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ARCHIVIO AGOSTO 2005

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28 agosto 2005

Il National Building Museum di Washington ha ospitato la mostra 'Big & Green', dedicata all'indagine delle forme di futura sostenibilità ravvisabili nei progetti di grande scala. La parola a David Gissen (Untangling the nature of sustainable architecture), curatore della mostra, e a James Hicks (Big & Green), autore dell'allestimento. 'No adhesives, glue or paint was to be used on any of the potentially recyclable material -scrive James Hicks in ARCH'IT allestimenti-, because to do so would prevent recycling. The cardboard tubes were manufactured within 50 miles of Washington D.C.; thus the tubes had a low embodied energy (if the tubes had been trucked from California, the energy of the fuel to power the truck for the 4,000 km drive would have negated the energy and resource savings we achieved by using them). The other primary material we specified for the exhibition was bamboo plywood. Bamboo is fast-growing (as much as a foot per day) and can be used to make very strong plywood...'.

 

25 agosto 2005

Monia De Marchi intervista Ali Rahim di Contemporary Architecture Practice. Le strategie di progetto, l'uso di materiali innovativi, l'adozione di tecnologie digitali, ??????? ? ???? ?? l'analisi dell'interazione tra lo spazio progettato e il suo fruitore tra gli argomenti discussi con l'autore del Reebok Store di Shanghai. 'Ho fondato Contemporary Architecture Practice nel 1999 a New York -racconta Ali Rahim in ARCH'IT files-, mentre la mia partner Hina Jamelle si è aggiunta nel 2002. Mi sono laureato e ho fatto il master di architettura alla Columbia University a New York, dopo di che ho continuato ad insegnare e a sviluppare il mio studio. Hina, che è pure un architetto, è stata per anni partner di Razorfish, che è una agenzia di media consulting. Si possono vedere in certi nostri progetti l'utilizzo di brand strategy, specialmente nel negozio della Reebok, o in altri casi in cui i clienti stessi desiderano differenziare loro stessi e i loro progetti da altri lavori attraverso un lavoro di branding...'.

 

17 agosto 2005

Sull'area occupata da una discarica abusiva di inerti, nell'ex-stazione di San Michele di Ganzaria sul Parco Lineare di Caltagirone, NOWA ha recentemente inaugurato il Giardino-arena. Il gruppo ERREMIX ha trasformato l'occasione in un evento che, nella forma del picnic e della festa, ha prodotto all'inizio dello scorso luglio una serie di laboratori istantanei di progetto con materiali di riciclo sul tema Costruire l'ombra. Gennaro Postiglione, tra i tutor ospiti della tre giorni, racconta l'evento. E sottolinea, in ARCH'IT files- come l'iniziativa abbia rappresentato 'l'occasione per individuare nel Parco Lineare un laboratorio aperto a varie sperimentazioni, stabilendo la necessità di uscire dal contesto locale per poter innescare quelle azioni di trasformazione indispensabili a tenerlo in vita. Individuando il bisogno di stimolare, attraverso l'allestimento di eventi densi di contenuto, la formazione di un pubblico di fruitori che ancora manca, abituati come sono gli abitanti dei comuni attraversati dal parco a considerare il paesaggio come "terra di lavoro" o al più come romantico quadro verso cui rivolgere, passivamente, lo sguardo...'.

 

12 agosto 2005

Nel progetto di Maurizio Meossi (SPIN+), Alessandro Banci, Fabio Ceci e Antonello Piccirillo, elaborato in occasione del concorso per la nuova sede della Provincia di Arezzo, il sistema chiuso della corte si deforma per influenza dei flussi di attraversamento pedonale che impongono al volume il sollevamento dal suolo. 'L'involucro dell'edificio -si legge nella relazione di progetto pubblicata in ARCH'IT architetture- gioca sul fronte esterno della corte con la geometria frattalizzata offerta dalla mesh strutturale: i vari campi sono tamponati con vetrate o con pannellature cieche in GFRC. Il fronte interno della corte è invece contraddistinto da una facciata continua che massimizza la trasparenza e la perm??????? ? ???? ?? eabilità visiva nei confronti della piazza...'.

