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vientiane/ivrea: viaggi, progetti, diario (a ritroso) di un anno... (parte 3)

stefano mirti, simone muscolino



time warp 2005.

era l'anno scorso, dicembre 2004.
eravamo via, ragionando su quello che era capitato nell'anno precedente.
avevamo avuto questa idea di fare il diario a ritroso, da dicembre andando giu' verso gennaio.

usci' il primo articolo
usci' il secondo
il terzo ci rimase nella penna (cioe' nella tastiera).


adesso siamo a un anno dopo, dicembre 2005.
il bilancio dell'anno appena chiuso e' facile da fare.
basta che andate su:

http://projects.interaction-ivrea.it/e1

li' vedete tutto quello che e' successo negli ultimi mesi ivrea-basati.
tra mille viaggi e attivita' sviluppate nell'anno, quella che ci ha divertito di piu' e' stato andare a londra quest'estate e tenere una unit della summer school dell'AA, che a questo giro aveva come tema quickspace slowtime...



un corso strepitoso. immaginare che gli animali dello zoo dovessero mantenersi.
trovarsi dei lavoretti part-time per contribuire alle spese.
pensare a quali lavori part-time si sarebbero potuti dedicare i pinguini e le giraffe,
progettare le strutture architettoniche necessarie, imparare a fare i filmetti brevi (nessun disegno, nessun cad, nessuna roba noiosa).



videoclip come strumento di rappresentazione, scenari a tutta manetta, nuove tecnologie nella forma dei rf-tag.



studenti bravisssimissimi, grande qualita', grande consenso...
senza contare che abbiamo avuto il grandissimo onore & piacere di tenere il corso con quel grande maestro che e' elio caccavale...

http://www.eliocaccavale.com

il tutto lo vedete su:

http://projects.interaction-ivrea.it/e1coms/workshops



eppoi,
le installazioni al victoria & albert, il prototipo (funzionante) di museo per achille castiglioni fatto con alberto iacovoni & britta boland (signori, stiamo parlando dei massimi livelli... a lavorare con alberto c'e' sempre da imparare)

http://www.ma0.it
http://www.zora.com


il wayfinder biennalesco con crispin jones...

http://mr-jones.org

(come dicevamo sopra, per vedere tutte queste varie cosine e cosette, la cosa piu' semplice e' andare su:
http://projects.interaction-ivrea.it/exhibitions

insomma, questo grandissimo piacere di fare progetti in genere divertenti lavorando sempre con persone diverse...

;o



vabbe'. si e' chiuso il 2005.
anche interaction design institute ivrea ha subito x,y,z trasformazioni.
non e' piu' a ivrea, si e' spostato a milano e ci sarebbero un sacco di cose da raccontare, ma queste sono per il prossimo giro.

dunque, dicevamo, "timewarp".

si' perche' alla fine vi abbiamo dato un resoconto del 2005, di buona parte del 2004,
lasciando l'ultimo articolo nell'hard disk del nostro computer.

che fare?

boh.
lo abbiamo riletto. a grandi linee, si tratta di cose che andavano bene raccontate allora, ma anche adesso a grandi linee funzionano.
grazie alla complicita' di brizzi, allora, vi regaliamo quest'ultima cronica eporediense (anche se un po' stagionata) e vi aggiorniamo presto sulle nuove avventure...

;-)

qui fa caldo & umido, l'umore e' ottimo, buon 2006 a tutti i lettori.

kisskiss
bangbang

vs.
affezionatissimi

stefi & simone



settembre, agosto, luglio (umore pensieroso)

 
riassunto delle due puntate precedenti: i nostri eroi sono finiti a passare le vacanze in quel di vientiane, laos. una volta pucciati nell'elemento naturale a loro piu' congeniale (la parte dell'intellettuale europeo vagamente decadente, in luoghi meravigliosi di ogni risma), hanno pensato di riorganizzare tutta una serie di pensieri, progetti, idee, incontri capitati nel corso dell'anno appena concluso.
il diario che ci sarebbe piaciuto tenere ma che non abbiamo mai avuto il tempo di fare. il registro degli incontri clamorosi (e quelli un po' meno felici). un po' di immagini di robe fatte qua e la', alcuni link che ci siamo segnati (i website con roba interessante non sono mica tanti, da cui, quando ci imbattiamo in un qualche cosa che e' appena un po' interessante ci sembra una cosa preziosissima).
il tutto condito con le immagini che di giorno in giorno vediamo in questo paese meraviglioso che e' il laos.

la puntata precedente l'abbiamo chiusa con l'adriano celentano e la claudia mori di 'chi non lavora non fa l'amore'. questo giro, estivo, lo incominciamo con un frammento dei kinks.

sunny afternoon (che ci riporta dritto dritto ai mesi piu' caldi).

the tax man's taken all my dough,
and left me in my stately home,
lazing on a sunny afternoon.
and i can't sail my yacht,
he's taken everything i've got,
all i've got's this sunny afternoon.

save me, save me, save me from this squeeze.
i got a big fat mama trying to break me.
and i love to live so pleasantly,
live this life of luxury,
lazing on a sunny afternoon.
in the summertime
in the summertime
in the summertime

my girlfriend's run off with my car,
and gone back to her ma and pa,
telling tales of drunkenness and cruelty.
now i'm sitting here,
sipping at my ice cold beer,
lazing on a sunny afternoon.

help me, help me, help me sail away,
well give me two good reasons why i ought a stay.
'cause i love to live so pleasantly,
live this life of luxury,
lazing on a sunny afternoon.
in the summertime
in the summertime
in the summertime

perche' questa canzone?
primo perche' i kinks sono bravissimi. secondo perche' era il 1966: mentre a londra i kinks indulgevano nelle loro pigre domeniche estive, dall'altra parte del mondo iniziava la rivoluzione culturale.

