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ARCHIVIO APRILE 2005

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30 aprile 2005

Qual è la potenziale evoluzione di Parigi secondo gli obiettivi dello sviluppo sostenibile e delle nuove pratiche urbane? Come permettere une coesistenza? Esistono nuovi modi di abitare la città? La mostra 'Nouveaux Paris' (con un doppio senso 'nuove Parigi' e 'nuove scommesse') con il sotto-titolo 'Paris et ses Possibles' ospitata dal Pavillon de l'Arsenal di Parigi, esplora, attraverso una ventina di progetti e proposte, le potenzialità e le soluzioni per migliorare la qualità di vita nella capitale francese. Secondo i principi dello sviluppo sostenibile (consumare meno e meglio, ripensare il rapporto con la natura e la collettività), il curatore Nicolas Michelin, architetto e urbanista, presenta delle sperimentazioni di trasformazioni semplici della città, ad esempio: ridare la luce ai cortili oscuri con un sistema di specchi girasole; creare spazi di vita collettivi nei cortili semi-privati (spesso separati e non più usati); creare dei giardini e tetti-terrazza collettivi, per il riposo, la pratica dello sport; riguadagnare le viste perse con la distruzione dei muri inutili; pensare dei sistemi di ricupero dell'aqua della pioggia. L'obiettivo è parlare di interventi invisibili, per il miglioramento degli spazi collettivi e privati. Un modo concreto di ripensare la città e di rispondere alle problematiche contemporanee vitali e complesse. Toyo Ito, secondo architetto giapponese ad essere invitato all'Arsenal, dopo Shigeru Ban nel 2002, ha realizzato un allestimento leggero e flessibile, con delle strutture in velo e delle grate in alluminio, creando, insieme a sedute eleganti e comode, spazi intimi ed accoglienti. Maggiori informazioni in ARCH'IT mostre. (Claire Gaillard)

 

26 aprile 2005

Paesaggi in movimento. Il contributo di Zaha Hadid all'affermazione dell'architettura digitale. Secondo Patrik Schumacher, autore del volume, esiste una straordinaria continuità fra i primi radicali progetti e le più recenti produzioni. La recensione di Monia De Marchi e Manuela Gatto. 'Rappresentazione e fare architettura -annotano Monia De Marchi e Manuela Gatto in ARCH'IT books review- sono due lati inscindibili nella produzione dello studio Hadid: il passaggio dai grandi dipinti alla visualizzazione digitale non ha forzato un'adeguarsi della progettazione al nuovo medium rappresentativo, piuttosto ne ha incrementato la complessità. L'occhio con cui Zaha Hadid crea architettura è sempre stato digitale, ovvero basato su deformazioni generate da spazi curvi, punti focali multipli ed angoli visivi estremi...'.

 

22 aprile 2005

Architetti interpretano la casa d'abitazione italiana. Opere realizzate. Dal 23 aprile in mostra a Cittadella di Padova. Una nota di Laura Masiero da parte dell'associazione Architettando, promotrice dell'iniziativa. 'Dopo il grande interesse, le ricerche e le sperimentazioni dedicate nel dopoguerra al tema dell'abitazione, dettate dalla necessità della ricostruzione e dalla urgenza di alloggi, oggi -scrive Laura Masiero nella scheda pubblicata in ARCH'IT eventi- il progetto della casa, seppur sempre ambito privilegiato d'intervento, è passato inspiegabilmente in secondo piano, anche all'interno delle ricerche universitarie, rispetto alle grandi operazioni di interesse collettivo e infrastrutturale che catalizzano una parte consistente degli interessi e della ricerca sull'architettura contemporanea...'.

 

21 aprile 2005

faq_03 conclude la ricerca intrapresa dal gruppo format-c -Filippo Forzato e Matteo Ballarin- sulla professione dell'Architetto e la produzione dell'Architettura. La ricerca affronta il rapporto tra produzione dell'Architettura ed editoria, esplorando il lavoro di due realtà italiane: studio Archea (Firenze, Roma, Genova) e 5+1 architetti associati (Genova). 'Una teoria ed un'idea di Architettura connessa all'organizzazione delle strutture di produzione (sia del passato che del presente) legate alla formazione culturale dell'Architetto -scrivono gli autori di faq_03 a proposito delle premesse che hanno guidato la loro indagine-, alle personali considerazioni riguardo una professione, ad un modello di gestione di una struttura quale lo studio d'Architettura, all'approccio ed al concetto di cantiere.' (Francesca Oddo)

