, Japan, Denmark, United States.
In that show everything, all the costumes were done out of paper & plastic wrapping...

- Where does the "wrapping" idea comes out?
- I was teaching in 1995 a class on underwear making. The students went to the supermarket to look for wrapping. To find different wrapping, wrap a mannequin, contact the factory...

Then there was a request to make a paper-clothing collection for some show during Copenhagen cultural capital in 1995.

Crumble, fold, sew... No compromise. Only original wrapping material.
I go to the supermarket. Different continents. Go home and I contacts the marketing department.

- Is it easy?
- It depends. In America out of 60 only 3 collaborates.
In England they all like. India is very different because they don't have supermarket. In India the system is different: the same company does different wrapping... very beautiful.

- Why do you need permission?
- Because I don't want trouble...
It is very important to understand that it is not recycling. It is done with the original rolls.

I am not making any political statement. It is not about consumerism.
It is about a graphical fascination, it is about the brand and the body.
My body becomes the product. This is interesting.
Clothing is some kind of wrapping...
New experience.

Fat free, no cholesterol... Everything on your body. Fisherman friends...
This is fun, this is interesting. The clothing are basic ones. No design.
Classical clothes from the west: shirt, business suite, pleated skirts... those elements...

I want to communicate clothing. The material is strange but the clothes are normal.

- Is it good to be in the tunnel?
- Yes.

After the last project I thought it was over. Photographs on the clothes...
But the money to make paper-clothes it happens now.
Then, I went to Japan and I met Issey Miyake.
And he says do whatever you want.
So I got home and I thought that the paper-clothes are not over.

Now I want to get one wrapping material and to make 50 different shapes.

I take different models from the past and make them in fabric.
So people can buy and wear. Eventually.

My friend said that I needed to be more reasonable. I don't know.
I teach a lot.

- Do you like teaching?
- Yes very much, yes a lot. But to be interesting you need to make your own things...

I was afraid to make things reasonable. I never worked for fashion...



bene ancore due immaginette esotiche e possiamo che anche questa seconda puntata all'incirca puo' considerarsi completata.





mangiando sul fiume. con pennnica postprandiale.



abbiamo parlato di un sacco di cose, di persone, di avvenimenti. prima di lasciarvi, alcune immagini di queste installazioni fatte nei mesi autunnali (dopo aver parlato di tutte queste persone affascinanti e luoghi meravigliosi, ci concedete un'appendice un filo vanitosa...).

senza troppo commento. si incomincia con il padiglione fatto per il festival della scienza a genova (di nuovo, workshop per bambini + installazioni, vedi puntata precedente). procedendo poi con la piazza di palazzo di citta' di torino completamente trasformata da daniele mancini e francesca sassaroli.
a seguire sempre il mancini in azione (questa volta a firenze, per firenze world vision).
diciamo che dal ritorno dalle vacanze sino a natale abbiamo lavorato molto sul consolidamento di un linguaggio che ci permettesse di procedere con i nostri esperimenti, rispondendo alle diverse richieste che mano a mano ci sono arrivate.
in verita' la ricerca continua. nei mesi prossimi sono previste una serie di uscite interessanti. i workshop per bambini cresceranno ancora, stiamo lavorando a due nuove serie di lavori, una che ha a che vedere con nuvole di display dove fare immergere le persone, la seconda che e' invece giocata tutta sul suono...




















greetings from genova...





questa volta i saluti sono da torino.
le immagini di firenze, in questo momento non le troviamo. la cosa piu' semplice e' quella di dirottarvi sul website fatto da daniele che documenta un anno e mezzo di lavori diversi tutti fatti con i gonfiabili:

http://projects.interaction-ivrea.it/ciccio/
09_worldvision/gallery-01.html


http://projects.interaction-ivrea.it/ciccio/indice.html


grande ringraziamento a daniele mancini perche' il lavoro di documentazione analitico e sistematico e' la cosa piu' noiosa (ma anche piu' importante) tra tutte quelle legate al processo progettuale. cioe', ce ne e' un'altra ancora piu' difficile. che e' lo stoccaggio in magazzino fatto in maniera sensata e intelligente (su quello stiamo ancora migliorando...).



prima di salutarvi (ci vediamo alla prossima puntata, settembre + agosto + luglio), vi facciamo un altro regalo di genere musicale.
l'anno passato si e' articolato attorno molti lavori, tutto ci fa pensare che il 2005 sara' ancora di piu'...


a casa stanco, ieri ritornai, mi son seduto...
niente c'era in tavola.
arrabbiata lei mi grida cheeeeeeeeeeeeeeeee
ho scioperato due giorni su tre...
coi soldi che le do
non ce la fa piu' e ha deciso che...

lei fa lo sciopero contro di me!

chi non lavora non fa l'amore!

(ma quanto era bella claudia mori?)

questo mi ha detto ieri mia moglie!

allora andai a lavorare
mentre eran tutti a scioperare!
e un grosso pugno in faccia mi arrivo',
andai a piedi alla guardia medica!
c'era lo sciopero anche del tranvai...
arrivo li, ma il dottore non c'e'!
e' in sciopero anche lui!
che gioco e' mai?!
ma come finirà...

c'e' il caos nella città non so piu' cosa far!

se non sciopero mi picchiano!
se sciopero, mia moglie dice:
"chi non lavora non fa l'amore!"

(grazie ad adriano celentano per questa memorabile canzone che ci piacerebbe potervi rigirare in mp3).
noi su questo fronte siamo tranquilli (lavorando molto, nessuno ci puo' mica dire nulla...)



(2. continua)

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