tra mao e i kinks, difficile scegliere. diciamo che forse noi preferiamo deng xiao ping e i rolling stones del periodo di mick taylor (diciamo il doppio 'exile in main street'). ci piacciono perche' sono pratici, punto idealisti. keith richards che costringe tutti a fare un disco doppio registrato nella cantina di casa sua e' come deng xiao ping che si libera della banda dei quattro e stabilisce che di pura ideologia si muore. a noi piacciono questi spiriti un po' pratici. che c'hai delle idee chiarissime in testa ma poi non perdi contatto con la realta', che accetti i limiti, i vincoli, le costrizioni. che quando e' necessario si ammette l'errore, che si ragiona su periodi lunghi.
se fosse il cinema sarebbe bunuel (che dal cane andaluso al fascino discreto della borghesia e' in grado di trapiantare il germe surrealista in prodotti di largo consumo).
fare i surrealisti per un film che vedono cento persone e' piu' facile che farlo in film girati all'interno dell'industria cinematografica, con budget enormi, con responsabilita' mille e mille volte piu' grandi. non a caso bunuel ci mette quarant'anni...

cinque immagini e un paio di loops per reimmergerci nell'atmosfera laotiana.


















vabbe', basta cinema, musica, pensieri altri. nonostante l'inverno, qui il cielo e' sempre piu' blu e ci rimettiamo al lavoro.

le parti precedenti hanno coperto i mesi che vanno da ottobre a dicembre. una cosa bellissima che abbiamo visto e che ci siamo dimenticati di citare era l'installazione gonfiabile di tomas saraceno alla galleria pinksummer nei vicoli dietro il porto di genova.
forse perche' a noi i gonfiabili piacciono molto, forse perche' le galleriste erano brave e simpatiche, forse perche' in laos un lavoro cosi' ci starebbe perfettamente (o forse piu' semplicemente perche' era un lavoro stratosferico), ecco, era cosi' bello che uno si commuoveva.

una stanza enorme, riempita con un gonfiabile di pvc. che ci potevi entrare dentro, oppure salire su una scaletta e camminare a carponi sopra.
che sei a otto metri da terra, che vedi gli altri sotto, che hai paura ma che e' bellissimo...



tra i flottanti si riconosce anna barbara che era da tempo che non trovava un ambiente sensoriale cosi' assoluto. un saluto ad anna, a carolina, sara e raphael (anche voialtri, quando ci aggiornate un po' sui progetti che state facendo tra parigi e il giappone?)

http://www.pinksummer.com

se siete a genova provate a chiamare, perche' le pinksummer (antonella berruti & francesca pennone) fanno sempre delle mostre interessanti.

010 2543762
via lomellini 2/3
16124 genova


bene, aggiunta la parte che ci eravamo dimenticati dalla puntata precedente,
questa terza parte la iniziamo con una staffilata di link.
senza troppo commento, chi ha tempo e voglia puo' andarseli a vedere, gli altri possono procedere senza problema alcuno.

http://www.joshrubin.com
(in mezzo a un mare di cazzate, ogni tanto vengono fuori gioielli bellissimi)

http://home.planet.nl/~jvansant/just5.htm
(interessanti giochi di luce in un edificio costruito all'aia)

http://www.akairways.com
(se i gonfiabili di tomas saraceno non vi sono bastati, ecco qui un website tutto per voi)

http://www.clementmok.com
(clement mok e' uno bravo, conosciuto quest'estate, a san francisco. qui un po' di sue cose vecchie e nuove)

http://www.temporaryservices.org
(questo ce l'ha mandato elio cacccavale. roba di prima classe. per esempio, provate ad andare nella sezione: http://www.temporaryservices.org/pi_overview.html)

http://www.blackshoals.net
(il mercato della borsa che diventa planetario notturno. prosa che diventa poesia e li' sta)

http://plusminuszero.jp
(mr. futagawa dopo muji ruji e ideo tokyo cala l'asso di bastoni e sconquassa la partita. il sito e' in giapponese, ma le immagini della 'collection' non hanno bisogno di traduzione. inchino).

http://www.lucidity.com/novadreamer.html
(guardate, leggete, se credete comprate e fateci sapere se e' una truffa o la porta verso un mondo migliore)

http://utangente.free.fr/index2.html
(mappe fichissime. visualizzazione di bellezza e intelligenza assolute)

e a conclusione dei dieci link del buon mattino, eccovi una strisciolina di questo edificio straordinario (non sempre straordinario e' sinonimo di positivo. puo' anche essere inteso come fuori dalla norma, dal senso comune). vientiane e' una citta' tutta lieve, con edifici massimo di due o tre piani. poi un giorno, arrivano gli investitori stranieri e ti schiantano questo aggeggio sul lungo-mekong. una roba che vi facciamo vedere il fuori, ma anche il dentro non scherza mica...





piu' una vista diurna, con tanto di partitella polverosa tra giovani talenti locali.



lasciato il mostro alle spalle, passiamo a raccontare un po' nel dettaglio i tre mesi estivi (luglio/settembre), mesi di viaggi assortiti. prima new york e los angeles (la scusa era l'inaugurazione del negozio prada di koolhaas, ma a quello si sono aggiunte un sacco di altre tappe, incontri, visite e sopralluoghi). c'e' stato poi un soggiorno a hong kong dove abbiamo conosciuto valerie portefaix e laurent gutierrez. infine, pechino e la biennale di architettura con gli occhi a mandorla.

ma iniziamo per ordine senno' perdiamo il filo.
del viaggio cinese, un report sintetico e' stato pubblicato su domus on-line.
il testo originale (tagliato per motivi di spazio nella versione uscita a ottobre) ve la potete guardare cliccando qui sotto. all'origine erano due pezzi separati, uno sulla sezione delle architetture innovative, l'altro sulla sezione dell'interior design.
(un saluto a luca poncellini, compagno di viaggio + co-autore dei due pezzi).

beijing01.pdf
beijing02.pdf

per i piu' pigri, riportiamo due o tre voci dei testi linkati sopra, e dopodiche' si puo' procedere verso il viaggio fatto a hong kong ad agosto.

