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ARCHIVIO AGOSTO 2008

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25 agosto 2008

Paesaggio è diventata la parola passe-partout di questo inizio di millennio, applicabile a ogni operazione di trasformazione ambientale. Nell'analisi di Giovanni Corbellini, un collettore di significati sempre più vasti e contraddittori. "L'intrinseca ambiguità della questione paesaggistica -scrive Corbellini in ARCH'IT parole chiave- emerge peraltro fin dagli inizi della riflessione teorica sull'argomento. Già Humboldt (Kosmos. Entwurf einer physischen Weltbeschreibung, Cotta, 1845) aveva sottolineato, ad esempio, l'ambivalente capacità del termine di definire insieme l'oggetto e le sue rappresentazioni, una condizione ripercorsa tra gli altri da Augustin Berque, in Les raisons du paysage, Hazan, 1995, e da Alain Roger, nel Court traité du paysage, Gallimard, 1997. La derivazione della parola da un genere pittorico -per le lingue romanze- o da una attitudine dello sguardo -per quelle germaniche e anglosassoni- parla tuttavia di una forte prevalenza della componente soggettiva e delle sue intersezioni con la storia e la cultura (Berque sostiene che solo poche civiltà -l'Europa dopo il Rinascimento, la Cina...- possono dirsi propriamente paesaggistiche). Ne consegue che i paesaggi sono tanti quante sono le modalità di percezione-proiezione che di volta in volta vengono messe in azione, dando luogo a inevitabli frizioni interpretative...".

 

25 agosto 2008

Due lastre metalliche disposte orizzontalmente, a quote e a temperature diverse. Digestible gulf stream di Philippe Rahm architectes è un manifesto di architettura metereologica che si presenta attraverso il suggerimento di potenziali condizioni spaziali, di situazioni sottilmente immaginate, senza alcuna funzione aggiunta. ARCH'IT architetture offre un'anticipazione del progetto che Philippe Rahm ha scelto di far vivere anche attraverso un fumetto realizzato dal giovane illustratore Piero Macola, invitato a offrire la sua personale interpretazione. "The traditional field of architecture thus expands -scrive Philippe Rahm-, operating on both the atmospheric and gastronomic scales, breaking down the barriers between internal and external, body and space, neurology and physiology. The sensations of hot and cold may be perceived as much inside the body (diet) as outside (atmosphere). So the question of diet also comes into the field of architecture, on a par with its climatic dimension. Our architecture extends between the microscopic and the macroscopic, the gastronomic and the atmospheric, the visible and the invisible."

 

19 agosto 2008

Aura, tracce e caos. La ricostruzione dello studio di Francis Bacon alla Hugh Lane Gallery a Dublino è un'incredibile operazione di esplorazione ambientale incentrata sul ruolo dello studio nella creazione artistica e sul potere delle rappresentazioni nel costruire un'archeologia del caos. Pietro Valle analizza l'atelier dell'artista. "Lo studio -scrive Pietro Valle in ARCH'IT artland- è la materializzazione di forze che si toccano e relazionano corpo, sguardo, quadro, oggetti e spazio. Il caos è funzionale a rifuggere forme definitive: il ruolo di figura si sposta continuamente tra questi elementi, tra le loro dimensioni apparentemente diverse in una sorta di coabitazione dinamica. Il compiere l'opera attiva l'ambiente, lo rende espansivo, sembra dischiudere uno spazio dai limiti insondabili. In esso, le parti non appartengono, sono sempre fuori luogo, si rimescolano in continuazione...".

 

19 agosto 2008

Il cervello, il corpo, il funzionamento dei muscoli con i vari scatti effettuati durante la corsa di un atleta, non sono altro che sperimentazioni di un percorso da divorare con precoce prontezza linguistica piegando qualunque forma artistica ai suoi appetiti espressivi. Chiara Roverotto ha visitato la retrospettiva di Bacon a Palazzo Reale a Milano, dove emerge "un inventario di centinaia di vite private e da esse vengono molte risposte sia sul piano tecnico che su quello prettamente pittorico. La scelta dei colori è sempre fondamentale, importante quasi i personaggi avessero una sorta di doppia vita ingabbiati in figure geometriche e in prospettive che trovano comunque un minimo di equilibrio tra il loro naturale, inevitabile senso di ingiustizia, l'alienazione nei confronti del sistema e la loro stringente necessità di sopravvivere ritagliandosi un posto all'interno di una tela." In ARCH'IT files.

 

18 agosto 2008

La ricerca di una complicità per costruire un paesaggio ambiguo, in tensione tra diversi contrasti in cui nulla è netto né definito. E per questo straniante e accogliente allo stesso tempo. L'Arcobaleno di Nabito, intervista di Gianfranco Bombaci, in ARCH'IT files. "Le città si reinventano al loro interno -dicono Alessandra Faticanti e Roberto Ferlito di Nabito- e allo stesso tempo si espandono verso l'esterno. L'incontro con la geografia non è più possibile dominarlo solo attraverso il disegno paesaggista, ma diviene esuberante fusione, idea della già tanto dibattuta formalizzazione topografica. La città cessa di essere uno scenario fisso, individuato, circoscritto. Il cambio della mobilità, e delle nuove e nuovissime tecnologie, ha prodotto nel tempo, non solo un'esplosione della città nel territorio, ma a sua volta un ritorno alla città, un'implosione; diremmo un flusso costante di input e di output tra città e territorio...".

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