 

20 aprile 2005

Esiste un'architettura italiana? Certo che esiste. La caratterizzano: colorito vivace, sguardo sereno, sorriso serafico, nessun movimento. Ugo Rosa risponde alle domande rivolte ai partecipanti dell'iniziativa Italy now?, curata da Alberto Alessi e recentemente svoltasi presso la Cornell University a Ithaca, New York. 'Nel nostro paese -scrive Ugo Rosa in ARCH'IT files-, si resta profondamente affezionati all'architettura pur perseguendo da decenni, con raffinata ferocia, il suo totale annientamento. Da noi i bookmakers avrebbero vita facile: la rosa dei professionisti che fanno incetta degli incarichi è nota da sempre e sono rarissimi i concorsi in cui, conoscendo i nomi della giuria e quelli dei partecipanti non si possa, con un minimo di conoscenza dell'ambiente, prevedere chi saranno i vincitori e chi i classificati. Non sono neppure necessarie particolari raccomandazioni, si procede per appartenenze e cordate...'.

 

17 aprile 2005

Una sequenza lineare di spazi aperti, disposti per fasce parallele con un andamento lievemente curvilineo organizzano l'intervento di Guidarini e Salvadeo per il Centro Socio-Sanitario Residenziale per sordociechi a Lesmo. La presentazione del progetto, accompagnata da una nota di Maria Grazia Folli, in ARCH'IT architetture. 'Arrivando a Lesmo dalla strada provinciale -scrive Maria Grazia Folli-, tra l'edificato disperso e casuale di villette e capannoni, si individua un insediamento che dialoga con la geografia del luogo: sei edifici la cui cifra comune è data dalla pacatezza del linguaggio, dall'uso degli stessi materiali da costruzione -murature in mattoni a vista e tetti in rame- dalla propensione dei corpi di fabbrica a relazionarsi tra loro e con lo spazio aperto. Si nota la presenza di un sistema ordinatore che si avvale di leggere curvature, di flessioni, di rotazioni, di distanze controllate per organizzare gli elementi della composizione secondo misurate prossimità fisiche e visive...'.

 

17 aprile 2005

'Il colore è luce perché il buio non ha colori. Il colore è una forma di energia ed alcuni colori, come l'infrarosso e l'ultravioletto, sono così violenti che possono ulcerare la nostra pelle pur rimanendo invisibili agli occhi. Il colore risponde alle leggi del richiamo, è un principio ordinatore della memoria che si serve del colore come concetto per generare sintesi interpretative. Il colore è stato assimilato ai suoni per la sua capacità di aggregazione e composizione e dovremmo accostarlo anche ai profumi e agli odori che sono stimoli e sensazioni che esaltano il flusso della memoria, suggeriscono brividi e ricordi, provocano benefiche sensazioni di benessere o sgradevoli di malessere...'. I bambini imparano a parlare usando parole complesse ancor prima di aver imparato l'alfabeto. E ciò vale anche per i colori. Il progetto sviluppato da Care Toys per il Nuovo Meyer -annota Gilberto Corretti nel presentarlo in ARCH'IT files- sfrutta un'ampia gamma di colori, anche secondari, come i verdi e i viola, e i colori scuri, come i grigi.

 

16 aprile 2005

Palazzo Pino Pascali Museo Comunale d'arte Contemporanea di Polignano a Mare e Presìdi del Libro inaugurano oggi alle ore 19 la rassegna multimediale 'Arte & Architettura. Luoghi intimi, spazi aperti'. L'iniziativa, realizzata in collaborazione con iMage, propone fino al 5 giugno un percorso virtuale nello spazio urbano e in quello privato per riflettere su come l'architettura contemporanea ridefinisce i luoghi abitati dentro e fuori le mura domestiche. Le opere di Peppino Campanella, Daniela Papadia, Patrizia Piarulli, Giuseppe Teofilo sono presenti in mostra insieme ad una installazione di Antonella Mari e Daniela Papadia e ad una selezione di video da INTIMACY, l'ultima edizione del festival BEYOND MEDIA. Il programma evidenzia le molteplici incidenze che i nuovi media e tecnologie avanzate, dal cinema alla televisione al web, producono sui comportamenti umani all'interno di spazi privati e collettivi. In scena le modalità atte a recuperare il proprio corpo in rapporto con lo spazio e le diverse possibilità alternative per costruire luoghi a misura d'uomo.