cantiere
la sezione a2 (che e' quella dove siamo noi, quella che si chiama architecture / non architecture, quella degli architetti della famiglia international avantgarde...) e' ospitata in un cantiere colossale. un quartiere in periferia, supermoderno, bellissimo, meraviglioso. pero', ancora, non proprio finito. centinaia di operai lavorano come formiche, completando muri, fondazioni, scale, vani ascensore. uno spettacolo impressionante. con gli edifici che letteralmente crescono a vista d'occhio. vai a mangiare e quando torni l'edificio li a sinistra e' cresciuto di un piano e nel frattempo e' arrivato un camion con un ettaro di erba vera arrotolata a strisce. sti cinesi sono bravissimi + velocissimi.
cio' detto, dovete perdonarci, ma ancora non siamo in grado di trasmettere con la scrittura lo spettacolo straordinario che tutti i giorni (e tutte le notti) si dipanava sotto i nostri occhi.
un po' come quando gli immigrati europei descrivevano new york come una citta' con le strade pavimentate d'oro. che non era (ovviamente) per nulla vero, una metafora linguistica (peraltro poeticissima) per tentare di spiegare fenomeni che erano concettualmente a mille anni di distanza dal mondo lasciatosi alle spalle.
che tu sei a brooklyn nel 1903 e devi spiegare al fratello rimasto nel paesino sperduto in irlanda (o in polonia, o in sicilia) che cosa e' una metropolitana.

descrivere questo cantiere del villaggio uhn e' esattamente uguale.
tutti gli architetti internazionali (la stragrande maggioranza) alla fine si e' lamentata dei disagi, del fatto che nulla fosse finito e pronto, del padiglione che non si poteva entrare perche' non era finita la scala di accesso e di quello in cui si poteva entrare ma che non aveva la luce elettrica.
che e' un ragionare triste, misero, piccino.
siamo di fronte a un popolo che entra di prepotenza nella modernita', anzi che salta la modernita' d'un balzo per planare sulle frange piu' estreme della postmodernita', che innalza grattacieli bellissimi e straordinari, un miliardo di sforzi sovraumani che probabilmente piegheranno in due il mondo intero... e il fine intellettuale europeo non riesce ad andare oltre al fatto che il terzo proiettore per la sua installazione non e' ancora arrivato. ma dai.... ma allora te ne potevi stare a parigi che facevi prima...
per intendersi, come se uno lo portavano sul nilo a vedere il cantiere delle piramidi e poi tornato a casa si lamentava che il succo di datteri non era esattamente di suo gusto.
siamo senza parole.

italia
il padiglione italiano si segnala per la stanza di specchi di andrea branzi. dal punto di vista generazionale e' un vero fastidio dover dire che l'italiano piu' bravo e' uno che ha l'eta' di nostro papa'. pero', ancora, poco da dire, poco da fare, e' proprio cosi'. gli a12 presentano delle foto bellissime (di un progetto di labirinto a otterloo ancora piu' bello), i fiorentini avatar si spendono con grandissima generosita' (lavorando come dei pazzi per tutto il tempo della manifestazione).
roma si conferma essere il posto piu' interessante di tutta la penisola. vengono presentati i lavori di stalker sul corviale, i progetti di ian+ per la catalunya, ma0 sul tema del play/gioco... tutti loro sono progettisti bravissimi che continuano con le loro ricerche di grande qualita', pero' alla fine, branzi, sembra appartenere ad un altro pianeta.
cinque lati di specchi, il sesto lato aperto con un proiettore che fa esplodere un'immagine all'infinito. minchia. e' bellissimo. ancora una volta gli archizoom battono tutti. bravo.

ostello
l'ostello della gioventu' pechinese si segnala per il servizio massaggi in camera (for boys and for girls).
il primo ostello al mondo in cui oltreche' affittare la bicicletta e incontrare tutta una serie di brucechatwin tascabili (lonelyplanet muniti), viene offerto ogni tipo di massaggio.
dai piu' casti ai piu' ambigui. alcuni dichiaratamente porno. viva gli ostelli della gioventu'. viva l'architettura.

il video girato da simone a pechino ve l'abbiamo gia' linkato nella prima puntata.
questa volta, tre immagini.







ciccio (curiously inflated computer controlled interactive object) goes to china.

che altro dire della cina?
che e' un posto interessantissimo dove andare. dove ci sembra piu' ragionevole fare i turisti curiosi che gli architetti in cerca di fortuna (da cui tutta la nostra stima a una serie di amici che sono la' a provarci, pedro arroyo, francesco gatti...). pero' forse diciamo cosi' per invidia, perche' forse adesso tutta questa forza non ce l'avremmo... chissa'?!

quest'anno siamo stati a pechino due volte (il racconto del viaggio fatto a maggio e' per le puntate prossime), la prossima volta sara' per shanghai.

altre due o tre cose da dire. i fortunati che erano la' hanno avuto modo di vedere le immagini mozzafiato del lavoro fatto dagli a12 a otterloo. pochi pero' le hanno viste. che e' un vero peccato perche' e' un lavoro straordinario.
gli a12 fanno pochi progetti ma tutti molto belli. questa condizione di architetti per diletto (uno o due progetti all'anno ma sempre molto forti e ben calibrati) e' una maniera interessante di procedere.
quando eravamo a genova per il festival della scienza abbiamo visto un loro bellissimo allestimento per la mostra della storia del computer in italia. decine di igloo luminescenti, con dentro teche di cristallo che proiettavano ombre deformate...
tutte cose bellissime, pero' a parte noi che siamo dei fans che vi seguiamo dappertutto, molte di queste cose passano invisibili... dear a12 aggiornate il website please!

anche, da segnalare l'avvenuta conoscenza con luca galofaro. che di persona e' ancora piu' simpatico e bravo che via libro.

il digital-eisenman ci aveva lasciati un po' freddi (non per il libro, quanto piuttosto per questo pregiudizio che abbiamo di eisenman come cazzone micidiale, roso dall'invidia per gehry, pippe su pippe davanti al computer che gira assassino). l'odissea digitale mediterranea era un passo avanti. anche se alla fine la promessa del titolo non era mantenuta nel testo. o forse che il mediterraneo esplorato non era cosi' interessante. o forse era il termine 'digitale'. parafrasando goebbels si potrebbe dire che appena sentiamo il termine 'digitale' ci piacerebbe avere una fondina con annessa pistola a cui portare la nostra mano.

