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Costruire
naturale. Picnic al tempio #3 Alessandro Rocca |
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Il Giardino Arena di San Michele di Ganzaria. Foto di Gilles Bruni. Il laboratorio di Gilles Bruni. Foto di Gilles Bruni. Il laboratorio di Ex-studio. Foto di Gilles Bruni. Il laboratorio di Alessandro Rocca. Foto di Gilles Bruni. |
Si è svolto
dal 6 all'11 giugno scorso, a San Michele di Ganzaria, il terzo "Picnic
al tempio", l'appuntamento annuale ideato da Marco Navarra per
il suo Giardino Arena, stazione del parco lineare Caltagirone-Piazza
Armerina da lui progettato. L'evento è stato organizzato dall'associazione
Erremix Officina Paesaggi in Movimento (Francesco Trovato e Paolo
Tringali con Dario Pappalardo e Raffaello Buccheri)
con partner nazionali e locali, tra cui ARCH'IT, Il Giornale dell'Architettura,
iMage, LetteraVentidue Edizioni e 22publishing, l'editore che, pubblicando il
libro Architettura
naturale, ha promosso una nuova attenzione verso il rapporto
tra architettura, natura e paesaggio. |
[18aug2007] | ||
Il laboratorio di Mikael Hansen. Foto di Gilles Bruni. Quest'anno il workshop, intitolato "Costruire natura_le" e curato da Marco Navarra e Alessandro Rocca, si è dedicato alla realizzazione di strutture leggere ed effimere finalizzate all'osservazione del paesaggio. Landwatching, quindi, nel cuore della Sicilia, in un luogo forte e spettacolare come la valle del fiume Tempio, tra campi di grano, distese di ferula gialla, uliveti, coltivazioni di fichi d'India e lontani boschi di eucalipti. Al workshop hanno partecipato una quarantina di studenti, provenienti da otto facoltà di architettura italiane, che si sono suddivisi in cinque squadre guidate dai due curatori e da tre artisti stranieri, il francese Gilles Bruni, il danese Mikael Hansen, Ex-Studio (Iván Juárez e Patricia Meneses), giovane coppia di architetti messicani residenti a Barcellona. A disposizione delle cinque squadre erano pronti una buona riserva di balle di fieno, centinaia di fasci di bambù e tutti gli attrezzi necessari: mazze, vanghe e rastrelli, cavi e corde, seghe e martelli e persino qualche mitica Ape per trasportare i materiali sui siti prescelti. I sopralluoghi si sono svolti nel primo giorno utile, il giovedì. Percorrendo il tracciato della linea ferroviaria e inoltrandosi tra i campi coltivati e le rive del Tempio, i gruppi hanno iniziato a battere il terreno palmo a palmo cercando il sito in cui localizzarsi. Nei due giorni successivi si è svolta un'intensissima attività di cantiere in cui tutti, studenti e tutor, si sono dati da fare con tutti gli strumenti disponibili. Discutendo davanti a rapidi schizzi tracciati su taccuini tascabili e testando le caratteristiche dei materiali, ciascun gruppo ha rapidamente imboccato una via operativa efficace e, dopo quarantott'ore, era in grado di presentare un'installazione di notevoli dimensioni e di sicura originalità. |
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Il laboratorio di Mikael Hansen. Foto di Peppe Maisto. |
Domenica
16, dopo una presentazione pubblica nell'auditorium dell'Arena, tutti
i partecipanti e i numerosi visitatori hanno potuto intraprendere
una singolare passeggiata scoprendo, lungo la ferrovia abbandonata
e per i campi, una serie di installazioni davvero singolari e, in
certi casi, memorabili. Il primo intervento che si incontra lungo il percorso è della squadra di Mikael Hansen (Roberto Argenti, Valentina Bergonzoni, Celeste Greco, Maria Manuli, Sandra Privitera, Alessandro Sipione) che ha realizzato un gruppo di quattro installazioni. "East Passage", davanti all'Arena, è un osservatorio di balle di paglia che inquadra esattamente il punto in cui il sole, la mattina, si affaccia sulla valle. "Waterline" utilizza un passaggio di scolo delle acque per scendere lungo la valle fino a raggiungere un serbatoio (bacino) d'acqua. "Opening Landscape" è formata da una veduta fotografica issata in alto, sulla banchina, raggiungibile aggrappandosi a una corda. "Skyline" è un traliccio di canne, collocato su un bivio del percorso, su cui sono tracciati i profili dell'orizzonte ben visibili da un punto di vista prestabilito, un palo conficcato nel terreno su cui è montato un mirino binoculare. |