 

16 aprile 2005

A cura di Richard Ingersoll, l'ultimo numero della rivista Parametro esplora il fenomeno del 'jumpcut urbanism' e indaga il rapporto tra architettura, città e automobile. Attraverso una raccolta di saggi -nei quali Sebastiano Brandolini racconta il sistema complesso della Tangenziale di Milano, Marco Perletti si sofferma sulle nuove architetture dell'autostrada con particolare attenzione all'opera di Jean Nouvel, Maurizio Bonizzi e Giovanni Franceschelli spiegano i recenti sviluppi di Barcellona funzionali al traffico automobilistico- il numero 256 di casa Gresleri invita a riflettere sulla necessità di riconsiderare la città e la relazione fra i suoi spazi in funzione di due nuove e incalzanti esigenze: la mobilità e la variabilità del modello sociale metropolitano. 'Secondo la definizione formulata da Richard Ingersoll, attraverso il jumpcut urbanism è possibile sostituire al luogo della scena fissa prospettica della vecchia strada a corridoio una nuova estetica urbana generata dal movimento e dalla combinazione di punti di vista differenziati, adottando una modalità attinente alle tecniche cinematografiche'. (Francesca Oddo)

 

15 aprile 2005

Simile ad un aeroporto, la nuova Fiera di Fuksas è un gigantesco sistema lineare terminale. La gerarchia è inesorabile ed è enorme perché è stata programmata per accogliere future crescite senza aggiunte. Anche il tempo, quello di lunga durata, è eliminato in partenza. Fiera, Fiera delle mie brame... Una nota di Pietro Valle. 'Oltre che lineare -scrive Pietro Valle tra le considerazioni pubblicate in ARCH'IT files- il sistema è binario: la Fiera si presenta con una doppia identità in vari aspetti. L'asse centrale lineare è coperta dalla vela, un artificio di forma organica e molle composto da una struttura reticolare metallica riempita di pezzi di vetro tutti diversi. Posta ad un'altezza da terra variabile, essa tuttavia non copre il percorso terreno ma un viadotto pedonale elevato al primo livello che serve in 'fast forward' i vari padiglioni con tappeti mobili. Scopriamo che il piano nobile è riservato a coloro dotati di pass mentre il terreno è per i rimanenti, i comuni mortali. La vela splende dunque lassù, anzi quasi abbaglia (e riscalda) grazie all'effetto serra del vetro che si avvicina pericolosamente alla passeggiata superiore. A livello terreno essa è schermata da un viadotto di cemento, opaco e pesante sotto il quale sono posti banali corpi al neon. Certo, i due livelli sono continuamente collegati da scale ma l'effetto totale della vela è negato ad entrambi...'.

 

13 aprile 2005

Nato nell'ambito dell'ensemble teatrale Giardini Pensili diretto da Roberto Paci Dalò, 'Luogo all'ascolto' è un laboratorio concepito per un piccolo gruppo di partecipanti che condividono luoghi e pensieri in alcune intense giornate di lavoro. Tra interni ed esterni, due sono gli spazi principali di investigazione: il Teatro Vascello e la città di Roma. Giardini Pensili investiga da anni sulla percezione acustica e visiva, sul linguaggio e i sistemi della comunicazione, sulle nuove tecnologie e sul loro rapporto con la storia. Tra le iniziative previste nel programma del laboratorio -concepito in collaborazione con l'Università La Sapienza -corso storia teoria e tecnica della scenografia virtuale, Campo barbarico, l'alfabeto urbano-, giovedì 14 alle ore 19.30, presso il Teatro Vascello in via Carini a Roma, Patrizio Esposito e Roberto Paci Dalò terranno un incontro dal titolo 'Cospirazioni', cui seguirà, alle 21.00, 'Elegie', film e video di Marco Bertozzi, Carloni e Franceschetti, Rosanna D'Agostino e Davide Montecchi, Patrizio Esposito, Pietro Lassandro, Roberto Paci Dalò, Jacopo Quadri, Paolo Rosa, Luca Ruzza. Venerdì 15 alle 21.00 e negli stessi ambienti, sarà la volta di 'Corpo Elettrico', azioni sceniche e sonore con Alvin Curran, Gabriele Frasca, Filippo Giunchedi, Roberto Latini, Tommaso Ottonieri, Roberto Paci Dalò, Luca Ruzza. (Francesca Oddo)