:)

l'ultimo libro letto, 'artscapes' (el arte como aproximacion al paisaje contemporaneo) ha una copertina che da sola vale l'acquisto. e il libro e' molto ben fatto. aspettiamo il prossimo (che sara' di sicuro ancora piu' bello).

http://www.ggili.com/ficha_amp.cfm?IDPUBLICACION=560

sempre nella stessa collana (bel progetto) e' un altro libro che ci e' piaciuto molto.
francesco careri (che salutiamo): 'walkscapes. el andar come practica estetica'.

vi diciamo solo che la dedica alla pagina 1 recita: 'a zonzo'.
un libro dedicato anziche' alla mamma, ai genitori, alla fidanzata... lo si dedica 'a zonzo'.

in piu', il testo e' bilingue, per cui a pagina uno, non pago di scrivere; 'a zonzo', dall'altro lato della pagina troneggia uno stratosferico: 'to zonzo'.

(piccio riesce sempre a stare una spanna sopra tutti).

da li' in poi e' tutto in discesa (o in salita, a seconda dei gusti).

http://www.ggili.com/ficha_amp.cfm?id=0&idtema=
&idpublicacion=396


per chiudere queste divagazioni letterarie, altre tre immagini di vientiane.
tre concetti spaziali. rosso + verde (complementari) + bianco (neutro).



procede nel contempo il viaggio a ritroso nel tempo. settembre e' stato pechino, agosto ci ha visti tra bangkok e hong kong.
prima volta a hong kong, molto interessante.

sbrigate in una mattina le visite dovute in quanto architetti curiosi.
l'aeroporto di foster a meno che uno arrivi in nave –ma non era il nostro caso– non si puo' non vederlo. e' li'. e' grosso. niente da dire.
anche la banca, quella famosa, a parte che rispetto agli altri grattacieli fa un po' ridere (date le dimensioni esigue), non si puo' non vedere. di nuovo, esattamente come in foto.
dalla banca, breve passeggiata e ci siamo visti anche il coso che fuksas ha fatto per armani.
carino.
senza infamia e senza lode (signora, il ragazzo e' intelligente, ma a volte non si applica, cosi', si limita a puntare alla sufficienza quando potrebbe essere uno dei primi della classe...).

insomma, a hong kong l'architettura patinata e' noiosa. tutto il resto invece e' super-interessante.

i grandi magazzini dell'elettronica, che sono impostati esattamente come tutti gli altri mercati (del pesce, della verdura, di tutto), ma dove trovi tutti i gingilli tecnologici di ultima generazione.
come nel resto del continente (da vientiane a hong kong), si possono trovare tutti i vari livelli di legalita'.
i dvd. i sofware. i giochi per i cellulari. di quando si andava in sala giochi e ora c'hai i videogiochi sul telefonino.

questo e' interessante. che se sei ad hong kong nello shopping mall piu' colossale, o nella bottega sotto la palma a vientiane, qualsiasi roba supportata da un supporto digitale la si trova. in genere piratata, craccata, o qualsiasi altra operazione illegale voi possiate immaginare.

che uno passa la giornata in giro a vedere cose interessanti, eppoi, una volta tornati al micro-hotel (tutti gli hotel di hong kong hanno stanze microniche, come fossero scatole da scarpe), si passa la notte a vedersi 'the godfather i – ii – iii' senza soluzione di continuita'.

alcune chicche di sapienza da micheal & vito corleone:

- my father made him an offer he couldn't refuse.
- what was that?
(chiede curiosa diane keaton...)
- luca brasi, held a gun to his head, and my father assured him, that either his brain or his signature would be on the contract (risponde paziente mike)

- mr. corleone never asks a second favor once he's refused the first, understood? (robert duvall nella parte dell'avvocato di famiglia tom hagen)

- fredo, you're my older brother and i love you, but don't ever take sides with anyone against the family again. ever. (michael al fratello un po' scemo).

- i'll make him an offer he can't refuse. (tale padre, tale figlio).

- there are many things my father taught me here in this room. he taught me: keep your friends close, but your enemies closer. (michael riferendosi a vito)

- leave the gun. take the cannolis.

- never hate your enemies, it affects your judgement.

- we don't discuss business at the table.

e' curioso notar come molti dei principi praticati dai corleone siano gli stessi correntemente praticati nella cultura architettonica cosiddetta 'alta' del nostro paese. sara' un buon segno? in teoria uno dovrebbe dire di no, ma il ragionare per bande, per ricatti, per amici/nemici, fratelli/coltelli sembra essere la norma a qualsiasi livello... anche gli insospettabili, quelli che sembrano bravissimi e aperti a ogni idea, critica, confronto.
almeno, i corleone, lo facevano in grande stile...

avuto modo di ripensare all'identita' italiana (o forse mediterranea) alle soglie del terzo milennio, ci possiamo rinfrescare con una serie di scatti di alcune passeggiate notturne a vientiane.







mangiare in posti (lungofiume a luang prabang, laos) come questi e' un lusso assoluto. che non si paga in soldi, ma in mille altre maniere diverse...
tutti diversi eppure tutti uguali.


a vientiane, cosi' come a hong kong, a bangkok, se proprio non hai famiglia e prole numerosa, cucinare non ha granche' senso.
l'offerta di cibo e' talmente varia, squisita e a buon prezzo che il processo fai la spesa-cucina-mangia-lava i piatti perde improvvisamente qualsiasi tipo di senso.





senza soffermarci sui sapori e le ricette, quello che piu' ci affascina e' il sistema dei ristoranti all'aperto. prendi un carretto con due fuochi sopra, due tavolini e otto sgabelli di plastica colorata (uguali in tutta l'asia intera, roba che al signor ikea gli verrebbe un coccolone) e hai il ristorante piu' bello del mondo. gia', perche' il problema del disegno degli interni non si pone e neppure il piu' grande dei maestri saprebbe progettare uno scenario come la citta' che ti sta attorno. tu sei li' sul tuo sgabellino colorato che mangi cose squisite e se mai la conversazione langue, ti godi uno spettacolo che non finisce mai.