 

7 agosto 2005

Una giacitura spaziale instabile, ricavata all'interno di un'ideale insenatura dell'oceano. Water/Glass, il piccolo vano attraversato dalla luce e percorso dai venti, è l'opera realizzata da Kengo Kuma & Associates ad Atami nel 1995 e presentata oggi da Marco Ligas Tosi. 'Costruito nel 1995 sulla suggestiva costa di Atami -annota Marco Ligas Tosi in ARCH'IT architetture-, l'edificio, che sembra una navicella atterrata sull'oceano Pacifico, è disposta su tre livelli, parte dei quali destinata alla cura del corpo e al relax, collegati tra loro da scale di vetro e acciaio. L'ultimo piano è invece circondato da un invaso con 15 centimetri di acqua, sul quale sembrano galleggiare tre scatole vetrate (i lounge living) collegate con sottili passerelle. Water/Glass nasce quindi come dépendance della Huga Villa, un'icona del Movimento Moderno progettata negli anni '30 dall'architetto espressionista Bruno Taut. Proprio le teorie di Taut, coniugate al senso nipponico per lo spazio, hanno suggerito a Kuma un'architettura che aspira a scomparire, nascondersi, monomaterica ma con dettagli accurati e allo stesso tempo semplici...'.

 

7 agosto 2005

Ogni occasione progettuale è lo spunto per una riflessione profonda sul paesaggio e sulle implicazioni simboliche e formali dei suoi elementi. Marco Ligas Tosi segnala, in ARCH'IT sopralluoghi, la mostra Kengo Kuma. Selected work 1994-2004, curata da Luigi Alini e in corso a Siracusa presso il Palazzo del Governo, dove resterà aperta fino al prossimo 30 settembre. 'Kengo Kuma si è ormai imposto al mondo come uno dei più grandi interpreti dell'architettura contestuale. Ogni occasione progettuale è lo spunto per una riflessione profonda sul paesaggio e sulle implicazioni simboliche e formali dei suoi elementi. È tale il rigore con il quale Kuma si concentra sul paesaggio e sui materiali locali, che quasi ci si stupisce di scoprire, al termine del lavoro, dei manufatti tanto legati a ciò che li circonda, quanto forti di un'identità propria...'.

 

5 agosto 2005

Le sorti della 10a Mostra di Architettura della Biennale di Venezia sono delineate: tema della mostra sarà la "meta-città", intendendo così un "insediamento che supera la forma e la concezione tradizionale delle città, che ormai eccedono i confini tradizionali, determinando nuove problematiche e necessità ??????? ? ???? ?? riguardo la loro 'governance', e subendo profonde trasformazioni nella composizione della loro popolazione, così come nei modi del lavoro". Il ruolo che nel 2004 fu di Kurt Forster è ora attribuito a Richard Burdett, docente presso il centro "Cities Program" della London School of Economics and Political Science, e individuato in relazione alle esperienze in tema di urban design e allo studio dei fenomeni e dei cambiamenti che interessano la città contemporanea. La Mostra presenterà due novità: nel complesso dell'Arsenale, alle Tese delle Vergini, sarà allestito un padiglione dedicato all'architettura contemporanea italiana, il cui curatore sarà nominato nei prossimi giorni da DARC e Biennale di Venezia. All'interno del padiglione italiano sarà compresa una sezione curata da Claudio D'Amato Guerrieri, incentrata sulle trasformazioni in corso di realizzazione o di progettazione nelle regioni del Sud Italia. A questa si affiancherà una "sezione distaccata", a cura di Rinio Bruttomesso, allestita in una città del Sud Italia contestualmente all'apertura degli spazi veneziani, che affronterà i modelli di trasformazioni urbane e territoriali internazionali. (Paola Ricco)

 

4 agosto 2005

Il workshop di Archiprix a Glasgow. L'indipendenza del risultato progettuale si affranca dalle correnti di pensiero iniziali. L'architettura diventa leggera, di quella leggerezza tipica degli immaginari immo??????? ? ???? ?? biliaristici. Il rapporto di Diego Terna, che ha partecipato ai lavori dello scorso giugno. 'La macchina messa in piedi dall'Archiprix -annota Diego Terna in Archiprix International, o dell'utilità dei workshop internazionali, pubblicato in ARCH'IT sopralluoghi- è stata soprattutto dedicata alla possibilità di scambio personale tra individui che provenivano da tutto il mondo: una possibilità feconda ma con un effetto ritardato nel tempo, una specie di Erasmus intensivo post-laurea. Tutto ciò può essere altamente educativo ma il passo in più dovrebbe essere quello di legare le proposte alle vicende progettuali che già interessano la realtà: sul Clyde, ad esempio, insistono molti piani di recupero, proposti dalla municipalità e da privati; perché non permettere a queste persone di partecipare attivamente al workshop alla pari con i progettisti invitati? Sarebbe una maniera per dare maggiori stimoli ai partecipanti al workshop e permettere alla comunità un effettivo coinvolgimento nella progettazione. [...] l'uso di media così immediati è una conseguenza di un elemento banale ma importante: il tempo. La richiesta di focalizzare idee in pochissimo tempo porta necessariamente ad una superficialità nei risultati...'.