 

12 aprile 2005

La monografia di Regina Stephan dedicata a Erich Mendelsohn riflette la natura composita e scissa della straordinaria biografia di un maestro negletto del Movimento Moderno. Ma anche, sostiene Manuel Orazi, può tendere a ricostruire una mappa ideale di geografie scomparse nella prima metà del '900. 'Il ritornello sugli architetti "ingiustamente trascurati" dalla storiografia -scrive Manuel Orazi in ARCH'IT books review- è sin troppo abusato e non di rado è stato applicato a sproposito. Il caso più eclatante in assoluto è però quello di Erich Mendelsohn, maestro riconosciuto sin dalla metà degli anni Venti, escluso non soltanto dai progettisti invitati al Weissenhof di Stoccarda ma anche dai CIAM, dai grandi testi dell'ideologia modernista di Siegfried Giedion e Nikolaus Pevsner e infine anche da Henry Russel Hitchcock e Philip Johnson dalla mostra del MoMA sull'International Style. Soltanto Bruno Zevi nel dopoguerra si affannerà a mantenerne viva la memoria includendolo nel proprio Pantheon personale e curandone una monografia rimasta per troppi anni l'unico punto di riferimento per gli storici...'.

 

11 aprile 2005

Uno spazio denso ed intenso. Per tutti, senza frontiere, intermedio, capace di tradursi in mille modi differenti. Il progetto di DOSarchitects elaborato in occasione del concorso di idee per la Fondazione Federico García Lorca a Granada. 'Il nostro progetto -scrivono in ARCH'IT architetture Lorenzo Grifantini e Tavis Wright, riuniti sotto la firma DOSarchitects- ha luogo a Granada, dove approfittando dell'allineamento dell'area creiamo un blocco che traccia la fine di Piazza de la Romanilla e ne crea uno nuovo che si incastra nello spazio rimanente. In questo modo e con la volontà di aumentare le dinamiche di movimento e le relazioni in quello che è ora un sito molto atrofizzato, proponiamo una nuova via, una nuova visuale, un nuovo spazio, in definitiva un nuovo atrio. Questo canyon attiverà le relazioni tra Piazza de la Romanilla ed il cuore del centro García Lorca ed inoltre faciliterà le connessioni visuali e funzionali tre i diversi e vari programmi del centro.

 

10 aprile 2005

L'esperienza dell'abitare ci sfiora lì nell'unico modo possibile: inconsistente e spessa come nebbia, perentoria ma impalpabile come il vento. Ugo Rosa. Del quasi nulla. 'Come tutti -scrive Ugo Rosa in ARCH'IT lanterna magica- sono stato in posti da non ricordare e non dimenticare: posti che ti sfiorano solamente e lo fanno senza che te ne accorgi. Posti che, se ci pensi, sembrano svanire in una specie di attenuato viraggio che sfoca progressivamente in opalescente lontananza. E se non ci pensi, invece, sono lì, ma non lo puoi sapere. Quanti vicoli abbiamo percorso e quante scale, quante porte abbiamo aperto e chiuso, quante finestre. Ma di certe strade non sappiamo più nulla. Ho visto una porta verde, una volta, ed una donna chinata davanti ad un braciere, ed era febbraio. Dov'è stata per tutto questo tempo. Ma se provo a definirla, adesso, non ne scorgo più i contorni. C'era. C'è, io credo. In un pomeriggio livido, e in un profumo di bucce d'arancia che bruciano. Ma il suo posto qual è?'