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Il secondo intervento, del gruppo di Ex-Studio (Eliana Baglioni, Claudia Biondi, Claudia Brunelli, Francesco Garofalo, Alice Palazzo, Antonio Privitera, Silvia Salvatorelli), sfrutta anch'esso un passaggio sotto la linea ferroviaria per immergersi nel campo di ferula fino a giungere allo stesso stagno e terminare con una passerella sospesa sull'acqua. Lungo il sentiero si aprono piccole stanze segrete, pensatoi e osservatori costruiti con balle di fieno. |
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Il laboratorio di Marco Navarra. Foto di Peppe Maisto. |
Il terzo intervento è "Travers(i)e", del gruppo di Marco Navarra con Elena Vincenti (Stefania Anastasi, Carolina Bigarella, Stefano Casagrande, Francesca Greco, Andrea Manti, Cristina Razzanelli), e sfrutta il terrapieno di un tratto in trincea, opera degli ingegneri ferroviari, come crinale panoramico e percorso alternativo al tracciato ferroviario: telai monumentali di bambù segnalano i due accessi, mentre lo sfalcio di alcune fasce della scarpata evidenzia il diagramma delle sezioni della piccola valle. |
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Sul costone opposto si incontra "Intercettazioni", del gruppo di Alessandro Rocca (Micol Centorrino, Alfio Greco, Alberto Mariotti, Simona Parisi, Germano Schillaci, Manuela Serra, Ivana Tedesco), sequenza di installazioni concatenate: l'"Osservatorio", che inquadra il percorso dall'alto, una scala di accesso al sentiero, un "Angolo morbido" immerso nella ferula, la "Capanna del contadino", la palizzata che costeggia il campo di grano su cui affaccia la "Finestra doppia". Più avanti, la passeggiata incrocia un viottolo, trovato fatto, che corre dritto attraverso il campo di grano: al termine c'è l'ultima intercettazione, il "Ghirlandone", cerchio verticale che commemora l'icona dell'antico paesaggio siciliano e che inquadra esattamente, per caso, il nuovo impianto di fitodepurazione che ricicla le acque nere degli abitanti di San Michele di Ganzaria. |
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L'ultima
installazione è "Linea interrotta", del gruppo di
Gilles Bruni (Eleonora Berti, Alessandra Candarella, Marta Carraro,
Elena Fantoni, Andrea Germano, Sarah Perna, Elisa Scaglione), sta
su un ponte ferroviario crollato e sostituito da una trave reticolare
su cui viaggia la tubazione dell'acquedotto. L'intervento ripristina
la continuità interrotta prolungando la trave reticolare con
una doppia struttura di bambù e allestendo, lungo l'interruzione,
un aereo giardino di canne. Nel complesso, il workshop ha rappresentato un'esperienza molto stimolante: i tre artisti stranieri, esperti di Architettura naturale, e gli italiani alla prima esperienza hanno intrapreso insieme un viaggio alla scoperta di una dimensione davvero inusuale in cui all'esercizio dell'immaginazione e del progetto si è unita la pratica manuale, la fatica fisica, il contatto ravvicinatissimo con i materiali naturali, la terra, l'acqua, e con gli elementi atmosferici: il caldo e il freddo, la luce e l'oscurità, il vento, la pioggia (per fortuna, poca) e il sole. Vogliamo ringraziare artisti e studenti, che hanno partecipato, tutti, con intelligenza e ed entusiasmo davvero straordinari, e anticipiamo l'intenzione di allestire un "Costruire natura_le" n. 2, mettendo a frutto l'esperienza di questo primo tentativo e cercando di costituire un nucleo stabile, coordinato da Erremix Officina Paesaggi in Movimento, per lo studio e per la progettazione del paesaggio, e che utilizza il Parco lineare come laboratorio sperimentale open air. Alessandro Rocca rocca.lab@gmail.com |
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> FILES:
POSTIGLIONE. COSTRUIRE L'OMBRA |
ARCH'IT
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qualsiasi comunicazione laboratorio
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