 

4 agosto 2005

184 progetti partecipanti, provenienti da 67 Paesi del mondo. ??????? ? ???? ?? 18 progetti selezionati dalla giuria e 6 vincitori. Questi sono i numeri della terza edizione di Archiprix Glasgow 2005. Riflessi dello scambio globale, una nota di Antonella Serra. 'Archiprix International -scrive Antonella Serra in ARCH'IT files- è nato sfruttando le potenzialità di una condizione mediatica globale, se non altro per i mezzi utilizzati: l'iscrizione è avvenuta via web e così pure il primo confronto tra i partecipanti. I giovani architetti hanno potuto visionare i progetti dei loro colleghi concorrenti collegandosi al sito web del premio ed hanno espresso un voto di preferenza, da cui è derivato un elenco di "favoriti". Per votare hanno avuto gli stessi strumenti che sono offerti a noi come pubblico; forse immagini non troppo esaustive per dimensioni, ma in generale attendibili. L'approccio della giuria, puntuale ed analitico, acuto ed accademico nello stesso tempo, non ricercava la solita terna da podio ma, come da essa stessa dichiarato, intendeva individuare tra questi lavori delle linee di ricerca contemporanee delle quali, in seconda battuta, premiare i lavori emergenti...'.

 

2 agosto 2005

Ieri alle 13.00 è morto Constant Niewenhuis. Colui che aveva lavorato alla New Babylon, espressione dell'Urbanismo Unitario situazionista (vedi la recensione di Alberto Iacovoni al volume di Francesco Careri ??????? ? ???? ?? Constant/New Babylon, una città nomade) aveva compiuto 85 anni lo scorso 21 luglio. 'Da tempo -scrive Francesco Careri in un dispaccio circolato in queste ore- era venuto a conoscenza di un male incurabile e aveva rifiutato ogni intervento. Fino alla fine ha voluto andare nel suo atelier a dipingere, fantasticare, suonare, immaginare un mondo migliore per l'umanità. Era stanco delle guerre e delle ingiustizie e di vedere atrofizzarsi negli uomini il proprio desiderio di libertà. Ogni giorno vedeva New Babylon allontanarsi sempre di più. Gli ultimi acquarelli, gli ultimi schizzi, le ultime note sono fuoriuscite tutte ancora una volta dalla città che lui conservava dentro, dove una parte di lui ha sempre continuato ad abitare, una realtà parallela come quelle dei bambini. In molti -continua Careri- ci siamo nutriti delle sue idee, lo abbiamo adottato come "nonno adottivo", come un anziano della famiglia da stare a sentire mentre racconta storie di mondi lontani, presagi di passati ancora da venire. In molti continuiamo a camminare lungo le strade dell'Urbanismo Unitario, immaginando una città costruita dai suoi propri abitanti, una città transitoria, occasionale, condivisa. Aveva fornito immagini e spazi per la città situazionista. Aveva voluto provare a progettare, con tutti i rischi e le contraddizioni che ciò comportava, una città nomade, rappresentare l'irrappresentabile, dire l'indicibile, l'ineffabile. Aveva cercato di dare spazio ai desideri degli uomini.'

 

2 agosto 2005

Zavatta Achille, professione clown, risiede attualmente nelle immediate vicinanze di Max Ernst, Isadora Duncan e Maria Callas. Nella piccola piastra di pietra che gli fa da uscio è inciso un carrozzone da circo in sosta presso un albero. Ugo Rosa propone Due passi al Père-Lachaise. Città al trapassato (prossimo e remoto). 'Eviteremo -scrive Ugo Rosa nell'introdurre alla visita, in ARCH'IT lanterna magica- la magione di Abelardo ed Eloisa, monumentale e un pochino seccante, ma passeremo davanti a quella di Jim Morrison recandoci a far visita al più lieve (e forse più dotato...) musicista del novecento: Francis Poulenc. Da qui, verso il tramonto, si sentono perfettamente due pianoforti che suonano insieme uno dei suoi brani più deliziosi e pertinenti: la valse-musette "L'embarquement pour Cythère". È, in un certo senso, la colonna sonora più adatta al Père-Lachaise. Io lo confermo... ma crederlo non vi sarà difficile non appena vi avrò rivelato che a pochi metri di distanza abitano, fianco a fianco, proprio due pianisti. Si chiamano Frédéric Chopin e Michel Petrucciani e a nessuno dei due, guarda caso, mancano quegli scampoli di gioventù che ancora consentono questi piccoli scherzi. Non solo. Un poco più in là, sapete, abita Oscar Wilde, e non è improbabile che il fantasma di Canterville ancora gli gironzoli intorno...'.

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