hong kong in piu' ha questo fascino di essere l'archetipo originario di tutte le chinatown del mondo. la chinatown di bangkok, all'angolo tra una strada immensa e perennemente trafficata e un'altra piu' piccola da cui non smettono mai di passare taxi, moto taxi, e tuc-tuc. quelle di yokohama, prato, milano, san francisco.





una decina di tavolini metallici, che vengono configurati in un battibaleno a seconda delle esigenze per ospitare coppiette o comitive numerose, i soliti sgabelli, e poi il sistema dei servizi. da un lato la cucina (un carrello un po' piu' grosso, che al posto di avere due fuochi ne ha quattro) e dall'altro la lavanderia, una serie di bacinelle rosse e blu (quelle che da noi si usano per lavare i panni a mano) disposte su piu' livelli per agevolare l'insaponatura, il risciacquo e lo scarico dell'acqua. ma la cosa piu' straordinaria e' che tutti vestono rigorosamente la divisa (nel nostro caso una maglietta verde col nome e il logo del ristorante), il che da al tutto la stessa dignita' e serieta' di un nostrano ristorante di lusso.
su quest'angolo i verdi, su quello i rossi, nel mezzo la signora che vende la frutta fresca e che serve entrambi i ristoranti.





oggi racha ci raccontava di quando ha visto la conferenza di un architetto olandese (famiglia sottobosco) che presentava il suo lavoro al solito pubblico di studenti affamati di occidente. l'architetto in questione definiva un suo progetto come qualcosa di assolutamente cutting edge, perche' si trattava di un tentativo di ibridare funzioni differenti all'interno dello stesso edificio, all'interno del quale c'erano abitazioni, uffici, commercio e divertimento. se vieni in asia e parli di ferrari, di real madrid o di chanel generi gran fascino e riscuoti grande successo, ma raccontare la genesi dell'edificio ibrido nella campagna olandese fa abbastanza ridere (soprattutto se sei in un posto dove tutto il continente e' una marmellata indistinta).


poi un giorno arrivera' winy maas e spieghera' alla signora chin chun chan come ibridare la sua vita (sembra di ritornare ai tempi dei missionari europei che venivano a convertire il continente, eppoi, arrivati alla quinta moglie bellissima capivano che tutto sommato anche la vita secolare asiatica non era cosi' male).

ultime note su hong kong.
la citta' e' interessante e piena di centomila cose da vedere. in piu' (roba non da poco), duecento anni di colonialismo gli hanno regalato che tutti parlano l'inglese. le universtia' locali sono abbastanza sprizzine, nella settimana passata laggiu' abbiamo conosciuto molte persone piu' che interessanti.
a grandi linee, un posto dove uno potrebbe immaginare di passarci qualche anno.

tra i vari incontri, vanno menzionati gli instancabili e infaticabili valerie portefaix e laurent gutierrez.
francesi modello export, sono oramai laggiu' da dieci anni. fanno gli architetti, i fotografi, insegnano e hanno fatto partire una casa editrice che produce lavori interessanti.

http://www.map-office.com

bravi, seri, grandissima costanza (quelle persone che uno le incontra e si toglie il cappello). poi, noi non siamo proprio quelli delle grandi ricerche urbane con foto, grafici, diagrammi di tutti i tipi. pero', il loro lavoro sulla forma (o non forma) urbana locale e' affascinante.
in piu', anche come architetti sono bravi: il loro padiglione di hong kong a pechino era uno dei pochi che si salvavano (neon, medium density, un percorso labirinto dove perdersi tra i lavori degli altri architetti da loro selezionati).
il duo, noi l'abbiamo conosciuto perche' erano i curatori dei padiglioni di hong kong e dell'italia alla biennale di pechino. grazie a loro siamo poi arrivati a una serie di italiani che lavorano laggiu', ad altri architetti, artisti, ricercatori vari. bel clima. un posto dove tornare.

tre dvd piratati trovati ad hong kong che ci sono sembrati molto belli:

- pierpaolo pasolini: 'il vangelo secondo matteo'
- bruno bozzetto: 'allegro non troppo' + tutti i cortometraggi
- federico fellini: 'prova d'orchestra'

si perche' se uno si mette di buzzo buono, vengono fuori robe incredibili. che sei nello sgabuzzino del settimo piano di un grande negozio di elettronica che sembra di essere in blade runner e saltano fuori questi gioielli inaspettati.
pasolini che uno vede questo film e poi muore. il piacere di rivedere i cortometraggi di bozzetto che ce li eravamo completamente scordati (senza contare 'allegro non troppo', un assoluto, con l'orchestra dei vecchietti che vengono presi in una sorta di mattatoio della bergamasca.
e infine, uno dei film di fellini piu' belli (anche se non particolarmente celebrati dalla critica). purtroppo, 'giulietta degli spiriti' non l'abbiamo trovato... sara' per la prossima volta.

pausa link.

http://play.tii.se/projects/itextile
svedesi, progetti in cui si mescolano nuove tecnologie e tessiture piu' o meno tradizionali. il website da' conto di una serie di progetti abbastanza ben fatti (e non poco affascinanti).

http://www.bigartgroup.com
il caden manson big art group e' stato spiegato in lungo e in largo da daniele mancini su una uscita passata di arch'it. ancora, sono bravissimi e lavorano su idee che ci piacciono moltissimo.

http://www.grand-illusions.com
il negozio dei nostri sogni. per fare progetti sempre piu' belli.

infine, prima di raccontarvi il viaggio americano a luglio, ancora una serie di scatti di vientiane (ogni angolo che ti giri, ti vengono da fare cento foto a cento luoghi, scorci, cose piu' che interessanti).







quando la seggioletta di plastica basta a trasformare il nulla in un luogo carico come non mai.



stesso esercizio, ancora piu' difficile. avete a disposizione un tavolo e un palmizio. se volete strafare vi concediamo anche qualche festone colorato.

esaurito hong kong, siamo pronti per new york / los angeles (cosi' come per hong kong era una mezza via tra il lavoro e il diporto, che e' una condizione bella perche' almeno ci sono le spese pagate e in termini contrattuali non si conta come vacanza).