 

7 aprile 2005

Sguardi inediti sul paesaggio del Valdarno. È l'obiettivo del visual workshop "Valdarno on the Road. Una visione in movimento" organizzato da Cantieri la Ginestra, in collaborazione con Documentary Photography University of Wales e Fondazione Studio Marangoni. L'iniziativa è aperta a cinque giovani fotografi e videomaker toscani che, in seguito ad una selezione, saranno chiamati a raccontare il paesaggio del Valdarno indagato attraverso le relazioni fra l'uomo e l'ambiente in cui vive. 'La visione che ne scaturirà dovrà rispecchiare in particolar modo quell intersecarsi di tracciati e direzioni a volte nascosti, al fine di cogliere una istantanea in movimento del territorio. Questo sarà possibile attraverso la conoscenza di luoghi e persone, racconti e memorie.' Valdarno on the Road si svolgerà dal 20-26 giugno 2005 per una durata complessiva di una settimana, alternando fasi seminariali a ricognizioni sul territorio. (Francesca Oddo)

 

3 aprile 2005

Chioggia. Un lavoro di Avanguardie Permanenti e Stalker sulla porosità dei confini, sull'individuazione degli interstizi e dei passaggi. Come si può tradurlo in qualcosa che è inevitabilmente prescrittivo, come il progetto? Ne parlano Alberto Iacovoni, Alessandro Petti e Sabina Le Noci in ARCH'IT playgrounds. 'La città e il territorio contemporanei -scrive Alessandro Petti- sono rappresentati da molti studiosi e dai media come spazi fluidi, senza confini, privi di esterno, continuamente percorsi da flussi. Esistono una retorica e un immaginario legati alla nuova libertà di movimento, all'annullarsi delle distanze dovute ai nuovi sistemi telematici e meccanici. Molti progetti di architettura negli ultimi anni si sono costruiti attraverso queste retoriche. Con grande fatica, ultimamente, si sta facendo largo la consapevolezza che parallelamente al proliferare di nuove reti informatiche, finanziarie, economiche, si sono moltiplicati confini, barriere, punti di controllo a protezione delle reti. All'immaterialità dei flussi è corrisposta un'accelerata fortificazione dello spazio fisico...'.

 

3 aprile 2005

Il prossimo giovedì 7 aprile, alle ore 19.30 il SESV, galleria dell'Università di Firenze, presenta la mostra "ABALOS & HERREROS. New Techniques = A New Landscape", dedicata all'opera e alla ricerca progettuale di Iñaki Abalos e Juan Herreros orientata verso il punto di incontro tra economia ed ecologia, dove, secondo gli architetti spagnoli, la distinzione fra naturale e artificiale si dissolve. La mostra, per la prima volta in Italia, è stata presentata a Londra, presso l'Architectural Association School of Architecture, all'Illinois Institute of Technology di Chicago, al College of Architects di Cadice e al College of Architects di Caceres. Essa concentra l'attenzione su quattro opere recenti: New Museum of Contemporary Art a New York, Cristina Enea Park a San Sebastian, Sagües area a San Sebastian, Coast Park North-East, Forum 2004 a Barcellona. Intorno a queste opere la mostra, insieme alla conferenza di Juan Herreros che si terrà alle 17.00 presso l'Aula Magna del Rettorato, esplora il percorso mentale e costruttivo, rivoluzionario e sorprendente, fin qui compiuto.

 

2 aprile 2005

Sintesi Electronic Arts Festival, in programma a Napoli dal 4 al 9 aprile con il tema "database come forma simbolica", ospita N.EST, una creazione di Hub Labs, media agency partenopea, e Memenest, collettivo di artisti dell'area napoletana. "Con N.EST, un database internet aperto all'adesione di artisti, urbanisti, architetti, creativi, musicisti vuole ridisegnare -attraverso l'arte e la creatività- i contorni e le visioni dei quartieri ad Est di Napoli. Il collettivo origina una piattaforma di relazioni e di scambio che produrrà un cambiamento in una struttura geografica, economica, urbana dalle evidenti criticità." Negli ambienti della galleria T293 diretta da Paola Guadagnino, N.EST racconta un progetto di arte e architettura che viaggia in rete -sulle pagine di N.EST- e vive sul territorio: una webcam posta sul tetto dello studio di Hub Labs trasmette 24 ore su 24 immagini dell'area est di Napoli ed esplora la mappa delle opere ospitate nell'archivio di Hub Labs e Memenest. N.EST intende promuovere una riflessione su un tratto di territorio ibrido e di confine, oggetto di una possibile trasformazione urbana a partire da una sua lettura alternativa. Opening 4 aprile alle ore 19. Venerdì 8 aprile Lev Manovich, professore di New Media Art a San Diego, Università della California a San Diego, terrà un seminario sui contenuti della sezione net-art. (Francesca Oddo)

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