del viaggio americano si era provato a tenere un diario, con una serie di considerazioni e aggiuntive di walter aprile.
pero' poi, quel diario non e' mai stato terminato, e tutta una serie di pensieri erano rimasti a meta'.
a riguardarlo adesso era forse un po' noioso.

di tutta quella lunga tiritera, se dovessimo fare un bignami ipersintetico probabilmente ci limiteremmo a stralciare queste parti:

1)
in aereo ci hanno dato alcune riviste da sfogliare. il time, il newsweek, le solite riviste americane. il business week presenta il numero monografico sui best global brands per il 2004.
una graduatoria stilata ogni anno dalla rivista americana con il supporto di interbrand.
le cento aziende il cui marchio vale di piu'. su scala globale. quella lista che al primo posto ha la coca-cola, seguita da microsoft e da ibm.
il brand coca-cola vale 67 miliardi di dollari. la prima azienda non americana e' la finlandese nokia (al settimo posto con circa 24 miliardi di dollari). e l'italia? beh, abbiamo gucci (anche se oramai non e' piu' di proprieta' italiana) al 59esimo posto (4,715 miliardi di dollari), seguita da armani (93esimo posto per 2,613 miliardi di dollari) e da prada (96esimo posto per 2,568 miliardi di dollari). il marchio prada vale dunque due miliardi e mezzo di dollari. 5000 miliardi di vecchie lire.
se volete i dettagli, potete andare su http://www.interbrand.com/best_brands_2004.asp
da li', potete scaricare la tabella: league table

il brand e' l'insieme dei valori immateriali associati a una marca. il brand puo' aumentare o diminuire di valore. a seconda di successi, di errori, di strategie di comunicazione. l'architettura, l'industrial design, la progettazione, spesse volte si intrecciano a questo tipo di meccanismi.
tutte le riviste di design hanno parlato del negozio prada di new york. era il 2001. qualcuno si e' anche stupito, scandalizzato. non solo il negozio non avrebbe mai venduto abbastanza merce da coprire i costi di progettazione, costruzione e gestione, soprattutto era uno spreco, un inutile sfoggio tecnologico.
nessuno pero' citava i dati importanti. il rapporto tra il costo del negozio e il valore del marchio. con l'indicazione di quanti punti percentuali (o frazione di), il valore del brand sale grazie a quella specifica operazione di comunicazione. scandalo scandalo! un negozio che costa un milione di dollari. dieci milioni di dollari. cento milioni di dollari.
non capendo che il costo del negozio da solo non vuole dire nulla. potrebbe costare 10.000 dollari che sono soldi sprecati, oppure potrebbe costare un miliardo di dollari ed essere un investimento utile e sensato.









per sottolineare questo fatto che il mondo e' fatto di mille sfumature diverse, e' giunta l'ora di mostrarvi alcune delle immagini contenute nel folder 'shade'.
ombre di tutti i tipi e generi. dirette, riflesse nel vetro, schermate, dinamiche. un universo intero in un rotolino di strisce di bambu'.


2)
mettiamo da parte le rivista di economia e finanza e riprendiamo la nostra lista di prodotti e servizi al confine tra design e tecnologia.
confrontiamo la lista del nostro taccuino con le considerazioni scritte da david redhead nel suo: "electric dreams. designing for the digital age", un volumetto agile e intelligente, appena pubblicato dalle victoria&albert museum publications.

il primo capitolo si apre con una frase di tim brow, di ideo; una volta il design era progettare oggetti. adesso si tratta di anticipare comportamenti. i progettisti devono lavorare come registi cinematografici, non come scultori".
subito dopo, c'e' la celebre radio in a bag. coetanea del walkman, del commodore 64.

questo e' un altro elemento che agli architetti tende a sfuggire. si continua a giudicare l'architettura che sperimenta la tecnologia senza uscire dai rigidi confini disciplinari. non solo non si afferra la complessita' del tutto. anche, ci si ostina a cercare di capire il negozio prada di new york mettendolo vicino ad altri negozi firmati da architetti famosi.
che e' un sistema che non vuole dire nulla, che non ci porta da nessuna parte. se vogliamo cercare di capire qualcosa (e non fare del moralismo d'accatto) e' probabilmente meglio guardare ai progetti sviluppati da futagawa, da muji, o la serie di lavori di philips per la cosiddetta ambient intelligence (in una frase: che cosa capitera' al nostro mondo quando il computer sparira', sciogliendosi nei mille oggetti che popolano la nostra vita quotidiana).

stefano marzano (direttore di philips design dal 1992) spiega che tutta quella serie di progetti sviluppati ad eindhoven negli anni '90 non tentavano di creare nuovi prodotti vendibili, quanto a creare paradigmi nuovi, a usare la tecnologia per aumentare la qualita' della vita per i consumatori. per essere la philips, e' gia' un salto concettuale mica male.

mentre la maggior parte degli architetti continua a vivere in un mondo diviso in comparti stagni, alcuni progettisti accettano le sfide del mondo che si trasforma. quelle intelligenze che ragionano su trasformazioni epocali tipo il design samsung.
nel giro di pochi anni, il made in korea (sino ad allora sinonimo di porcheria a basso costo), diventa il maggior rivale della sony a scala globale. il samsung design center europe inizia a sfornare progetti che hanno pochi rivali. perche' non proviamo a confrontare gli esperimenti di prada con quelli della philips e quelli di samsung?
i prodotti sviluppati in partnership dalla philips con alessi, ideo che lavora con prada e ideo che lavora per la palm.

prima di procedere innanzi ecco tre dati dalla lista di business week. valore del brand philips: 4,46 miliardi di dollari. valore del brand sony: 13,153 miliardi di dollari. valore del brand samsung: 12,553 miliardi di dollari. rispetto al 2003 il valore del brand samsung e' crescito del 16% mentre la sony ha perso il 3%.

il commento sintetico ai valori samsung dice: no longer known just for undercutting the prices of big japanese brands, the korean consumer-electronics dynamo is suddenly cool.
la questione' tutta in queste tre parole: is suddenly cool.
come si fa a generare dei prodotti, dei servizi in grado di fare diventare un'azienda suddenly cool? in un certo senso, la risposta sta in un'altra domanda: come fa apple a vendervi il macintosh, convertendo un oggetto di uso professionale in un oggetto di desiderio?





dopo tutti questi pensieri iper-tecnologici, e' molto rassicurante rituffarsi nel mondo della fisicita' piu' diretta e immediata...


3)
il pomeriggio del secondo giorno a l.a. si inizia con una visita al museum for jurassic techologies. cosa sia non ci e' chiaro ma chi ce l'ha raccomandato ci ha detto che a los angeles e' una tappa imperdibile.
in effetti e' cosi'.

completamente diverso da quello che ci potevamo aspettare.
non e' un museo di tecnologie desuete o antiche. e' un museo che e' un labirinto di specchi concettuale, un pazzo che ha dedicato decenni a mettere su un museo di tecnologie ed avvenimenti inesistenti. o magari veri, ma non si riesce a capire.
un susseguirsi di sale meravigliose, teche, installazioni di vario tipo, non avendo mai chiaro se siamo di fronte ad artefatti veri, finti, manipolati.
mirabilia allestiti come ineccepibili wunderkammer. foto in bianco e nero, diagrammi, cartellini anche un po' fane'.
un museo immaginario costruito pero' per davvero. in termini di allestimento e museografia e' tutto perfetto. con questo microdettaglio che il contenuto e' vero solo nella testa del direttore del museo.

o no?
cosa e' vero, cosa e' falso, cosa e' plausibile? anni di lettura di le scienze ci sono di aiuto, o forse ci rendono vittime anche piu' facili. questo museo e' simile al negozio prada visto a new york in quanto fa saltare per aria il nostro concetto di museo, cosi' come quel negozio faceva saltare per aria la nostra idea di che cosa e' un negozio. tracciamo una linea che parte dagli uffizi, passa attraverso il victoria & albert e tocca l'exploratorium a san francisco: sul prolungamento di questa, ma molto avanti, sta il museum of jurassic technology. un museo da cui si esce con molte domande in piu' di quando si e' entrati.

qui siamo in una galassia concettuale a noi ignota. ma la teoria della memoria di geoffrey sonnabend, e la sua triste storia d'amore con madalena delani (cantante rumeno-americana) e' piu' o meno reale della collezione di elias ashmole?

ci aggiriamo per le varie sale, osserviamo gli animali impagliati, guardiamo i video, le proiezioni di ologrammi, i filmini, schiacchiamo i bottoni e ascoltiamo le spiegazioni che ci arrivano da nastri preregistrati.
mozzafiato.

la disney concert hall e' stucchevole. la casa degli eames e' intelligente. la schindler house e' pura poesia, ma qui e' diverso. e' poesia fatta a partire da interfacce tecnologiche non particolarmente avanzate, con ingredienti gia' visti.
siamo molto impressionati.

a cena, raccontiamo della nostra visita pomeridiana al museum for jurassic technologies. reed kram e clemens wiessenhaar (autori assieme a markus schaefer e massimo banzi di tutti i gingilli tecnologici del prada store) sanno tutto. ci sono stati, hanno visto. concordano che si tratta di un luogo di interesse incredibile. clemens ci spiega che il museo ha appena ricevuto una sovvenzione da x milioni di dollari. un affare che era partito come l'hobby di un pazzo, che diventa uno dei punti di riferimento per la museografia di inizio millennio.
una seconda visita si impone al piu' presto.

di ritorno in hotel ci guardiamo il libro comprato al museo della tecnologia giurassica.
lawrence weschler, "mr wilson cabinet of wonder", vintage books, new york 1995. tradotto in italiano da adelphi ("il gabinetto delle meraviglie di mr. wilson"). il libro spiega molto. sul museo, sul personaggio, sul gioco tra realta' e finzione. un libro bellissimo per un museo che e' un lavoro concettuale degno del miglior boetti. una roba che sembra l'one hotel di quando boetti stava a kabul (un hotel gestito dallo stesso boetti che aveva una stanza sola per un solo cliente alla volta).
grazie al cielo ci siamo comprati anche un dvd: inhaling the spore. a journey trhough the museum of jurassic technology. come prologo per la lunga giornata di domani, non potevamo chiedere di meglio.







siamo sempre nelle tecnologie piu' o meno giurassiche, pero' di nuovo a vientiane. al poligono sportivo. luogo di discreta fascinazione sia spaziale che sensoriale.

se tutta la storia precedente del sig. wilson e delle sue stramberie non vi ha troppo annoiato, potete scaricarvi il pdf dove c'e' il testo completo, altre cose, un sacco di immagini varie...

usa2004.1.pdf


ok. a los angeles il primo giorno e' stato dedicato ad architetture assortite (dalla noia di gehry per disney, alla poesia di schindler fino al piacere della casa degli eames). secondo giorno per musei, fino ad arrivare alla meraviglia di cui sopra.
il giorno successivo era quello dell'inaugurazione con koolhaas, mrs prada e un sacco di gente famosa che non sapevamo bene chi fosse.

ci e' piaciuto? non ci e' piaciuto?
in teoria, si tratta di cose che non ci dovrebbero piacere per nulla. pero' di nuovo, con l'aiuto di walter aprile si era provato ad articolare qualche pensiero che cercasse di andare un poco piu' in la' del 'mi piace / non mi piace'.

ancora una volta, stralciamo dagli appunti estivi (scritti a quattro mani con walter):

ripensiamo ai nostri quattro eroi incontrati ieri sera.
i responsabili di tutti gli apparati tecnologici che da stamattina alle 11 dovranno funzionare perfettamente. voi non avete un idea di che cosa vuole dire assumersi la responsabilita' di fare funzionare questi aggeggi delicatissimi, complessi, fare andare d'accordo l'elettronica con gli avvocati, le responsabilita', la manutenzione.

dire che e' una follia spendere tutti questi soldi per i camerini interattivi, per i tablet affidati alle commesse e' un commento qualunquista, stupido.
nella ville savoye ci pioveva dentro, e sicuramente c'erano (e ci sono ancora) mille cose che tecnologicamente non funzionavano per nulla. pero' ancora, la direzione era quella, la rappresentazione del mondo era sostanzialmente corretta.

massimo banzi e clemens weissenhaar ci fanno vedere l'archivio delle immagini collezionate nei mesi di lavoro. e' impressionante, e' un lavoro colossale, pazzesco. tecnologia avanzatissima fatta con lo spirito dell'artigiano. in senso positivo, ma anche con i limiti colossali che la condizione dell'artigiano comporta.

tanto ci sembrava insensato e stucchevole l'esercizio fine a se stesso di gehry, il torcere e ritorcere le solite lamiere luccicanti, tanto qui rimaniamo a bocca aperta.

e' vero, un sacco di passaggi non sono completamente convincenti e ci lasciano un po' dubbiosi. pero' ancora, di fronte a noi abbiamo un fare progettuale che tenta di individuare e capire i comportamenti emergenti. il progettista, l'architetto, il tecnologo che diventano (necessariamente) antropologi. antropologi di tipo speciale, che mentre esplorano la giungla (in questo caso la giungla del commercio globale) fanno delle loro ipotesi, stuzzicano gli indios, sperimentano, tirano fuori delle perle colorate, propongono degli scambi, tentano di compilare un dizionario.

non possiamo non andare a charles napier, il generale inglese che per conto della compagnia delle indie parte per la conquista del subcontinente indiano. celebre la sua frase:
'we have no right to seize india, yet we shall do so, and a very advantegeous useful and humane piece of rascality it will be'.
napier, era un mostro? si probabilmente. pero' ancora il progresso passa per di li'. il progresso non si puo' disgiungere dal commercio. in questo senso questo curioso connubio tra l'olandese koolhaas e gli italiani miuccia prada e patrizio bertelli e' sicuramente affascinante. olandesi e italiani, due popoli che danno il meglio di se stessi commerciando. mescolando in maniera inestricabile commercio e cultura...

anche di questo, se volete, esiste un pdf in cui si facevano considerazioni piu' ampie, c'erano alcune immagini e altre robette varie.

usa2004.2.pdf


insomma, bravi koolhaas, ole scheeren (co-autore della parte architettonica), banzi, kram, schaefer, weisshaar (autori delle parti tecnologiche). benche' inaugurato, il tutto e' ancora in divenire e contiamo di fare un secondo report quando tutti gli apparati tecnologici saranno in funzione. per ora sospendiamo un po' il giudizio, ma facciamo tutti il tifo per voi.

anche, non si puo' dimenticare grignani, ovvero il prada-dobermann (in verita' il suo ruolo ufficiale e' quello di essere il responsabile tecnologico di tutti i gingilli tecnologici complessi del prada-universe in giro per il mondo) che controlla, monitora, collabora, litiga, fa pace con i tecno-guru di cui sopra.
ufficialmente e' il responsabile assoluto di tutte le it prada. in realta' e' un dobermann.

grignani e' un figo perche' e' un duro, che e' pagato per incazzarsi dal mattino alla sera, che fa correre tutti quanti senza sosta. lavoro difficile, difficilissimo, per cui lo salutiamo con una citazione che ci eravamo dimenticati di riportare precedentemente:

- i'm a businessman, tom. i don't like violence. blood is a big expense.
(questo, ovviamente non e' lui, ma michael corleone che spiega un attimo un concetto a robert duvall).

per la fine di questa puntata, vi regaliamo i fuochi di artificio.
il bagno turco con le erbe aromatiche nel tempio nel bosco fuori vientiame. un concentrato di tutto quello che fa impazzire anna barbara in una stanzetta di legno. tutti e cinque i sensi sollecitati a mille. scoperto per caso l'anno scorso con lo stesso banzi che poi si e' messo a fare il tecno-guru per prada, e' meraviglioso.
immaginatevi la scena. mirti & banzi coll'asciugamano, che corrono sul tuc-tuc, che arrivano nel bosco, e poi chiedono al monaco dove sono le terme e lui indica una roba che sembra una catapecchia che cade da un momento all'altro.
chiediamo, ri-chiediamo, una terza volta. boh. dicono che le terme sono queste. non che ci aspettassimo il gellert di budapest, ma ancora eravamo molto dubbiosi...
paghiamo il dollaro e 20, ci spogliamo ed scompariamo in una nuvola di vapore aromatico bollente.

controcampo.
soggettiva, adesso siamo mrs yamamoto (office-lady di osaka) di circa trent'anni che se ne stava tranquilla nel suo vapore quando arrivano questi due marziani che ansimando non la vedono e le si siedono sopra.
sorry sorry. quella risponde in giapponese spaventata, e il mirtillo riesce a rantolare alcune frasi di scusa in giapponese vagamente comprensibile.

tre anni passati in giappone a impazzire con la lingua piu' difficile del mondo. una volta imparatala piu' o meno, era ora di venir via. da cui e' stata scordata alla velocita' della luce.
pero', ancora, quelle venti frasi per fare conversazione nel bagno turco con la nippon-officelady, quelle erano rimaste.
quando la nebbia acquea da bollente si e' un po' rinfrescata e siamo riusciti ad articolare qualche vago concetto, lei era sorpresa. sorpresissima. se fosse entrato un ramarro che iniziava a fare gli origami non si sarebbe stupita di piu'.

:)

tant'e'.

















della prima visita (banzi, mirti che incontrano la nippon-lady nel profondo del vapore assoluto) ahinoi non rimane traccia.
pero' in questi giorni siamo tornati una serie di volte in maniera da poter documentare tutto...
un saluto a pedro e racha che fanno capolino nella seconda foto e che si beccano un super-ritratto nella terza... e per dare ancora un pizzico di soddisfazione alla vostra curiosità, chiudiamo e vi salutiamo mostrandovi la nuvola di vapore profumato che inonda il patio ogni qualvolta si apre la porta di accesso al magico mondo degli aromi bollenti.



:)



(3. fine)
[09jan2006]

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